
Una ricorrenza, l’ultima domenica del mese di settembre, istituita nel 1914.
Quest’anno Papa Francesco ha indicato quel “Verso un noi sempre più grande”. Il “noi” non è una semplice e vaga parola, né una questione esclusivamente semantica, ma vuole richiamare tutti a una presa di coscienza. Spesso, facciamo una distinzione tra “noi” e “loro”.
Nel primo gruppo mettiamo un ristretto numero di persone, quelle con cui abitualmente pensiamo di avere delle affinità in comune. Releghiamo gli altri in un ambito lontano, in un secondo gruppo, affibbiando un “loro”, perché li consideriamo diversi da “noi”. Una barriera insormontabile.
Un confine che ci separa dagli altri.

È molto semplice considerare “loro” i rifugiati e i migranti che bussano disperatamente alla nostra porta.
«Cercano la felicità, come tutti gli uomini», sono parole di Bergoglio, «troppo spesso muoiono annegati in mare o negli impervi tragitti durante le pericolose rotte del deserto».
«”Loro”, appartengono a un un’unica famiglia, quella del genere umano, che siamo “noi”».
Non accettare questa inclusione significa sprofondare nel baratro dell’indifferenza, dell’insensibilità e della disumanità.

«Siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più barriere che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità. Per questo colgo l’occasione di questa Giornata per lanciare un duplice appello a camminare insieme verso a un “noi” sempre più grande, rivolgendomi anzitutto ai fedeli cattolici e poi a tutti gli uomini e le donne del mondo».
La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato deve convogliare tutti verso chi è meno fortunato e cerca di aggrapparsi alla nostra mano. «È una società ideale, dove tutti i popoli si ritrovano uniti, in pace e concordia».
«Ma per raggiungerla dobbiamo impegnarci ad abbattere i muri che ci separano e costruire ponti che favoriscano la cultura dell’incontro».







