Da martedì scorso, dopo vent’anni di attesa.
In netto ritardo, ma ne vale la pena.
Adesso c’è soltanto un imputato.
È Alì Muhammad Alì Abd-Al-Rahman, meglio conosciuto come Alì Kushayb, ex leader dei miliziani sostenuti dal governo del Sudan, presente durante la prima udienza del processo a suo carico.
La Corte è alla ricerca di altri imputati.
È accusato dei massacri compiuti durante la guerra nel Darfur, regione a ovest del Sudan.
Dal 2003 al 2006 fu combattuta una sanguinosissima guerra civile, che causò 300 mila morti, lasciando senza tetto oltre 2 milioni e mezzo di persone. I dati sono dell’ONU.
Un processo storico, come è stato sottolineato dalle organizzazioni che lottano per i diritti civili.
Trentuno capi di accusa pendono sulla testa di Alì Kushayb.
È incriminato per crimini di guerra e per crimini contro l’umanità. Non è il solo. Da tempo sono stati emessi, senza esito, altri mandati di cattura.
Nessuno si ricorda più. Le violenze nel Darfur iniziarono nel lontano febbraio del 2003.
Sono passati vent’anni e solo adesso si è messa in moto la macchina giudiziaria. Nessuno ne conosce i tempi e gli esiti.
Un esempio non proprio entusiasmante di quello che potrebbe accadere in futuro per un ipotetico processo a Putin e ai responsabili degli orrori e dei massacri di guerra, che in questi giorni sono continuamente perpetrati in Ucraina.







