
L’immunologo Alberto Mantovani, professore Emerito di Patologia Generale, Vice Rettore per la ricerca e Direttore Scientifico presso l’Humanitas University di Milano e don Dante Carraro di Cuamm, medici con l’Africa, sono uniti in prima linea per la campagna anti Covid.
Don Dante certamente non sognava quando ha ascoltato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affermare:
«Il futuro dell’Unione europea e quello dell’Africa siano comuni …».
Non l’avrebbe mai potuto immaginare:
«Te la vedi una carta geografica con un grande blocco tutto dello stesso colore, che va dal Polo Nord a Città del Capo, solidale, capace di crescere insieme, con in mezzo un lago, un bello specchio d’acqua chiamato Mediterraneo?».
Don Dante condivide il suo sogno con il suo interlocutore. Insieme combattono da tempo la battaglia per vaccinare l’Africa.
È necessario raggiungere un obiettivo ambizioso: mettere in sicurezza almeno una buona percentuale di africani entro quest’anno. È una pia illusione?
«Il professor Mantovani è consapevole della drammatica situazione di mancanza di terapie intensive».
Nelle nazioni più povere, le dosi giungono alla spicciolata, senza pianificazione. A volte con scadenze ravvicinate.
Vengono consegnate nelle capitali e don Dante afferma:
«Il vaccino per fare il suo mestiere, deve essere inoculato.
Servono mezzi di trasporto, motorette, barche per luoghi come il Sud Sudan dove il Nilo esonda.
Occorre gestire la catena del freddo, formare il personale locale, sensibilizzare le comunità.
È necessario sapere quanti anni ha la persona che devi vaccinarsi: sembra un dettaglio, ma in Africa nemmeno questo lo è».
«Ma non possiamo limitarci», incalza don Dante, «a una campagna di vaccinazione: finirebbe per essere una freccia scoccata nel deserto. Occorrono investimenti per rafforzare sistemi sanitari estremamente fragili».







