«Fermatevi, pensate ai bambini».
L’appello di Francesco ci coinvolge e ci rattrista.
Non sopportiamo quelle immagini, trasmesse in Tv, del bombardamento dell’ospedale pediatrico di Mariupol, sventrato e dilaniato.
Vorremmo non vedere.
Donne e madri terrorizzate.
Scappano in fretta e si precipitano fuori con i propri figli in braccio avvolti in una coperta di fortuna.
La contabilità dei morti e dei feriti è tragica.
Tutte vittime civili.
I superstiti, smarriti, fanno aumentare vertiginosamente il numero dei profughi. Scappano dalle proprie case.
Sono andati via quasi tre milioni di ucraini.
L’appello del Papa per la pace cade nel vuoto.
Come parole al vento.
I corridoi umanitari violati e bombardati sistematicamente.
L’offensiva dei russi non si ferma. Negoziati farsa, sabotati dagli stessi invasori. In centinaia di città europee manifestazioni per la pace. Anche a Monopoli. Tutti chiedono la fine dei combattimenti.
Le pressioni di Scholz e di Macron non ammorbidiscono Putin.
Fermare le armi in Ucraina è la richiesta pressante di Papa Francesco.
Il suo: «Pensate ai bambini», prosegue con: «L’impegno della Chiesa cattolica per una tregua e il dialogo».
Il segretario di Stato, per la terza volta, si impegna direttamente e offre la disponibilità del Vaticano per un ruolo di mediazione.
Le città dell’Ucraina restano continuamente sotto assedio. Non ci sono medicine.
Non c’è acqua. Non c’è tregua. I russi minacciano e avanzano verso la conquista di Kiev.
Nell’ultimo raid aereo falciate altre sette vite umane.
È difficile capire e comprendere l’ingiustizia e l’assurdità di questa guerra, scatenata nel cuore dell’Europa.
Una distruzione, che continua a provocare strazio tra i civili e soprattutto tanti morti.
Antonio Losito







