Gioacchino Murat a Monopoli
Nel 1800 Cesare Antonelli, monopolitano esiliato a Marsiglia, entra a far parte della Legione Italica del Bonaparte e nel 1806 torna a Monopoli con il grado di maggiore.
È l’anno in cui Giuseppe Bonaparte si insedia sul trono di Napoli dove nel 1808 gli subentra Gioacchino Murat.
Questa volta per i filofrancesi di Monopoli sono in serbo incarichi, riconoscimenti e oneri militari. Cesare Antonelli diventa comandante della Guardia Provinciale e della Piazza di Monopoli, nel 1809 è eletto Decurione.
I monopolitani Lino Romeo, Giuseppe Carrappa, Domenico Manfridi, Giuseppe Andriani, con un Indelli, un Palmieri e un Brigida, partecipano alla campagna di Russia di Napoleone Bonaparte nel 1812.
Murat visita la Puglia passando per Monopoli nell’aprile del 1813.

Così il cronista de Il Monitore delle Due Sicilie narra l’episodio:
Il re fece la sua entrata il 23 nella città di Monopoli. Il medesimo entusiasmo, i medesimi trasporti di allegrezza per parte del popolo segnalarono quel giorno memorabile per gli abitanti. Il progetto di Sua Maestà sembrava essere di continuare il suo viaggio per Bari, dopo qualche momento di riposo, ma il Re cedette alle istanze del sindaco (allora Nicolò Santovito) e dei principali cittadini, acconsentendo a passare la notte a Monopoli.
Nel 1814 trenta nobili monopolitani, insieme al vescovo Lorenzo Villani, firmano una attestazione di affetto alla dinastia del re Murat, che se ne serve per dimostrare la sua popolarità ai convenuti del Congresso di Vienna.
Con la Restaurazione Ferdinando IV Borbone occupa nuovamente il trono: ora è Ferdinando I, sovrano del Regno delle Due Sicilie.
A partire da questi anni, con il ritorno dei Borboni, anche nel Barese si sviluppa la Carboneria, una setta segreta con molte sfaccettature interne, ma per lo più orientata agli ideali del costituzionalismo e del liberalismo. In opposizione all’ordine autoritario di una monarchia conservatrice, i patrioti carbonari sono
costretti ad agire nella clandestinità, cercando di sfuggire alla vigilanza poliziesca.
I Moti del 1820-21
A Monopoli, opera la vendita carbonara La Merlina, che arriverà a contare 240 affiliati nel 1820.
Tra i Gran Maestri troviamo il sacerdote Antonio Felice Ippolito, Francesco Manfredi, l’avvocato Giuseppe Pinto e Clemente Martinelli.
Nella notte tra il 1° e il 2 luglio 1820, per iniziativa di una trentina di appartenenti alla vendita carbonara di Nola e di 127 ufficiali e soldati del Reggimento in servizio nella città, comandati dai sottotenenti Morelli e Silvati, ha inizio una rivolta antiborbonica. Si dirigono verso Avellino, dove si aggiungono altre truppe ed ufficiali ex murattiani.

Intanto il generale Guglielmo Pepe promuove l’insurrezione di alcuni reggimenti di stanza a Napoli e assume il comando di tutte le forze rivoluzionarie e costituzionali. Tra i militari che partecipano all’azione c’è il capitano Francesco Manfredi di Monopoli.
In Puglia, in una Dieta tenutasi il 4 luglio 1820 a Barletta, poi a Bisceglie, i carbonari della provincia di Bari si schierano a gran voce per la Costituzione.
In rappresentanza di Monopoli sono presenti Giacinto Palasciano e Cesare Acquaviva. Partecipa Vito Leonardo Russo di Mola, cancelliere del regio giudicato, che poi sarà cittadino di Monopoli.
Diversi affiliati alla vendita carbonara, tra cui il sacerdote Antonio Felice Ippolito e l’avvocato Cesare Antonelli, organizzano a Monopoli le azioni di rivolta.
Il 6 luglio il re Ferdinando I si piega a promettere una Costituzione e l’indomani stabilisce con un decreto che sarà adottata quella di Spagna del 1812.
Si formano le Deputazioni Provinciali. Dei sei membri di quella di Bari due sono i monopolitani, Clemente Martinelli e il canonico Tommaso Palasciano, che sarà eletto deputato del Parlamento napoletano riunitosi la prima volta l’1 ottobre 1820.
Dopo il tradimento del re a Lubiana nel gennaio 1821, si istituiscono delle Legioni di milizie provinciali a difesa della Carta Costituzionale, appena concessa e già in pericolo.
La città di Monopoli invia alla Legione di Bari un gran numero di volontari, tra cui il maggiore Clemente Martinelli, il tenente Settimio Palasciano, il sottotenente Giovanni Matteo Indelli, i militi Giovanni Carbonelli e Francesco Palasciano.
Il governo borbonico attua una dura repressione con l’ausilio delle truppe austriache inviate a Napoli. Molti patrioti fuggono dalla capitale e si rifugiano in Puglia, dove trovano ospitalità e protezione.
I sottotenenti Morelli e Silvati, anch’essi braccati, cercano riparo sulle nostre coste dove, grazie all’aiuto dei carbonari monopolitani, s’imbarcano tra Monopoli e Polignano per sfuggire all’esercito napoletano, ma una tempesta li fa naufragare sulle coste dalmate.
Fatti prigionieri dagli austriaci, sono consegnati alla polizia borbonica e giustiziati.
Nel 1827 Francesco I di Borbone abolisce con apposito decreto le guardie civiche, istituite nei domini di qua dal faro dal Governo provvisorio seguito ai moti del ‘20.
Nello stesso tempo nei Comuni che non siano già presidiati dall’esercito, in quanto capoluoghi di provincia o sedi di piazze militari, istituisce la Guardia Urbana.
Lo scopo è la tutela dell’ordine pubblico, da intendersi come controllo serrato dei liberali.
I Moti del 1830-31
Nel ’30-‘31 hanno luogo in Romagna significative iniziative rivoluzionarie, in seguito all’attività di organizzazione svolta dalle società segrete e da patrioti come Ciro Menotti.

A Monopoli, negli anni successivi, gli affiliati della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini sono organizzati dal barone Tommaso Ghezzi Petraroli.
Tra loro i fratelli Flaminio e Francesco Valenti, Nicola Andriani e Francesco Manfredi.
Le riunioni si tengono presso l’abitazione del barone, fuori città, nelle vicinanze del convento degli Antoniani, dove convengono i giovani patrioti passando per una porta nascosta posta sul retro del giardino.
Fra le organizzazioni segrete attive in questo periodo si annovera anche La Cipolla, che conta tra i suoi adepti sacerdoti di idee liberali favorevoli alla Costituzione, operanti nel seminario locale. Un’altra setta prende il nome di Bella Costantina.
Nel 1839 il commerciante inglese John Pitkin, console a Monopoli e amico di Michele De Martino, commerciante salernitano che opera in città, fonda, nella sua casa in Via Polignani 14, la Loggia massonica The Sphinx.
STEFANO CARBONARA
dai suoi libri
Monopoli, Viaggio tra Cronaca e Storia. 2012
Monopoli 2020, Passato e Presente. 2020
per interessati ai libri tel. 3384591147







