I TALEBANI A KABUL
Fino a pochi giorni fa, secondo le preziosissime ed efficientissime fonti USA, i talebani sarebbero arrivati a Kabul entro 90 giorni.
Invece, quei barbuti rozzi e misogini guerrieri pastori ci hanno messo pochi giorni.
I Nostri fuggono a gambe levate.
Dalla capitale dell’impero USA a quelle dell’UE, risuona un solo grido, rivolto ai propri connazionali, che attraversa cieli, oceani e terre: fuggite!
Con qualsiasi mezzo, ma fuggite!
Non c’è più tempo!
Sicuramente i Nostri ce la faranno, anche perché non credo che i talebani abbiano interesse a disturbare la fuga dei nemici, degli invasori della patria.
Ma, altri resteranno sul campo e saranno inghiottiti dai buchi neri della Storia: uomini, donne, bambini.
Si calcola siano dalle 200 alle 250 mila afghani “amici degli occidentali”, comprese le loro famiglie.
Sono interpreti, autisti, addetti alle pulizie, al rifornimento dei viveri e ad altre incombenze, che in questi 20 anni, hanno avuto la “fortuna” di vivere gomito a gomito con i padroni occidentali, ben retribuiti, si intende, almeno considerando il livello di vita dei loro connazionali afghani.
Era stato promesso loro che, nell’ipotesi peggiore, nessuno sarebbe stato lasciato sul campo, condannato a morte certa, come traditore dalla Patria. Un posto negli aerei di fuga ci sarebbe stato anche per loro e, nelle nuove patrie, così agognate da milioni di profughi di tutto il mondo, sarebbero stati i benvenuti!
La rapidità dell’avanzata dei talebani e l’ignavia delle cancellerie occidentali hanno annullato buoni e cattivi propositi.
Adesso, ogni governo parla ai propri connazionali e solo a margine del discorso, qualche giornalista, alle prime armi, cita “quegli altri”.
I governi faranno quel che possono.
Ma dove? Come?
Per quelli rimasti intrappolati nelle province conquistate dai barbuti, ormai è fatta.
Qualcuno a Kabul potrà farcela. Ma si tratterà di pezzi grossi: generali, ministri, alti burocrati e le loro famiglie. E che nessuno ci dica che ci sarà posto anche per un anonimo fedele autista e famiglia.
E le donne?
Quelle che in questi 20 anni hanno studiato, si sono laureate, sono insegnanti, dottoresse, giornaliste?
In un’intervista clandestina (cioè trasmessa in TV dalle 2.00 alle 5.00) una di loro, giovanissima e tristissima, attivista dei diritti umani, ha detto che tante di loro avevano sperato nel sostegno dell’Occidente, che amavano la loro patria, ma ormai il loro destino era segnato e sarebbero andate volentieri via in un paese in cui anche ad una ragazza è consentito vivere e sognare.
Ma come?
Molte stanno scegliendo il suicidio, prima di essere umiliate, vendute come schiave sessuali, frustate, se non lapidate.
Soprattutto donne della minoranza hazera, già in passato perseguitata dai talebani!
EPPURE, NON È LA PRIMA VOLTA
Ho l’età per ricordare. Fu alla fine della guerra del Vietnam.
La prima bruciante sconfitta per gli USA dopo la II guerra mondiale. Poi verranno le altre. Tutte si concluderanno con delle sconfitte. Compresa quest’ultima.
Erano gli ultimi giorni di aprile 1975 e il destino di Saigon correva in fretta. Gli americani scapparono come invasati. Ho rivisto quelle immagini in una trasmissione di RAISTORIA.
Gli americani presero d’assalto aerei ed elicotteri. Ma fuggirono solo loro e qualche centinaia di gerarchi e pezzi grossi del Sud.
Furono lasciati alla mercé dei nemici tutti gli altri sud vietnamiti che avevano collaborato con loro.
Molti di questi disperati, nei giorni successivi, tentarono la fuga con barconi di fortuna.
Divennero il “boat people”, un popolo di disperati che nessuno voleva e men che mai gli americani che si erano serviti di loro. Moltissimi affogarono nell’oceano.
LA STORIA (NON) INSEGNA
La STORIA dovrebbe aver insegnato che gli americani difficilmente mantengono le promesse.
Per la verità, non solo loro. In Afghanistan anche ai collaboratori degli inglesi e degli italiani toccherà più o meno la stessa sorte.
Quando qualche anno fa spadroneggiava l’ISIS in Medio Oriente, gli americani si affidarono ai curdi.
I curdi, un popolo nobile e coraggioso, furono gli unici ad affrontare sul campo gli islamisti e a morire, uomini e donne.
Perché, da loro, combattono anche le donne, con lo stesso coraggio dei loro compagni. Ed erano temute dai feroci barbuti dell’Isis più degli uomini, perché per un uomo, essere ucciso in guerra da una donna, è il massimo del disonore e non può presentarsi nemmeno al cospetto di Allah. E gli vengono negate pure tutte le delizie garantite ai martiri di Allah!!!
La società curda, benché di religione islamica, è una società laica e riconosce alle donne gli stessi diritti degli uomini e, poiché combattono con lo stesso coraggio dei loro compagni, le donne raggiungono anche gli alti gradi di comando nell’esercito.
Gli americani si limitarono a sostenere i curdi con i bombardamenti, il loro piatto forte, perché così spendendo di più, difficilmente si muore.
Per cui ai curdi fu affidato il lavoro sporco: essi combatterono morirono e vinsero l’ISIS.
Giusto per ringraziarli, il Presidente Trump, li abbandonò alle grinfie di Erdogan, potente nemico storico dei curdi, membro della NATO, super armato dagli USA.
Invano, il popolo curdo chiese aiuto all’Occidente!
Ormai con l’ISIS sconfitto (dai curdi) l’incubo era finito!








