La primogenita Maria Romana, adesso quasi centenaria, ha una memoria viva.
In un grande quadro-ritratto appeso alla parete di casa, il padre, che fu tra i fondatori e i salvatori della democrazia in Italia, l’uomo della Democrazia Cristiana, l’ispiratore di Aldo Moro, la tiene tra le braccia appena nata.
Sembra guardare e osservare tutto in silenzio.
C’è un’altra foto simile sul tavolo principale. Sempre con lei tra le braccia.
Descrive un De Gasperi dolcissimo con le figlie.
Perseguitato anche in carcere. Nessuno avrebbe scommesso che sarebbe diventato per otto anni consecutivi Presidente del Consiglio dei Ministri. Di quella stessa Italia, che amava.
Durante il fascismo aveva trovato posto e rifugio nella biblioteca del Vaticano.
Fu preso dalla polizia fascista, ammanettato, vessato e incarcerato come un delinquente comune.
Non un lamento. Si rifugiava in Cristo. Raccontava spesso la vita di Gesù. Si ammalò e fu liberato dopo quattordici lunghissimi mesi.
Le lettere dal carcere alla moglie e alle figlie sono di un amore struggente, colme di speranza e di fiducia totale nella Provvidenza.
Quando i tedeschi entrarono a Roma, occupandola, De Gasperi dovette nascondersi nelle stanze di Propaganda Fide.
Non aveva buoni rapporti con Pio XII. Montini era, invece, l’amico fidato.
E negli anni successivi, esattamente nel 1952, quando il papa gli ordinò di allearsi con i missini, in occasione delle elezioni amministrative di Roma, De Gasperi decisamente rifiutò.
Per ritorsione Pio XII gli negò l’udienza in occasione del suo anniversario di matrimonio con Francesca Romani.
Era presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri.
Rammaricato, accettò l’affronto.
Nel 1954 morì.







