STORIA DELL’ ISTITUTO SUORE ANCELLE DEL SANTUARIO
1954
Il Consiglio Comunale di Monopoli, durante l’amministrazione DC- PSDI-PRI del sindaco Vito Giannulo, con deliberazione del 12 novembre decideva la vendita di un suolo comunale in viale Rimembranze all’Istituto Suore Ancelle del Santuario per costruire un edificio da adibire ad Istituto Asilo con scuola di laboratorio e ricamo.
1955
Il 27 aprile viene firmato l’atto di vendita del suolo ad un prezzo molto generoso con l’obbligo per l’Istituto delle Ancelle del Santuario a non vendere, cedere o alienare in favore di altri il suolo acquistato.
In caso di non rispetto degli impegni il fabbricato doveva rientrare nella proprietà del Comune.
Dal 1960 al 2007
Le Suore delle Ancelle del Santuario svolgono l’attività di Scuola privata a pagamento per Asilo (3 sezioni) e Scuola elementare (5 sezioni).
Nei primi anni l’attività di maestre è svolto dalle stesse suore, dal 1970 sono assunte in servizio anche insegnanti esterne.
Generazioni di bimbi, ragazzi e ragazze frequentano il loro primo ciclo di studi.
2007
Il 22 dicembre, durante l’amministrazione di centro sinistra del sindaco Paolo Antonio Leoci il Consiglio comunale adotta il nuovo PUG-Piano Urbanistico Generale.
L’area dell’Istituto Ancelle del Santuario di Viale Rimembranze viene destinata a “Contesti urbani consolidati per servizi pubblici a standard di quartiere”.
2008
A seguito della riduzione dell’attività scolastica la Superiora Generale dell’Istituto Suore Ancelle del Santuario, con sede in Roma, decide la chiusura della sede di Monopoli.
2010
In data 22 ottobre, durante l’amministrazione di centro destra guidata dal sindaco Emilio Romani, il Consiglio Comunale approva definitivamente il PUG, nel quale è confermata la destinazione a “Contesti urbani consolidati per servizi pubblici a standard di quartiere” del suolo delle Ancelle del Santuario di viale Rimembranze.
2011
Le Suore, tramite l’avv. Luigi Volpe, presentano due ricorsi giudiziari.
1) al TAR richiedendo che l’area sia “residenziale”.
2) al Tribunale Civile perché sia eliminato il divieto di vendita del fabbricato e la destinazione a scuola, come stabilito nel contratto del 1955.
Nei due giudizi il Comune, tramite la sua Avvocatura, difende i suoi diritti, al punto che nel primo giudizio il TAR respinge il ricorso delle Suore.
2012
Le Suore presentano al Comune una richiesta per eliminare il vincolo di vendita- inalienabilità dell’immobile.
2013
Il Consiglio Comunale, nella seduta del 9 dicembre, sindaco Emilio Romani, elimina il vincolo di divieto di vendita dell’immobile a privati.
Resta però il vincolo destinazione dell’area per “Contesti per servizi pubblici a standard di quartiere”.
La delibera è accompagnata dai pareri favorevoli dell’ing. Amedeo D’Onghia, dirigente Urbanistica, del dott. Francesco Spinozzi, dirigente Servizi Finanziari e dell’avv. Pierluigi Nocera dell’Avvocatura del Comune e dal Collegio dei Revisori dei Conti, formato da Mario Lamanna, Domenico Lapertosa e Cosimo Notarangelo.
L’esito della votazione è il seguente:
Consiglieri presenti n. 17
Assenti n.8 ( Francesco Leggiero, Filippo Petrosillo, Antonio Rotondo, Pietro Barletta, Giovanni Palmisano, Angela Pennetti, Sergio Marasciulo, Domenico Alba) della maggioranza di centro destra.
Favorevoli n. 12 (Emilio Romani, Giacomo Piepoli, Adelaide Ramirez, Enrica Lotesoriere, Aldo Zazzera, Giuseppe Martellotta, Luigi Domenico Colucci, Carmela Paulangelo, Cristian Iaia, Ilaria Morga, Massimo Masronardi, Giorgio Spada) della maggioranza di centro destra.
Contrari n.5 ( Michele Suma, Marilù Napoletano, Paolo Comes, Angelo Papio, Francesco Sorino) della minoranza di centro sinistra.
2014
Nel gennaio, a firma dei consiglieri di minoranza e del consigliere Palmisano di maggioranza viene presentato al Sindaco e alla Regione un ricorso, predisposto con la consulenza dell’avv. Giampiero Risimini, in cui si chiede l’annullamento della delibera comunale del 9 dicembre che stabiliva la possibilità di vendita dell’Istituto a privati.
A supporto del ricorso seguono manifestazioni di protesta da parte del Comitato Costa Libera e Circolo Cittadini di Monopoli.
L’obiettivo è quello di mantenere la destinazione a servizio pubblico del fabbricato, come era stabilito in origine al momento della cessione dell’area.
SVILUPPI SUCCESSIVI E PROPOSTE
Non ci sono atti ufficiali, ma solo ipotesi dedotte da notizie ufficiose ed altri elementi.
L’immobile, riportato in Catasto Urbano del Comune di Monopoli, al foglio 11 particella 4026, sub.1, categoria B 5- Scuole, classe U, consistenza mc. 4.133, in viale Rimembranze n.9, piano S1-T-1-2-3 è intestato ancora all’Istituto Suore Ancelle del Santuario, con curia generalizia in Roma.

L’Istituto dispone di ambienti destinati ad attività scolastiche, con un grande salone, locali per la mensa, laboratori e aule per asilo e scuola elementare ed una piccola chiesa.
Le Suore, avendo ottenuto dal Comune l’autorizzazione a vendere, con molta probabilità avranno stipulato un compromesso di vendita con un costruttore ( sulla facciata dell’immobile spicca il nome dell’Immobiliare Domenico Balducci di Corato), non ancora perfezionato con atto di vendita, in attesa di una licenza edilizia.
In effetti le Suore presentano, ai sensi della normativa prevista dal Piano Casa della Regione Puglia, la richiesta di licenza edilizia per la demolizione del fabbricato, ritenuto inagibile ed abbandonato, e la ricostruzione di un nuovo complesso edilizio per fabbricati residenziali, con premio di volumi fino al 35 % dei preesistenti.
Al Comune, che ribadisce il rispetto del vincolo di destinazione a “ Contesti urbani consolidati per servizi pubblici a standard di quartiere” previsto dal PUG, le Suore rispondono con altro ricorso giudiziario in sede civile, il cui contenzioso è ancora in corso.
Si può ipotizzare che a prevalere nel giudizio sarà l’Istituto delle Suore che rivendicano il pieno possesso dell’immobile.
L’ostacolo maggiore, quello del divieto a vendere, è stato superato con l’autorizzazione dello stesso Comune.
L’intera vicenda si potrebbe concludere amaramente per la città.

Non ci sarà un’opera pubblica a servizio di tutti, come era la volontà degli amministratori del 1954 e negli auspici della collettività cittadina.
Al suo posto nuove case, costruite nell’interesse di un Istituto Religioso di Diritto Pontificio, che dovrebbe avere come scopo quello dell’assistenza ai bisognosi, l’educazione della gioventù e il perseguimento dello sviluppo culturale e spirituale dei popoli ( come scritto nel suo statuto).
Si potrebbe trovare un accordo onorevole tra le parti.
Un volta verificate le condizioni dell’immobile sotto l’aspetto della stabilità e della sicurezza, il Comune potrebbe acquistarlo ad un prezzo giusto e remunerativo per realizzare, attraverso un progetto di recupero, un Centro di aggregazione sociale per giovani, anziani e artisti, di cui la città ha bisogno.

Si conserverebbe la destinazione pubblica a servizio dei cittadini, si assicurerebbe alla comunità, in specie agli anziani, uno spazio di socializzazione che con il progetto in corso del Centro di Neuropsichiatria Infantile nella sede dell’attuale Centro Sociale di via Gobetti non avrebbero più.












Gran bell’articolo, professore. La sua ricostruzione permette di farsi un’idea chiara di “chi sta con chi”. Va da sè che l’eliminazione del vincolo di vendita a privati ha aumentato a dismisura il valore dell’immobile, che aumenterà ancora quando ne venisse riconosciuta la natura residenziale, per di più in tempi di piano casa e di bonus edilizi. Evidentemente, in caso di riacquisto, il Comune non potrebbe esimersi dal concorrere con potenziali acquirenti privati a prezzi di mercato, ossia ben più elevati di quelli che si sarebbero formati, se il vincolo non fosse stato eliminato. Concordo con Domenico Napoletano, saremmo al gioco delle tre carte, ma purtroppo con il Comune e soprattutto tutti noi sicuramente e pesantemente perdenti. Auguri di Buon Anno Nuovo a tutti.
Somiglia tanto al gioco delle tre carte.
Parcheggi selvaggi dei privati che possono parcheggiare nelle loro proprietà? immobili che crescono con rispetti strani? Molto difficile la soluzione.
In via Procaccia, lato mare dopo demolizione istituto si potrebbe inserire un parcheggio a spina di pesce a pagamento ….. ora strettoia indefinita