Verso la fine del 1600, la città di Monopoli fu descritta con dovizie di particolari, dall’Abate Giovanni Battista Pacichelli, nella sua opera intitolata “Il Regno di Napoli in prospettiva”, commissionatagli dallo stampatore napoletano Michele Mutio.
Pacichelli nel 1687 intraprese ben quattro viaggi per visitare la Puglia. Durante il ritorno dal Salento, passò da Galatina, Campi Salentino, Brindisi e Monopoli ove sostò per apprendere notizie sulla nostra città, prima di proseguire per Napoli.
L’opera abbraccia tutto il Regno di Napoli, ripartito in dodici Provincie. La Puglia, costituiva la “Provincia settima, ottava e dodicesima del Regno”.
L’ottava in particolare, detta Peucetia o Terra di Bari, si articolava negli arcivescovadi di Bari e Trani, e nei dodici vescovadi: Andria, Bisceglie, Bitonto, Bitetto, Conversano, Gravina, Giovinazzo, Minervino, Molfetta, Monopoli, Polignano, Ruvo e nei trentasette castelli e torri.
L’editore Mutio pubblicò l’opera del Pacichelli nel 1703, corredandola di varie illustrazioni, tra le quali, una magnifica incisione della città di Monopoli vista dal mare.
In particolare sono visibili: il porto con la portella, le mura, i bastioni, il castello Carlo V, la Cattedrale romanica, la Portavecchia e le varie chiese e monasteri che erano dentro e fuori le mura.
A pagina 217 dell’opera, così si legge a proposito di Monopoli.
Gran cose o gran meriti pare che questa porti in essa, per darci ad interpretare il nome greco di città sola e forse unica o singolare, quasi che non si lasci vincere nel pregio dalle altre.
Si stima comunemente, però, novella, non facendone verun raccordo gli scrittori dè tempi buoni, tuttochè il Volterrano, ed il Freccia rechin sentenza, che sia stata in lei ringiovanita la vecchia e vicina Egnatia.
Ella ergesi in amenissimo sito nella riviera del mare Adriatico, le cui acque quasi per lo di mezzo l’accerchiano, è in clima caldo e in territorio provveduto di tutto ciò che ricava l’humano vivere, con le delitie degli aranci e dè cedri e ben riguardata di strade e ornate di fabbriche sacre e profane ed ubbidisce solamente al monarca di Spagna.
E’ munita da profonde fossate, ed alte mura, disposta in quattordici baluardi con cannoni. Vanta per lunga serie d’anni la sua sede vescovile, che immediatamente riconosce il sovrano dominio del sommo Pontefice, senza soggiacere ad altro metropolitano.
Viene retta per quello che tocca lo spirito, da quattro parrocchie oltre alla Superba e vasta cattedrale, dedicata a S. Mercurio, poi alla Beata Vergine e alla sua miracolosa immagine, venuta prodigiosamente con altre travi del tetto sei secoli sono.
L’adornano le statue di marmo dell’eccellente scarpello di Ludovico Fiorentino; è anche chiamata della “Madia”.
La sagrestia si vede molto ricca d’argenti ed altri suppellettili fatte dalla lodevole memoria del già Vescovo Monsignor Cavalieri napolitano, oltre altri segnalati edifici e specialmente del sistente campanile, ed ottimo Seminario, nel quale s’educano molti giovani.
Il vescovo di regal nomina, soggiorna in un bel palazzo, possiede congrua assai pingue, ed è Barone con giurisdittion mista della terra di Cisternino.
Numeroso è il suo clero con venti canonici e quattro dignità. Sontuosi sono i Conventi dè Domenicani e dè Francescani dè minori conventuali.
I padri della Compagnia vi trattengono aperto collegio e così un comodo Convento gli scalzi di S.Teresa, e fuori le mura i Cappuccini havendovi ancor luogo tre monisteri di monache.
Il morbo epidemico ultimamente l’ha alquanto scemata di abitatori, e cittadini, à quali accrebbe già credito Girolamo domenicano, professore nello studio di Padova, Bartolomeo Sibilla, eccellente filosofo del medesimo, Mutio Sforza, Camillo Querno, poeta, il cardinale fr. Anselmo Marzati, cappuccino e altri.
Vivesi in quanto al ceto nobile, eletto per il governo all’uso della città di Capua con piazze separate, che si dividono in prima e seconda.
Quelli che al presente si ritrovano sono prima piazza: Affatati, Borrassa, Chiantera, Carbonelli, Falgheri, Guida, Galderisio, Indelli, Manfredi, Seù Manfridi di Guidotto, Manfredi del Dott. Felice, Marzalorsa, Mariani, Palmieri, Sforza, Sandalari, Tarsia, Tavaro, Venetiani; seconda piazza: Bari, Calefati, Cirullo, Garzaneti, Ghezzi, Labruna, Laporta, Maizza, Mariani, Marraffa, Peroscia, Palmitessa, Valenti e altri.
Fonte:
Puglia Ieri, Il Regno di Napoli in prospettiva dell’Abate Giovanni Battista Pacichelli, Adriatica Editrice – Bari.
GALLERIA



Vincenzo Saponaro
Maestro d’Ascia
Storico e Scrittore di Monopoli







