Da duemilacinquecento anni Buddha interroga l’umanità? Seduto a gambe incrociate sotto l’ombra di un grande albero. Schiena dritta. Viso rivolto dove? A est? Quale il vero significato di quella immagine? Può aver ispirato tante generazioni di donne e di uomini? Attualmente conserva le stesse caratteristiche? Attirando a sé ancora oggi nel mondo centinaia di milioni di persone? Viene tramandato che, prima del risveglio mattutino, Buddha ha meditato per una intera notte. Si dice, infatti, che nella prima parte prese coscienza delle sue precedenti nascite. Nella seconda, invece, vide tutte le rinascite degli esseri. Compresa la legge del karma. Proprio quella che lega il destino di ciascun essere umano alle azioni compiute nella vita. Inoltre, nell’ultima parte della notte capì e vide la vera natura della sofferenza umana: acquisì tutta la conoscenza, che consente la completa liberazione dell’uomo.
All’alba? C’è stato il “Risvegliato”.
Dell’intero Buddha, più che la sua vita, la chiave sta tutta in quel “Risveglio”. È proprio questo che ispira e che interroga. Nessun dogma, né miracolo né ricetta. È una consapevolezza profonda, che si trasforma in metodo. Un lavoro incessante, che avvolge per il resto della sua vita lo stesso Buddha. Nessuno ha la possibilità di interferire?
Buddha non ti salva. Ti fornisce i mezzi, affinché tu possa salvarti.
Il primo insegnamento impartito da Buddha è quello delle Quattro Nobili Verità. Un tragitto verso la piena comprensione della condizione dell’esistenza e verso la liberazione. Nella prima di esse, la sofferenza appare subito intrinseca alla condizione umana. Vecchiaia, malattie, morte, povertà, perdite di persone o di beni. Nella seconda, la sofferenza appare causata dall’attaccamento a ciò che deve necessariamente passare. Deriva dal plateale scontro con la realtà, dalla confusione, dalla avversione, dalla brama e dal desiderio. Tutti veleni della mente, che confondono i nostri rapporti con la verità delle cose. La terza, si raffronta con il cambiamento, a cui tutto è sottoposto. Proprio quello che sfida e fa barcollare il nostro bisogno di stabilità. Se si accetta l’«impermanenza», cioè quella condizione di transitorietà e di precarietà di tutti i fenomeni, significa che nulla rimane immutabile e che ogni cosa è soggetta a un continuo processo di nascita, di cambiamento e di fine. La permanenza stessa, infatti, è considerata un’illusione. Riconosciamo che il nostro amor proprio non è fisso, né statico, perché la nostra anima non è immutabile. In questo senso non c’è amore di sé e non c’è anima. Potrebbe partire da questo punto l’interruzione e la cessazione della sofferenza. Nella quarta, si aprono tutti gli occhi alla disciplina con cui è possibile seguire il metodo del Nobile Ottuplice Sentiero, che è fatto di «retta comprensione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retta condotta di vita, retto sforzo, retta consapevolezza e retta concentrazione».
Il primo fu Marco Polo a raccontare agli occidentali la vita del Buddha.
Cosa sappiamo oggi della vita di Buddha? È fatta di tante storie. Una di queste, raccontata nelle prime fonti, risale a circa duemila anni, quando il Buddha, vissuto più o meno al tempo di Socrate, era morto da cinque secoli.
Antonio Losito