Alla Regione Puglia i colpi di mano e le leggi sotto banco si fanno all’ultimo momento, alla vigilia delle ferie e con il consenso di quasi tutte le forze politiche.
Il 27 luglio 2021 i consiglieri regionali approvano una serie di leggi su alcune materie, in cui alla fine ci aggiungono di soppiatto, per non dare nell’occhio, articoli che non riguardano le stesse leggi.
Così avviene con la legge n. 27 sui debiti fuori bilancio in cui aggiungono alla fine l’art. 3 in cui, con il voto di tutti i consiglieri presenti, decidono di concedersi un premio straordinario, chiamato indennità di fine mandato, esteso anche a tutti i consiglieri regionali del passato. Parecchie migliaia di euro per ciascuno.
Poi, a seguito delle proteste, sono costretti a fare marcia indietro. Fanno gara a difendersi dalle accuse, senza riuscire a giustificare il loro voto favorevole.
Così avviene anche con la legge n. 25 sulle strutture ricettive, in cui aggiungono l’art. 18 che riguarda materia diversa relativa a modifiche della legge del Piano Casa del 2009.
A concordare questo emendamento sono i consiglieri Stefano Lacatena, monopolitano di Forza italia, e Fabiano Amati, fasanese del PD.
Il loro intento è quello di superare le critiche a loro rivolte per aver prorogato la stessa legge del Piano Casa, che prevede premi di volumi fino al 50% a chi demolisce vecchi fabbricati, anche vincolati o anche in zone industriali per costruire in altro posto appartamenti senza verde, parcheggi e aree per servizi pubblici, non rispettando gli standard previsti dalla Legge Urbanistica del 1967.
Non occorre la licenza edilizia, basta la comunicazione al Comune con SCIA, Segnalazione Certificata Inizio Attività, e il pagamento degli oneri di urbanizzazione.
La modifica introdotta dall’art. 18 prevede che il verde, i parcheggi e gli altri servizi pubblici devono essere realizzati a cura del costruttore nel lotto di intervento, non fuori zona, e non è possibile in sostituzione il solo pagamento degli oneri al Comune.
In pratica si possono demolire e ricostruire vecchi edifici, anche in zone industriali, ottenendo premi di volumi fino al 50%, a condizione che siano dotate di verde, parcheggi, scuole e servizi pubblici in zona.
L’intendimento, tutto sommato positivo, anche se lacunoso sul piano della programmazione urbanistica, scatena le proteste dei proprietari e costruttori che non dispongono di vaste superfici in cui allocare le opere pubbliche.
Anche in questo caso il consigliere Amati promette di correre ai ripari, assicurando di intervenire in loro favore, assecondando le loro richieste. Però Lacatena è stato irremovibile, non arretrerà di un cm, ritenendo la norma un “atto rivoluzionario”.
Il Presidente Emiliano ha annunciato che prenderà in mano la situazione, che l’ennesima proroga del Piano Casa per il 2022 voluta da Amati non s’ha da fare, che si farà una nuova legge che regolamenterà tutta la materia urbanistica.
Troveranno la soluzione accontentando sia i grandi costruttori e proprietari e sia i piccoli. Purché si facciano case!
Queste storie dimostrano sempre più quanto deleterie siano state le attribuzioni di poteri alle Regioni, che ne hanno fatto uso distorto, venendo incontro alle richieste clientelari ed elettorali e non agli interessi generali, a cominciare dalla tutela del paesaggio, dalla riduzione della cementificazione e dalla necessità di assicurare spazi verdi, parcheggi, opere pubbliche e case popolari per i non abbienti.
A Monopoli, in particolare, la questione assume i rilievi maggiori, dal momento che chi vuole realizzare questi interventi di demolizione di vecchi edifici industriali per ricostruire centinaia di appartamenti sono grandi operatori economici, società che posseggono grandi estensioni di terreni in zona nord in viale Aldo Moro, dove si può operare con la modifica voluta dal consigliere Lacatena.
In un Comune dove cementificazione e cantieri per nuovi appartamenti venduti a prezzi elevati sono i protagonisti assoluti.
Sarebbe auspicabile che la buona politica prevalesse a difendere gli interessi generali e non quelli particolari.
DOCUMENTI
LEGGE REGIONE PUGLIA N. 27 ANNO 2021
Art. 3
Disposizioni in materia di trattamento indennitario dei consiglieri regionali
1. A far dal 1° gennaio 2013 a coloro che hanno ricoperto le cariche di consigliere regionale o di
componente della Giunta regionale, spetta l’assegno di fine mandato anche se cessati dalla carica nel corso
della legislatura. L’indennità non spetta in caso di annullamento dell’elezione.
2. L’ammontare dell’indennità di fine mandato è fissato nella misura dell’ultima mensilità dell’indennità
di carica lorda percepita dal consigliere cessato dal mandato, moltiplicata per ogni anno di effettivo esercizio
del mandato.
3. Per gli effetti di cui al comma 2, la frazione di anno di effettivo esercizio in carica non inferiore a sei
mesi è computata come anno intero, mentre quella minore non è considerata.
4. L’attribuzione dell’indennità è effettuata entro tre mesi dall’inizio della nuova legislatura o dalla
cessazione del mandato.
5. In caso di morte del beneficiario l’assegno di fine mandato è versato agli eredi.
6. Sull’indennità di carica è operata una trattenuta obbligatoria nella misura dell’1 per cento. Al netto
delle ritenute fiscali, a titolo di contributo per la corresponsione dell’assegno di fine mandato. La stessa
trattenuta dell’1 per cento è effettuata dall’assegno di fine mandato spettante ai beneficiari in carica dal 1°
gennaio 2013 e cessati alla data di entrata in vigore della presente legge.
LEGGE REGIONE PUGLIA N. 25 ANNO 2021
Art. 18
Interventi di demolizione e ricostruzione su immobili
non residenziali
1. Per gli interventi di demolizione e ricostruzione su immobili non residenziali e quali condizioni di cui al
Bollettino Ufficiale della Regione Puglia – n. 102 del 6-8-2021 52589
comma 3 dell’articolo 5 della legge regionale 30 luglio 2009, n. 14 (Misure straordinarie e urgenti a sostegno
dell’attività edilizia e per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale), la determinazione
della dotazione minima degli standard deve avvenire ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Ministro per i lavori
pubblici, di concerto con il Ministro per l’interno, 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia,
di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e
produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini
della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17
della legge 6 agosto 1967, n. 765), solo qualora la destinazione finale sia diversa da quella iniziale.
La cessione
delle aree standard deve essere calcolata sulla complessiva volumetria dell’intervento da realizzare.
Non è
consentita la monetizzazione degli standard e gli stessi devono essere reperiti nel lotto d’intervento.








Piano casa massimamente disastroso: niente verde, niente parchi, niente parchi gioco per bambini, niente piazze, niente di niente, se non qualche alberello, qualche piantina, un po’ d’erbetta sotto casa. Identica situazione per quanto riguarda le molte costruzioni che in questi mesi spuntano dappertutto nell’abitato cittadino.