Dai Bizantini ai Normanni
Nel 1042, durante l’insurrezione pugliese, la città chiede l’aiuto dei Normanni, che si battono contro i Bizantini in uno scontro cruento, detto ” Battaglia di Monopoli”.
I bizantini, vincitori al comando del generale greco Giorgio Maniace, sottopongono la città ad un selvaggio saccheggio e fanno orrenda strage degli abitanti, compresi i bambini.
Molti cittadini sono decapitati e le teste esposte agli alberi e alle porte della città. Molti bambini sono sepolti vivi, con il capo fuori dalla terra, e lasciati morire davanti al pianto disperato delle madri.
Alcuni documenti ascrivono alla distruzione della città la diaspora dei suoi abitanti che si rifugiano nelle campagne circostanti dando origine ai primi nuclei delle contrade, che tuttora caratterizzano il suo agro. Tra questi il Casale di S. Michele in Frangesto.
Alla fine del 1043 ritornano i Normanni.
Nel 1049 il normanno Toute Bone, per rendere la città meno attaccabile dal mare ad opera delle navi greco bizantine, insabbia il Porto Canale.
Pertanto il Porto Canale verrà definito dagli storici Porto Scomparso.
Nel 1054 Argiro, figlio di Melo di Bari, che aveva guidato le rivolte anti bizantine e che governava la città per conto dei Normanni, autorizza varie costruzioni a Punta Pinna. La città si fortifica verso il mare con il rifacimento delle mura e la costruzione di sei torri.
Inizia a formarsi il secondo nucleo urbano a nord del Porto Canale, chiamato Pittagio Claudorum, in quanto circoscritto da mura.



Nel 1059 marinai di Amalfi, scampati con la loro nave ad una tempesta al largo della costa adriatica, riparano nel porto di Monopoli.
In ringraziamento dell’accaduto, autorizzati dal vescovo Smaragdo, realizzano una cripta in grotta, su cui nei secoli successivi sarà edificata la chiesa, propriamente denominata di S. Maria Amalfitana.
Nel 1072, durante il governo di Goffredo il Normanno, conte di Conversano, figlio di Tancredi di Sicilia, Monopoli si espande in edifici, chiese e conventi.
Nel 1086 lo stesso Goffredo concede ai Monaci Benedettini il privilegio con cui si autorizza la fondazione di un monastero, in un luogo noto come Castellum Turris de Paula, che prenderà il nome di Abbazia di S. Stefano, per alcune reliquie del santo qui custodite.

L’Abbazia riceve privilegi e concessioni che le consentono di diventare ricca e potente con feudi estesi fino a Fasano, Locorotondo e Putignano.
Al 1117 risale l’evento storico dell’Approdo della Madonna.
All’alba del 16 dicembre, su una zattera, comunemente detta Madia, arriva al porto un’icona bizantina raffigurante la Madonna Odegitria.
Il vescovo Romualdo accorre insieme al popolo monopolitano per accoglierla nella Chiesa Cattedrale, dove, secondo la leggenda, le travi della zattera servono per completare il tetto in corso di costruzione.
In seguito a questo evento miracoloso la nuova Cattedrale, inizialmente dedicata ai santi Maia e Mercurio, è intitolata proprio alla Madonna della Madia.

In questo periodo della sua storia, la città vive una fase di splendore e di sviluppo, si afferma come importante centro commerciale, avvalendosi di un porto, unico tra Bari e Brindisi, punto di incontro tra il vasto entroterra e il mare, crocevia di viaggi e di contatti con l’Oriente durante le Crociate.
Ne è testimonianza l’Ospedale Gerosolimitano dei Cavalieri di Malta, presente nei pressi dell’attuale Largo S. Giovanni e costruito per assistere pellegrini di ogni religione e di ogni razza. I Cavalieri di Malta sono allocati presso il Castello di S. Stefano.
Nel 1139, durante la dominazione dei Normanni, il re Ruggiero II, con le “Assise ruggeriane” emana una serie di norme, tra cui quella dell’istituzione del demanio regio.
L’Universitas (in seguito chiamato Comune) di Monopoli ne fa parte, è città regia, libera, con un proprio corpo di privilegi, consuetudini riconosciute e magistrature locali, rette da giudici locali, chiamati baglivi, sotto la supervisione dei camerari e giustizieri, tutti di nomina del re.
STEFANO CARBONARA
dai suoi libri
“Monopoli, Viaggio tra Cronaca e Storia” 2012
“Monopoli 2020, Passato e Presente” 2020







