AVVENTO DEL FASCISMO A MONOPOLI
All’avvento del Fascismo, nell’ottobre del 1922, il Comune di Monopoli è amministrato dagli organi eletti democraticamente con il suffragio limitato ai soli uomini; le donne non hanno ancora diritto di voto.
Sindaco della città è Vito Andrea Ignazzi. I consiglieri comunali sono trenta.
CONSIGLIERI COMUNALI 1922
Acquaviva Antonio, Barnaba Francesco, Cacace Gaetano, Capitanio Domenico, D’Erchia Nicola, Di Caro Carlo, Di Mola Sante, Di Roma Paolo, Farnararo Vincenzo, Fiume Donato, Formica Vito, Giacovazzo Francesco, avvocato, Giamporcaro Angelo Ignazzi Vito Andrea, Mancini Francesco, Manfridi Giuseppe, Meo Giacomo, Meo Vito, Meo-Evoli Clemente, Muciaccia Nicolò, avvocato, Napoletano Pietro, Pepe Andrea, Pirrelli Antonio, Pugliese Giuseppe, medico, Raimondi Sebastiano, Recchia Martino, notaio, Rossani Domenico, Santostasi Michele, Turchiarulo Giuseppe, Valentini Giovanni.

Il 31 ottobre 1922 il Consiglio Comunale, all’unanimità, esprime le felicitazioni a S.E. Benito Mussolini ed inneggia all’opera del Fascismo che provvederà alla «restaurazione morale ed economica dell’Italia».
Il 2 ottobre 1923, in seguito alle dimissioni di Vito Andrea Ignazzi, viene eletto sindaco il dott. Giuseppe Pugliese.

Della giunta fanno parte gli assessori Giuseppe Turchiarulo, Paolo Di Roma, Donato Fiume, Francesco Giacovazzo, Domenico Rossani, Domenico Capitanio.
Il regio decreto del 30 dicembre 1923 sopprime gli organi elettivi, comunali e provinciali, apportando modifiche al Testo Unico del 1915.
L’avvento del fascismo segna la fine di quell’organo di autogoverno cittadino che è il Consiglio Comunale ed il ripristino della nomina regia della prima autorità municipale.
Il 19 maggio 1924 il Consiglio Comunale di Monopoli conferisce la cittadinanza onoraria a Sua Eccellenza Benito Mussolini, capo del governo.

Il 12 novembre la cittadinanza onoraria è concessa ad Arnaldo di Crollalanza, ministro dei lavori pubblici, nato a Bari.
LEGGI FASCISTE E ABOLIZIONE DEI CONSIGLI COMUNALI
Nel 1926 sono abolite con regio decreto del governo fascista le cariche elettive nei governi locali e viene istituita la figura del podestà, che assomma in sé i poteri del sindaco, della giunta e dei consigli comunali.
Il podestà esercita le funzioni di capo dell’amministrazione e di ufficiale di governo, assommando tutti i poteri, deliberativi, esecutivi e rappresentativi precedentemente esercitati da consiglio, giunta e sindaco.
Sciolti tutti i partiti e i movimenti di opposizione, trasformati i sindacati in corporazioni fasciste, a Monopoli chiudono le sezioni del PCI (segretario Carlo Todisco, arrestato), del PSI (Amedeo Bregante, perseguitato dai fascisti e poi costretto a iscriversi al PNF) e del Partito Popolare (segretario Giuseppe Barbarito).

Rimane il Partito Nazionale Fascista, a cui è iscritta con la tessera del Fascio la stragrande maggioranza dei cittadini, requisito per poter lavorare nel privato e nel pubblico e per usufruire di beni alimentari, contributi ed aiuti.
La normalizzazione delle istituzioni locali si completa con il ferreo controllo degli apparati attraverso l’imposizione del giuramento di fedeltà al regime per tutti i dipendenti comunali e provinciali e la nomina statale dei segretari comunali.
Gli antifascisti, chiamati “fuoriusciti”, si riuniscono clandestinamente in via Ginnasio, nell’abitazione di Vito Ippolito, socialista, e in piazza Vittorio Emanuele, nella abitazione di Lorenzo Turi, comunista: tra loro anche Cesare Longo, socialista, Carlo Todisco, Paolo Fiume, i fratelli Muciaccia, comunisti, Egidio Fanciano del Partito d’Azione.
IL PRIMO PODESTA’

Il 10 marzo 1927 (VI anno dell’era fascista) viene nominato dal prefetto il primo podestà, l’avvocato Giuseppe Maggi. È il più giovane podestà d’Italia e rimane in carica fino al 30 aprile 1932. Segretario comunale è Bernardino Troccoli.
Nel 1927, con regio decreto del 2 gennaio, il Comune di Monopoli cede al Comune di Fasano il territorio di Egnazia e Savelletri fino a Forcatella.
Nel 1928 viene pavimentato il Borgo, nella piazza a sud è eretto il Monumento ai Caduti, in onore degli oltre 300 monopolitani morti nella guerra ‘15-’18, nella piazza a nord viene realizzata la fontana monumentale del fascio.
Viene ceduto alla Pinacoteca di Bari il quadro S. Pietro di Giovanni Bellini.
IL LIBRO UNICO
A partire dall’anno scolastico 1930/31, in tutte le scuole elementari, pubbliche e private, viene adottato il libro unico, in cui così è descritta la figura del duce:
Mussolini, che tutti chiamano Duce e che tu puoi chiamare babbo, è un figlio del popolo, venuto dalla miseria. È l’uomo più grande e più buono del mondo. Egli in un decennio ha fatto diventare l’Italia la prima nazione del mondo. Con la Marcia su Roma il governo fu tolto agli uomini paurosi e fu inaugurato il Regime Fascista che durerà più di un secolo.
OPERE PUBBLICHE
Dal 1932 al 1935, per mancato accordo tra i capi del fascismo locale, si succedono i commissari prefettizi avv. Giacomo Caracciolo, dott. Giacinto Perrone e avv. Giacinto Muciaccia.
In questi anni, per la loro azione meritoria, si realizza la costruzione del nuovo edificio scolastico di via Dieta, destinato alle scuole elementari ed inaugurato nel febbraio 1935.

Vengono eseguite dal Ministero dei Lavori Pubblici le opere per la costruzione della prima circonvallazione della città, l’attuale viale Aldo Moro, con la struttura dei “ponti” sulla ferrovia, in collegamento con la statale 16 Adriatica.
Le imprese di Giuseppe Onofrio Lovecchio e di Antonio Vacca eseguono i lavori per la sistemazione della scala di accesso e per la tinteggiatura in rosso del Palazzo Comunale.

Nel 1929 e nel 1934 si svolgono le elezioni politiche generali a lista unica del Fascio per l’elezione del Gran Consiglio Nazionale del Fascismo: i consensi, plebiscitari, raggiungono nel 1929 il 64,8 %, nel 1934 il 98,8%.
PNF, FASCI, GERARCHI E SQUADRISTI
Il PNF, Partito Nazionale Fascista, presenta una struttura fortemente centralizzata e gerarchica.
La direzione provinciale è affidata al segretario politico, detto “federale”; a Bari è Giuseppe Buttiglione, a cui spetta la nomina dei segretari locali.
Il partito fascista locale è affidato ai segretari nominati direttamente dagli
organi superiori; tra i segretari e gli esponenti maggiori del PNF monopolitano si ricordano Domenico Mastronardi detto u pomse, Francesco Mancini detto don Cícce â mangìne, Giuseppe Rossani, Guglielmo Dormio, Cesare Verdiani, oltre ai podestà Giuseppe Maggi, Giambattista Giannoccaro, Alfredo Masulli e Clemente Meo-Evoli.

Il podestà delibera l’erogazione di contributi ai segretari politici del Fascio.
Dal 1935, dopo aver portato l’orario di lavoro a 40 ore settimanali, si svolge il “Sabato Fascista”, per il quale si organizzano parate, sfilate, raduni, esercitazioni, gite, manifestazioni varie.
A Monopoli la Piazza del Borgo diventa il luogo simbolo del sabato fascista.
È introdotto l’obbligo del saluto romano nelle amministrazioni civili dello Stato.
Come in tutta Italia, anche i giovani e le donne di Monopoli sono organizzati nei Fasci.
I Fasci femminili comprendono le Piccole italiane (8-13 anni), le Giovani italiane (14-18), le Giovani fasciste (19-21), le Donne fasciste e le Massaie Rurali; a Monopoli l’organizzazione ha come dirigenti Antonietta Turchiarulo, Maria Mitrotti, Maria Maniello (comandante GIL), Anna Totaro, Anna Mastronardi Tateo (segretaria Fasci Femminili).
Le leggi fasciste impongono che negli impieghi pubblici le donne non debbano superare il 10% e che, dopo il matrimonio o la nascita di un figlio, abbandonino il lavoro.
I Fasci giovanili maschili comprendono i Figli della lupa (6-8 anni), i Balilla
Moschettieri (9-13), gli Avanguardisti (14-18), i Giovani fascisti (19-21). Capi dei vari plotoni e manipoli dei Balilla sono Enrico Alba, Remigio Ferretti, Giovanni Intino e Giacinto Antonelli, poi generale di Corpo d’armata dell’esercito mentre Giuseppe Conserva e Salvatore Alba dirigono tutti i reparti maschili.
Onofrio Manghisi, maestro, è comandante generale della Milizia Volontaria, Carlo Santostasi maggiore. L’altro maestro elementare, Filippo Tateo, organizza in piazza ogni anno, il 24 maggio, il saggio ginnico dei giovani universitari e liceali.
Il PNF locale ha anche compiti di controllo politico e sociale, per i quali si avvale di volontari fascisti para-militari; contribuiscono all’avvento del Fascismo gli “squadristi ante marcia”, in camicia nera, con azioni intimidatorie, anche violente.
In molti casi si fa uso del manganello e delle purghe con olio di ricino.
Alcuni squadristi della prima ora vengono inquadrati nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN); altri ricevono la “sciarpa del Littorio”; altri continuano nelle azioni di squadrismo locale.
Capo squadrista a Monopoli è Gennaro Sardella detto u pízzajùle ; altri squadristi sono Michele Maccuro detto â jòscke, ed Ernesto De Nunzio, coniugato con la maestra De Bonis, dirigente fascista.

ll 28 settembre 1935 (XIII anno) si insedia il podestà Giambattista Giannoccaro, ingegnere, che rimane in carica fino al 16 gennaio 1938, quando si trasferisce ad Addis Abeba con l’incarico di presidente dell’ente di colonizzazione “Puglia d’Etiopia”.

Nel maggio 1936 Benito Mussolini annuncia alla radio l’ingresso trionfale delle truppe italiane ad Addis Abeba. Per ascoltarlo, migliaia di monopolitani accorrono in Piazza Plebiscito.
Al podestà Giannoccaro succede il vice podestà colonnello Vito Calderaro fino al 4 agosto 1938, quando viene nominato podestà il dott. Alfredo Masulli, dirigente dello stabilimento dei petroli Esso Standard, che rimane in carica fino al dicembre 1939; poi i commissari Francesco Cantatore e Michele Cimadomo.
L’8 maggio 1940 si insedia il nuovo podestà, cav. Clemente Meo-Evoli, che rimane in carica fino alla caduta del Fascismo, precisamente fino al 25 luglio 1943.

GUERRA E FINE DEL FASCISMO
Il 10 giugno 1940 l’Italia dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra. I monopolitani donano gli ori e le fedi nuziali, contributo alla Patria per le spese belliche; le fedi vengono sostituite da cerchietti di ferro.
Alla vigilia della guerra, dal balcone della segreteria del Fascio, in piazza Plebiscito, il giovane Remigio Ferretti così si rivolge ai compagni di scuola e ai cittadini: «Torneremo vittoriosi, e sapremo guardare in faccia chi non ha creduto nella vittoria».
Francesco Tatulli, professore di Lettere del Liceo Classico, commentando la dichiarazione di guerra di Mussolini e rivolgendosi al giovane Enrico Alba in partenza per le armi,gli dice: «Stavolta finisce male davvero: per le modeste cognizioni geografiche che ho, noi perderemo la guerra»; ai colleghi professori che gli voltano le spalle scandalizzati aggiunge: «Vuol dire che non conoscete né la storia, né la geografia».

Nel novembre 1940, agli inizi del conflitto mondiale, durante il bombardamento della città da parte degli Alleati, negli uffici comunali di via Polignani, muore il segretario comunale Clemente Cancelli, colpito dalla caduta di un muro.
Viene nominato segretario comunale Vincenzo Montesano.
Nel 1941 fa il suo ingresso nella diocesi di Monopoli il nuovo vescovo Gustavo Bianchi, accolto dalle autorità fasciste, il podestà Clemente Meo Evoli e il generale Bellomo, comandante della “piazza” di Bari.

Il 27 dicembre 1942 il capo squadrista Gennaro Sardella, malato e depresso, muore suicida con un colpo di pistola, nella sua abitazione in largo Vescovado, dopo aver ricevuto la visita del vescovo Gustavo Bianchi.
Fino al 25 luglio 1943, giorno della caduta del Fascismo, rimane in carica Clemente Meo Evoli, ultimo podestà.
Durante la guerra Monopoli è sede del 225° Reggimento di Fanteria, comandato dal colonnello Vittorio Vasco, dal maggiore Carlo Santostasi e dal tenente Salvatore Alba.
Le Compagnie sono dislocate in varie caserme, tra cui quelle di S. Antonio e del Convento di S. Francesco da Paola (10a Compagnia).
PERSONALE COMUNALE (1924)

Segretario capo: Caforio Lorenzo.
Vice segretario: Mastropasqua Umberto.
Segretario archivista: Formica Vincenzo.
Ufficiali amministrativi: Abbruzzese Francesco, Ghezzi Tommaso, Litterio Michele, Magno Domenico, Alò Paolo, Sorino Francesco, Palmisani Tommaso, Giampietro Federico.
Dattilografa: Palmitessa Elisa.
Maresciallo urbano: Cavallo Stefano.
Brigadiere: Marasciulo Paolo.
Guardie urbane: Capitanio Giambattista, Corona Antonio, Palasciano Vincenzo, Calderaro Vito, Dragone Domenico, Formica Michele, Quarto Antonio, Annese Antonio, Catera Vito, Sorino Giosuè.
Capo usciere: Acquaviva Giovanni.
Usciere: Quinzio Giovanni, Barletta Luigi.
Custode municipio: Malerba Antonio.
Custode carcere: Raimondi Giuseppe.
Custode cimitero: Aversa Michele.
Custode macello: Deleonibus Francesco Paolo.
Inserviente macello: Insanguine Carlo.
Becchino: Sisto Matteo, Barnabò Giovanni.
Bidelli: Campanelli Francesco, De Arcangelis Maria, Pugliese Alessandro, Pacielli Michele, Maurillo Giulia, Garganese Chiara.
Geometra: Albanese Giovanni.
Vigile sanitario: Affatati Giovanni.
AUTO D’EPOCA

Foto e testi tratti dai libri del prof. Stefano Carbonara.

Editore di Monopoli Tre Rose














Grazie. Far conoscere la nostra storia ai nostri giovani e a quanti di noi ancora non la conoscono è un grande accrescimento culturale.