L’appello per votare.
In difesa della collaborazione.
«Combattiamo ogni povertà».
Perché «in questo momento importantissimo» chi fa politica e si candida a governare l’Italia «parta dal tema della povertà».
La Chiesa continua a essere di tutti ma sempre «particolarmente dei poveri e solo così è di tutti».
Non solo economica.
«Riguarda tutte le fragilità che le pandemie rivelano drammaticamente e che impongono l’urgenza di una risposta».
«Tante felicità individuali non fanno la felicità di tutti. Che felicità è quella che vivi da solo? È l’affronto della povertà che ci spinge a pensare a un futuro migliore».
È un appello alla Politica.
Seguendo il richiamo di Papa Francesco: «è una scelta di amore, non di opportunismo o, peggio, di sola convenienza personale o di gruppo».
Un invito a votare rivolto a tutti, anche ai cattolici: «La Chiesa è per la libertà di coscienza, non è certo per la libertà dell’indifferenza, con le sue varianti, da quella diffusa di chi si fa selfie anche davanti alla morte degli altri o a quella polarizzata da uno schieramento agonistico che non fa rigorosamente nulla per rendere migliore l’aria inquinata e poco salubre dell’odio e dell’aggressività». Esaltare un metodo. Quello di «lavorare insieme e cercare, da posizioni diverse, l’interesse nazionale, europeo, internazionale. Questi sono legati».
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana continua la sua chiacchierata, «perché condivido lo spirito che valorizza le tante buone pratiche del nostro Paese, che ci sono e non rappresentano il buonismo, ma il bene, la riserva di umanità, la sapienza più profonda del nostro umanesimo, argine alla solitudine e al devastante individualismo egolatrico».
Nessuna pretesa.
Uno spirito estremamente collaborativo.
Senza «dare lezioni o tagliare giudizi, ma fornire un contributo, con semplicità e con determinazione».
Sul momento attuale, molto delicato per l’Italia: «Penso sia un momento decisivo, dopo due anni di enorme e diffusa sofferenza che ha coinvolto tutti. Non dimentichiamo e non abituiamoci mai alla sofferenza. A me piace stare bene – d’altronde, penso sia così per tutti – ma qual è l’intenzionalità di questa esigenza? Certamente non il far finta di non vedere o non rendersi conto della sofferenza. Lo avevamo capito che la barca è la stessa per tutti, tuttavia si riaffaccia sempre la stolta convinzione di potercene stare in un cabinato senza renderci conto che anche lì i problemi sono sempre quelli di tutti. Le tempeste delle pandemie sono violentissime e imprevedibili, per tutti, non fanno distinzioni».
«Direi che evidenzio una difficoltà: ci stiamo dimenticando la severa lezione degli ultimi mesi, durante i quali molte azioni hanno richiesto il contributo di tutti, in fondo anche dell’opposizione, perché bisognava trovare soluzioni possibili e durature. Serve collaborazione, intelligenza, capacità di raggiungere l’obiettivo e, quindi, dobbiamo rifuggire la tentazione dell’isolamento».
Infine, un appello.
«Io credo che i giovani abbiano grandi speranze, poi noi le incartiamo nella nostra disillusione». «Io penso che posso e debbo credere ancora al futuro e cercare di costruirlo. Così magari restituiamo anche a loro il gusto di guardare con speranza quel domani che altrimenti spaventa o sembra sempre troppo complicato».







