Il Papa, dopo l’intensa mattinata ungherese a Budapest, partendo per la Slovacchia, ha citato Dostoevskij:
“La schiavitù interiore è peggiore di un regime”.
«Aiutiamoci a non cadere nella trappola di accontentarci di pane e di poco altro. Perché questo rischio sopraggiunge quando la situazione si normalizza, quando ci siamo stabilizzati e ci adagiamo ambendo a mantenere il quieto vivere».
«Quando alla nostra porta bussa la mano straniera con sincera fiducia (..), sul nostro tavolo ci sarà il dono di Dio ad attenderlo».
«Il dono di Dio sia presente sulle tavole di ciascuno perché, mentre ancora non siamo in grado di condividere la stessa mensa eucaristica, possiamo ospitare insieme Gesù servendolo nei poveri. Sarà un segno più evocativo di molte parole che aiuterà la società civile a comprendere, specialmente in questo periodo sofferto, stando tutti insieme dalla parte dei più deboli».
E ancora: «Come possiamo sognare un’Europa libera da ideologie, se non abbiamo il coraggio di anteporre la libertà di Gesù alle necessità dei singoli gruppi dei credenti? ».
Così il Papa nella messa in Piazza degli Eroi, a Budapest, a conclusione del 52° Congresso Eucaristico Internazionale:
«È davanti al Crocifisso che sperimentiamo una benefica lotta interiore, l’aspro conflitto tra il “pensare secondo Dio” e il “pensare secondo gli uomini”».
«Da un lato, c’è la logica di Dio, che è quella dell’amore umile. La via di Dio rifugge da ogni imposizione, ostentazione e trionfalismo, è sempre protesa al bene altrui, fino al sacrificio di sé».
Dall’altro lato c’è il «pensare secondo gli uomini, che è la logica del mondo, attaccata all’onore e ai privilegi, rivolta al prestigio e al successo».
Poi all’Angelus l’invito a evitare chiusure egoistiche:
«Mantenere salde le radici, ma senza arroccamenti; attingere alle sorgenti, aprendoci agli assetati del nostro tempo». «La mia Benedizione vuole raggiungere tutti, in particolare i bambini e i giovani, gli anziani e gli ammalati, i poveri e gli esclusi».
A Budapest ha incontrato il primo ministro Viktor Orban. Tra i vari argomenti trattati, “il ruolo della Chiesa nel Paese, l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, la difesa e la promozione della famiglia”.
Sulla sua pagina Facebook il primo ministro Viktor Orban ha scritto: «Ho chiesto a Papa Francesco di non lasciare che l’Ungheria cristiana perisca».
Francesco ha ricordato che «la diversità fa sempre un po’ paura perché mette a rischio le sicurezze acquisite e provoca la stabilità raggiunta. Tuttavia, è una grande opportunità per aprire il cuore al messaggio evangelico: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati».

Il Pontefice ha sottolineato che non ci si deve chiudere «in una rigida difesa» di una «nostra cosiddetta identità», ma «aprirci all’incontro con l’altro» per raggiungere una «società fraterna».
«Non cedere alle logiche dell’isolamento e degli interessi di parte. No ad alleanze con qualcuno a discapito di altri, ma a persone e a comunità che siano ponti di comunione con tutti. Nessuno possa dire che dalle labbra degli uomini di Dio escono parole divisive, ma solo messaggi di apertura e di pace».
«In un mondo lacerato da troppi conflitti è questa la testimonianza migliore che deve offrire chi ha ricevuto la grazia di conoscere il Dio dell’alleanza e della pace».
Poi il Santo Padre ha aggiunto: «Vedere nell’altro non più un estraneo, ma un amico; non più un avversario, ma un fratello».







