Presentazione “….e se Dio non esistesse?”
del 12 settembre 2023 in Monopoli / Biblioteca Comunale
Poiché “chi è ingrato non è ben nato” ringrazio di tutto cuore coloro che hanno reso possibile l’incontro di questa sera. Grazie perciò a tutti voi, alla Direttrice di questa carissima Biblioteca, all’Associazione “Donne per la città” e all’Associazione “Presidio del libro”, agli amici Antonio Bini, Giannicola D’Amico ed ai miei “fratelli” Gianni e Margherita.
L’anno scorso, in questa stessa sede, fu da noi presentato il libro “Quaestiones disputatae” ed ora siamo di nuovo qui per presentarvi il lavoro avente come titolo “… e se Dio non esistesse?” Ciò costituisce la prova del mio interesse per il tema religioso che mi sta molto a cuore ad onta della poca attenzione che il mondo d’oggi gli attribuisce, un mondo in cui certi valori hanno perduto ogni importanza e che di conseguenza non manifesta, a mio parere, un buon stato di salute.
Molti di noi (specie i più anziani), sanno, per esperienza personale, della grande importanza che in passato si attribuiva alla religione. La frequenza alla messa domenicale, le feste religiose, la recita del Santo Rosario, la via Crucis, le novene dei Santi, gli esercizi spirituali, le missioni quaresimali eccetera, costituivano le occasioni per riflettere sui misteri del mondo e della vita nonché sul nostro futuro in un aldilà. Quasi sempre i peccati collegati con il sesso erano quelli che avrebbero potuto condurci all’inferno.
Oggi le cose vanno assai diversamente: il problema religioso e persino l’esistenza di Dio sembrano essere diventati del tutto irrilevanti nella nostra esistenza.
Dio sembra essersi trasformato in una semplice e remota ipotesi per spiegare l’origine del mondo.
Mi sembra molto strano questo rapido e violento cambio di direzione: in pochi anni ci siamo trasformati da religiosi in agnostici e quasi atei. Forse si potrebbe dire che siamo diventati più laici, ma la questione non cambia perché la domanda rimane; quali le cause di questa violenta laicizzazione?
Il teologo svizzero Hans Kung diede di questo fenomeno una spiegazione assai interessante. Egli riteneva che in Germania il marxismo dopo quattro decenni preceduti da dodici di nazismo, è riuscito a togliere la fede in Dio a coloro che non avendone una molto solida hanno preferito ad essa un materialismo pratico condito da una superficialità godereccia senza aldilà, senza religione e quindi senza Dio. Dal mio canto invece, ritengo che il fenomeno sia l’effetto del “laissez faire” della Chiesa Docente che si è fatta prendere dalla cattiva abitudine di aver preposto alla predicazione del Vangelo quella di preoccuparsi degli altri aspetti della religione. La pace, la fraternità e soprattutto il perdono sono alla base del Vangelo di Cristo e del concetto cristiano di paternità o maternità di Dio nei nostri confronti.
Ci si è preoccupati anche troppo di norme, regolamenti, comandamenti, regole di comportamento che in caso di una loro trasgressione avevano come conseguenza la cattiva coscienza ed il peso del peccato.
Ne sono così derivati: il rifiuto delle pratiche religiose, l’abbandono del senso del peccato ed il rifiuto di un Dio rigido ed intransigente sempre pronto a condannare. Ormai la vita religiosa viene vista come triste, poco attraente e poco degna di essere vissuta in tempi in cui, i giovani in particolare, lasciano in massa la Chiesa.
Certamente non bisogna esagerare perché esiste ancora molta gente che dimostra di avere a cuore la propria fede e la pratica religiosa ma abbondano anche i dubbiosi, i miscredenti ed i superstiziosi. Risulta quindi molto chiara l’attuale situazione connotata dalla perdita dei valori del rispetto di quelle norme che avevano caratterizzato il passato, anche quello più recente.
All’interno della Chiesa non mancano coloro che si rifiutano di sforzarsi di comprendere i “segni dei tempi”, come li definì il Santo Giovanni XXIII nel momento di inaugurare il Concilio Vaticano II. E’ evidente il fatto che non si può oggi annunciare il Vangelo con gli stessi metodi utilizzati nel tredicesimo secolo.
Arthur Peacocke, nella sua opera intitolata “Il cammino della scienza verso Dio”, ritiene che la teologia cattolica debba completamente rinnovarsi se non si vuole trasformare il cristianesimo in un gruppo residuale vicino all’estinzione. Purtroppo non vorrei che gran parte della gerarchia ecclesiastica non avesse il coraggio di provare a cambiare preoccupata com’è di mantenere ciò che sembra far comodo senza affrontare lo sforzo di lavorare per cambiare.
Erns Bloch, filosofo tedesco autore del “Principio della speranza”, ci regala una boccata di aria fresca dicendo: “a salvarci sarà probabilmente la realtà trascendente che gli uomini hanno sempre percepito fin dagli albori della umanizzazione; quando hanno iniziato a seppellire i morti, costruire le piramidi, le chiese, le moschee e le sinagoghe”.
Orbene, nel libro ho voluto analizzare questa realtà traendo spunto dal dialogo fra don Camillo e Peppone personaggi assai noti dello scrittore Giovanni Guareschi. In uno dei loro animati dialoghi, Peppone dice al prete: “Coraggio Camillo! Vedrai che sorpresa quando ti accorgerai che dopo la morte c’è il nulla!” Ed il sacerdote gli risponde: “ Dovresti tu aver coraggio, Peppone, perché la sorpresa sarà tutta tua quando ti troverai nell’aldilà”.
Parrebbe che da domande come queste non possano derivare risposte di nessun tipo né possiamo pretendere di approfondire nulla sull’argomento in questione poiché le convinzioni di don Camillo e di Peppone sono entrambe razionali ma tra loro inconciliabili.
L’idea da cui nasce il libro “ e se Dio non esistesse?” è il dubbio insieme con la fiducia speranzosa perché sono convinto che nessuno possa esimersi dal farsi questa domanda. Tutti conoscono “ l’a priori religioso : come può non esistere Dio”. Ebbene ritengo che se questo “a priori” non avesse alcun senso (cosa per me un po’ strana), anche se l’esistenza di Dio cessasse di essere ritenuta possibile, anche se la scienza moderna sia riuscita persino ad escludere dall’indagine le domande sull’esistenza di Dio, anche se cercassero di farmi perdere la speranza che mi anima e che non voglio perdere, anche in queste condizioni non tutto sarebbe perduto, come vedremo.
All’inizio del libro viene esposto il pensiero ateo di quegli autori che per l’altezza del loro pensiero mi sembrano aver avuto più peso sulla cultura attuale: L. Feuerbach, K. Marx, F. Dostoevsky, F. Nietzche, S. Freud, di P. Sartre, e S. Howking, nostro contemporaneo. La statura di questi pensatori li rende molto importanti anche rispetto ai più recenti studiosi attualmente ritenuti sostenitori della ipotesi atea. Fra questi ultimi i cosidetti “quattro cavalieri dell’ateismo” : R. Dawkins (1941), D. Dennet (1942), C. Hitchens (1949-2011), S. Harris (1967) e L. Krauss(1954). Autori che riscuotono tuttora una grande notorietà per la loro forte aggressività nel propugnare il loro punto di vista sostengono la irrazionalità della fede in Dio ma difendono la propria posizione con altrettanta irrazionalità.
Questi “difensori dell’ateismo”, ridicolizzando tutto ciò che è religioso, utilizzano argomenti semplici ottenendo dal loro uditorio successo e plauso oltre che forte influenza tra i loro simpatizzanti.
Si guardano bene dall’affrontare con argomenti seri gli argomenti in questione dimostrando un dogmatismo assai uguale a quello di coloro che asseriscono che la Bibbia dev’essere presa in senso letterale. Questi difensori dell’ateismo fanno anche leva traendo spunto dalle iniquità commesse dalle religioni nel nome di Dio; sottolineano le repressioni contro la libertà ed in particolare quelle che riguardano la sfera sessuale; dichiarano l’impossibilità di dimostrare la esistenza di Dio dicendo che la fede viene meno cadendo sotto il suo stesso peso; approfittano dei cattivi esempi offerti dalla cattiva condotta di alcuni rappresentanti della Chiesa, strumentalizzando il problema del male attribuendo questo a Dio che lo permetterebbe… Insomma si servono degli errori e delle condotte perverse senza riconoscere i valori che le religioni nel nome di Dio hanno conferito all’umanità.
A mio parere, il modo più idoneo di distruggere la fede in Dio sarebbe quello di non ridicolizzarla in ambienti a loro comodi dove incontrano plauso e simpatia bensì confrontando le loro idee con quelle di filosofi e scienziati credenti. Mi sembra che la loro strategia non sia all’altezza dello sforzo che fanno per negare il valore della religione.
Leggendo il libro ci si accorge che il lavoro non è stato facile. Il pensiero dei filosofi risulta difficilmente comprensibile per i non iniziati. Mi sono perciò preoccupato di utilizzare un linguaggio il più possibile semplice pur rifuggendo da superficiali banalizzazioni.
Il primo filosofo preso in considerazione è Feuerbach, iniziatore dell’umanesimo ateo, filosofo meno noto di Hegel e Marx che , non troppo giustamente, fanno ombra alla sua fama in quanto a notorietà. Feuerbach voleva eliminare la dimensione religiosa dell’uomo perché riteneva che Dio fosse un desiderio più che un realtà, una vera e propria invenzione dell’uomo con la sua limitatezza. Riteneva che esso vedesse in Dio le doti che a lui mancavano. Dio è il “tappabuchi” utile per sopperire ai limiti dell’umana condizione di bisogno.
Marx, principale teorico del pensiero comunista, lottò per tutta la vita per la giustizia e per la libertà della classe operaia sofferente per gli aspetti disumani causati dalla Rivoluzione Industriale. Il suo materialismo consiste nel ritenere che non esiste altra realtà al difuori di quella materiale. Una materia che esiste da sempre, non creata da Dio ed in continua trasformazione. E’ una visione dinamica di una materia che non ha bisogno di Dio. L’uomo fa parte integrante di questa realtà che si realizza nel lavoro autonomamente e senza Dio. La religione è per Marx “l’oppio dei popoli” che impedisce all’uomo di vedere la realtà offrendogli una visione illusoria frutto di una società ingiusta. La religione è quindi alienante, non connaturale all’essere umano la cui paura gli fa creare il divino.
Il pensiero di Dostoewskij è sintetizzabile nella famosa espressione di uno dei suoi personaggi letterari: “ Se Dio non esiste, tutto è permesso” Dio per questo autore sarebbe alla base dei valori morali; l’angoscia dell’uomo, la libertà, il conflitto fra il bene e il male, la caduta nel nulla o il salto verso Dio, sono gli argomenti fondamentali che hanno occupato il suo tormentato pensiero.
Egli ci ha lasciato una frase: “Credo in Dio ma Egli non crede in me”, frase che contiene tutto il suo profondo desiderio di Dio in continua lotta contro un terribile dubbio.
Nietzsche è l’autore di maggiore impatto dentro e fuori la filosofia, quello che più si oppose al pensiero occidentale. Pensatore originale, suggestivo, solitario, tragico e consapevole di essere il più distruttivo della religioni e della morale tradizionale. Giudicava false tutte le religioni compreso il cristianesimo perché incompatibili con la salute mentale. La sua critica più crudele è contenuta nelle sue opere: “Aldilà del bene e del male, Genealogia della Morale e L’Anticristo”. Progetto di eliminare l’idea di Dio dicendo che :”Dio è morto” perché non essendo necessario ci siamo liberati di lui: Disprezzando l’amore cristiano diceva che questo derivava dalla paura. Chiunque teme il male da parte di un altro dichiara di volergli bene per evitare le conseguenze che gli deriverebbero nell’affrontarlo.
Freud è il neurologo austriaco fondatore della psicanalisi, la teoria che ha rivoluzionato le conoscenze in questo campo del sapere. Egli riteneva che la Chiesa fosse responsabile della repressione dell’istinto sessuale nonché di aver ostacolato la conoscenza e lo studio in questo campo. Nel sostenere questa opinione però confuse le responsabilità della società del suo tempo con quelle individuali della Chiesa e di alcuni suoi rappresentanti. Secondo lui l’idea di Dio deriva dalla tendenza infantile di considerare i genitori molto autorevoli e persino onniscienti, pertanto la religione altro non è che la ricerca di un “essere importante” capace di darci le risposte che noi attendiamo e soddisfacendo i nostri più angosciosi desideri.
- P. Sarte fu uomo assai importante nella cultura francese, riteneva che l’esistenza è più importante e viene prima dell’essenza. Dio non può esistere perché l’esistenza non è qualcosa di concreto al contrario dell’essenza che è quello che una cosa è.
Il concetto di essenza risponde infatti alla domanda: “che cos’è”? L’esistenza invece è il fatto che una cosa esista offrendosi alla nostra esperienza a noi che siamo i soggetti esploranti. Secondo Sartre Dio dovrebbe esistere prima di esistere, la cosa è impossibile, oppure dovrebbe essere l’uomo a conferire a Dio l’esistenza, ma ciò riproporrebbe il problema di capire chi è colui che si può definire l’essere originario.
Il gruppo dei nostri pensatori si chiude con il più moderno di essi, Stephen Hawking, forse il più importante astrofisico degli ultimi anni, uno studioso il cui lavoro non è mai cessato neppure quando il suo stato di salute si è aggravato a causa della terribile malattia di cui soffriva. Molto noto anche per la sua forte capacità divulgativa dei non facili argomenti trattati; ce lo ricorderemo seduto sulla sua carrozzina con il suo sorriso incurante del male di cui soffriva. Perciò che concerne il problema religioso egli riteneva che non c’è bisogno di Dio per spiegare il mondo, i viventi sono l’effetto della generazione spontanea, anche l’uomo è frutto di mutazioni quantistiche o fluttuazioni risalenti all’origine dell’universo. Se prima del Big Bang non c’era il tempo non c’era neppure la necessità di un Creatore.
Il pensiero di tutti questi studiosi è stato esposto con il massimo rispetto senza togliere nulla al loro elevato spessore culturale. A me piacciono tutti, pertanto ho riposto la massima cura nell’analizzarle il pensiero. L’affetto non mi ha impedito di pormi di fronte in atteggiamento critico perché le idee sono discutibili ma le persone sono sempre rispettabili. Ho esposto l’idea principale di ciascuno di essi con brevi, semplici riflessioni e attenta osservazione. Ho evitato i discorsi filosofici e scientifici non alla portata di tutti facilitandone la chiarezza e la comprensibilità. Nella prima parte del libro, per ogni autore, ci sono dei brevi cenni biografici, la sintesi del loro pensiero ed infine le mie considerazioni.
La seconda parte del libro contiene la mia risposta alla domanda “ … se Dio non esistesse” centrata sul messaggio e sulla persona di Gesù di Nazareth, sulla persona che è stata capace della più grande rivoluzione mai verificatasi nella storia, il suo messaggio di pace e la sua proposta per un mondo più giusto ed umano.
Il libro reca in copertina una poesia riguardante il dubbio, essa è il frutto della sensibilità del mio grande amico e poeta Luis de la Rosa. Sono certo che sarà per voi cosa gradita leggerla e meditarla. Grazie a tutti voi per la cortesia di essere stati qui ad ascoltarmi, e nella speranza di essere stato utile per chiarire qualche precedente punto di vista.
Monopoli, 12 Settembre 2023
14 e 16 settembre 2022
Presentato a Monopoli in Biblioteca Rendella il libro di
Jesus Fernandez Bedmar
Quaestione disputatae. Temi di riflessione e dialogo per il sec. XXI

Nei giorni 14 e 16 settembre è stato ospite a Monopoli il prof. Jesus Fernandez Bedmar per presentare il suo libro Quaestione disputatae. Temi di riflessione e dialogo per il sec. xxi, Aga Editrice, 2019: prima in Biblioteca per il Presidio del Libro e poi al Polo Liceale per alcune classi di 4° e 5° Linguistico, con le quali ha dialogato in spagnolo.
Il Professor Fernandez Bedmar è stato e continua ad essere un insegnante, un educatore, una persona che vede nel dialogo interpersonale una forma di attività docente, pur nel più assoluto rispetto della personalità dei suoi discepoli.
In tutto l’arco della sua esistenza egli si è adoperato affinché in essi si sviluppasse il senso critico, indispensabile per la crescita di ogni persona.
Il lavoro del prof. Fernandez Bedmar ha la sua genesi in Granada, città in cui il clima costruttivo di vivace scambio fra culture diverse alimenta il loro avvicinamento.
Il prof. Giovanni Sardella ha tradotto il testo in italiano e lo ha fatto pubblicare, estendendo all’Italia i frutti del suo pensiero e del suo messaggio nella certezza di fare cosa utile per la fede cristiana e per incrementare l’amicizia affettuosa che da sempre lega l’Italia alla Spagna.
Il prof. Fernandez Bedmar è anche autore di un altro testo intitolato Y se Dios non existiera? (E se Dio non esistesse) anch’esso in corso di traduzione.
Al centro del volume, delle conversazioni e del pensiero dell’autore è il Cristo, Gesù, la sua vita, la sua parola, la sua missione di salvezza. Cristo nella sua operatività, apertura, tolleranza, misericordia.
Ecco alcuni dei temi affrontati e discussi nel testo: l’aborto e le sue implicazioni, la lettura della Bibbia, il ruolo della confessione (non penitenza), la diatriba fra conservatori e progressisti non solo nella Chiesa, che vuol dire essere cristiano, come interpretare i dogmi, l’unità della persona al di là del dualismo anima/corpo, i profondi cambiamenti avvenuti nella famiglia e nella sessualità, i pericoli connessi alla pratica di una religiosità fanatica, la pace nella giustizia, il significato etico dei miracoli, dei misteri, e in particolare della Trinità e della Eucarestia (Transustanziazione), il ruolo del mito, il senso umano ed etico della morte e resurrezione di Cristo, l’importanza cruciale della solidarietà e dei valori comunitari, la sintesi chiara dei valori cristiani, cioè dei principi fondamentali del cristianesimo (povertà sofferenza, lotta per la pace e la giustizia, la solidarietà, la purezza di cuore, l’essere perseguitati in nome di Dio, il perdono, l’amore, sintesi di tutti i valori).
L’intenzione e ispirazione primaria del testo è etica e nello stesso tempo pedagogica.
Non si tratta quindi di un testo che affronta le questioni classiche della teologia in chiave metafisica e ontologica.
Esso tende infatti a mostrare il significato, il senso etico-religioso del dogma teologico in piena assonanza con la scelta di fede dell’Autore che privilegia più l’aspetto pratico, operativo, caritativo che quello teoretico.
Introduzione di Antonio Bini, filosofo.

A parte il titolo latino che rimanda alle libere e razionali discussioni che avvenivano nella Atene di Socrate e nelle Università medievali e che richiama il metodo che si vuole utilizzare nella esposizione, un’indicazione sui contenuti è nel sottotitolo: temi di riflessione e dialogo per il sec. xxi.
Proprio la scelta della riflessione dialettica e dialogica, fondata sul continuo domandare (… e rispondere senza peli sulla lingua) non ne fa un libro apologetico in senso classico. Se qualcuno mi chiedesse se questo è un libro apologetico risponderei: «sì e no. Sì perché difende la fede in Gesù Cristo, la sua plausibilità umana. No perché non cerca di mostrare la superiorità del Cristianesimo».
Gli scopi essenziali del libro possono così individuarsi:
- rendere comprensibile oggi il messaggio di Gesù, nel solco del Vaticano II, alla luce dei segni dei tempi; «la Vita, religiosa o no, senza la ricerca delle cose essenziali che la sostengono, non vale molto la pena di essere vissuta»
- non far vacillare la scelta di fede operativa del credente, soprattutto del credente non versato nella disputa teologica: «perché la fede non vacilli» (p. 11)
- sostenere l’opera di aggiornamento in atto nella Chiesa sotto la spinta di papa Francesco.
- Aprire la mente anche a livello popolare alla discussione di temi e problemi scottanti, che sfuggono al piccolo cabotaggio delle discussioni sui social e della sacralizzazione dell’effimero, del provvisorio, dell’assenza di progettualità a medio e lungo termine.
Relazione del prof. Fernandez Bedmar.
Grazie a Monopoli, città in cui ritorno sempre con grande affetto, ricordo le visite che ho fatto anni fa, visite che mi hanno permesso un ottimo rapporto con gli studenti di Monopoli e i loro genitori.

Grazie a Gianni Sardella e Margherita Quarta, senza di loro questo evento non sarebbe stato possibile. Sono stati anche i grandi traduttori del libro, ma soprattutto per la loro amicizia, per il loro affetto e per la loro ospitalità. Ci sono molti anni di rapporto che hanno solo accresciuto il mio affetto fin dall’inizio.
Due anni fa, avrei dovuto essere qui, ma il Covid me lo ha impedito. Proprio ora, le cose vanno molto meglio ed eccomi qui.
Debbo dire che ho pensato a queste “domande” da tempo; a loro dedico parte del tempo della mia pensione e il tempo libero che le mie nipotine mi lasciano: questi “argomenti” mi hanno fatto vedere la distanza, soprattutto dei giovani, della Chiesa e del messaggio di Gesù di Nazaret.
Con una visione più attuale del libro, vorrei fermare questa partenza dal messaggio cristiano. Mi preoccupa anche il fatto che, quando vado in Chiesa, noto che la maggioranza delle persone ha la mia età, cioè, non sono giovani.
D’altra parte, mentre la società è poco interessata alla religione, il mondo della scienza ne è più interessato ad essa. Il tema di Dio ha cessato di essere esclusivo delle persone ecclesiastiche ed è passato nel campo della scienza.
il libro non è religioso, anche se si occupa di questioni religiose. È un libro eterodosso e non politicamente corretto; è un libro che porta alla luce questioni “molto controverse” in tema di religione, e cerca di esporli in modo non tradizionale.
È un libro critico ma rispettoso: tutti gli argomenti del libro meritano il mio rispetto ma, ho pensato che potessero essere analizzate diversamente da come ci sono state raccontate. Lo dico, perché il messaggio dì Gesù è predicato con concetti difficili da capire e con linguaggio elevato che finge di essere più spirituale, ma è soltanto non comprensibile.
Ad esempio, cosa pensate voi della parola transustanziazione? Parola che usa concetti come “sostanza”, “essenza”, “persona”…, che appartengono alla filosofia e non sono comprensibili per tutti. Sono concetti che devono essere spiegati in modo che anche i bambini li capiscono per evitare quello che dico nel libro.
Questi esempi mi fanno da pensare e da imparare.
Rispetto a questi problemi molti credenti riflettono con più o meno intensità, almeno io ne penso. Ma, per i non credenti, forse parte della loro non credenza è nell’interpretazione data a questi stessi temi.
Possono sorgere anche discussioni imbarazzanti, per coloro che preferiscono non entrare in “pasticci” o “problemi intellettuali” che possono creare difficoltà. Tra noi, in Spagna si dice che è la fede del carboniere, un aneddoto spagnolo del quattrocento che recita così.
«- In che cosa credi?” Chiesero al carboniere.
– In quello che crede la Santa Chiesa”, ha risposto.
– Ma, cosa crede la Chiesa?”
– Quello che credo io.
– Ma in cosa credi tu?
– Quello che crede la Chiesa … E così via … »
Nel libro si parla di argomenti con la massima chiarezza e semplicità per essere intesi da chiunque voglia chiarirsi le idee, senza banalizzarle e sempre con gli occhi al Vangelo.
Non è un libro dogmatico. Solo parla di problemi che ci riguardano.
Problemi che vogliono farci pensare, con l’intenzione di uscire dal letargo in cui noi credenti siamo caduti nelle questioni religiose, forse perché facciamo bene quello che ci viene detto ogni giorno in chiesa.
Ma, oggi possiamo capire meglio il messaggio di Gesù che, a volte, è stato rimosso dall’originale. Inoltre, perché non pensare che i laici cristiani possano contribuire con il loro punto di vista?
Il libro nasce anche dalla noia che fa sentire sempre le stesse cose, le stesse parole, gli stessi argomenti, come se fossero immobili. E così, sempre di più delle chiese si svuota, restano solo le persone anziane. Sentiamo i sermoni, secondo il detto “predichi pure padre, tanto a me, quello che lei dice, da un orecchio mi entra e dall’altro mi esce”. Cioè, senza attenzione.
Lo scienziato britannico Arthur Peacocke, nella sua opera The Ways of Science to God, dice così: abbiamo bisogno di una teologia aperta e rivedibile, qualcosa che non è di moda tra i cristiani, ma è inevitabile, se non vogliamo degenerare in una società incapace di trasmettere il Vangelo al mondo di oggi; cioè, se noi cristiani continuiamo sul cammino che stiamo percorrendo, in breve tempo la chiesa finirà per essere un gruppo residuo che avrà perso la sua ragione d’essere.
Ma, tutti abbiamo bisogno di sentire che il fondamento della nostra vita religiosa, si bassa su l’evento storico accaduto duemila anni fa, in grado de compiere la più grande rivoluzione sociale della storia.
Dobbiamo tornare allo spirito del Vaticano Secondo, senza misteri e lontano dal linguaggio abituale. Qualcuno ha detto: “Le omelie dovrebbero essere come minigonne, corte e pronte a mostrare qualcosa”. Ancora di più, viviamo in un mondo estraneo a spiritualismi che non ha nulla a che fare con il messaggio cristiano.
Il nostro mondo abbondante di progressi: la fisica quantistica non parla più di atomi, ora parla di particelle ancora più piccole; L’astrofisica ci parla di un universo in espansione da quattordici miliardi di anni. La neurobiologia ci sorprende con le sue conoscenze sul cervello umano.
Oggi gestiamo telefonini di ultima generazione, computer con immensa capacità, automobili senza conducente, ecc. ecc. Ma, penso che, anche in questo mondo, Dio e la religione hanno qualcosa da dire. Cioè, ancora possiamo parlare di Dio e della religione ed è per questo che vi presento questo libro.
Tutti noi abbiamo dubbi, credenze o tradizioni, da cui non possiamo liberarci; domande che hanno molto a che fare con i temi del libro. Pertanto, parlo di queste domande in lingua attuale, comprensibile e senza mistero.
Non nego la possibilità di misteri ma, nel cristianesimo, Gesù lo ha chiarito molto bene, come si legge in Matteo: grazie. Padre, perché hai nascosto queste cose ai saggi e le hai rese facili per i semplici (Mt 11,25). Allora perché non siamo anche noi così chiari?
Forse il problema è che di Gesù abbiamo due versioni diverse: una di Paolo, un ebreo che divenne cristiano e portò il cristianesimo ai non ebrei; Paolo è un personaggio eccezionale, ma non conosceva Gesù di persona.
La sua esperienza viene dopo alla risurrezione di Gesù; la sua esperienza è divina non umana, come invece è quella degli apostoli. È importante essere coscienti di ciò, perché il messaggio di Paolo è diverso da quello degli evangelisti.
Partendo da questa visione di Paolo, sono state scritte opere in cui Gesù appare, soprattutto, nella sua divinità, ma è poco comprensibile. Un Gesù con misteri, dalla sua nascita. E la chiesa ha rafforzato questa idea con dogmi a cui dobbiamo credere anche se non sono compresi.
Con Paolo, il cristianesimo ebraico diventa greco e poi latino, un cristianesimo che diventa religione universale. Con la teologia greco- ellenistica, le professioni di fede sono formulate in greco. Il cristianesimo ellenico si diffonde in tutto l’impero romano.
Dopo, le piccole comunità diventano grandi organizzazioni, la religione diventa unica e ufficiale. Gesù Cristo è inteso come “pantocrator” e occupa il posto di Dio.
Alla fine di spiegare la relazione di Gesù con il Padre, vengono utilizzate le categorie greche (physis, ousìa, hypóstasis, in latino, natura, sostanza, persona). Il Concilio di Nicea (325), identifica Cristo con Dio: hómo-oùsios = della stessa natura (formula che intendeva porre fine alle discussioni con l’arianismo, ma che creava più problemi).
Lo stesso è successo con il dogma della Trinità. Con l’imperatore Teodosio, la chiesa è istituzionalizzata: la chiesa cattolica è la chiesa di stato, e l’eresia è un crimine di stato. E così, la chiesa perseguitata divenne una chiesa persecutrice; la fede non è più fiducia in Dio e in Cristo, ma “ortodossia”, “retta credenza”.
Cioè, l’antica chiesa era sacramentale, collegiale e conciliare, invece la chiesa medievale cattolica-romana è più legale, monarchica e assolutista. Non ho nulla contro questa visione di Gesù; autori di grande livello lo difendono e ne hanno scritto molto e bene.
Ma c’è anche il Gesù dei Vangeli; un Gesù vicino, che lavora con i suoi genitori fino a quando esce di casa per dire al mondo che Dio è il Padre di tutti. Un Gesù, la cui dottrina si scontrò frontalmente con quello che si diceva, e lì iniziò il suo confronto con le autorità civili ed ecclesiastiche, perché rivelò le contraddizioni con il messaggio che venne a predicare (Lc 11.46): “guai a voi, dottori della legge, caricate la gente di pesi difficili da portare, e voi non toccate quei pesi neppure con un dito”.
Loro non volevano rinunciare ai privilegi di cui godevano nel popolo ebraico. Da questo punto di vista, sono state scritte opere e anche i loro autori meritano il mio più grande rispetto.
Dico questo, perché qualcuno può dire che il Gesù che appare nel libro è molto umano; un Gesù capace di far innamorare coloro che gli si avvicinano.
Secondo me, la nostra Chiesa è stata più incline alla visione divina di Gesù e ha dimenticato un po’ l’umano. lo non nego la visione divina. Forse la Chiesa l’ha fatto per sottolinerare la divinità di Gesù come elemento più importante…, ma il Vaticano II, nella “Costituzione sulla Chiesa” (22), dice che “il Figlio di Dio ha lavorato con le mani dell’uomo, con volontà dell’uomo, amato con cuore dell’uomo. Nato dalla Vergine Maria, divenne uno di noi, simile in tutto a noi, tranne nel peccato.
Secondo me, il Gesù più vicino non è stato predicato dalla Chiesa e molti non lo conoscono; si sono allontanati, perché il Gesù che hanno conosciuto non è attraente, e quindi abbiamo una Chiesa le cui cerimonie sono in modo schiacciante seguite dai più anziani, con pochissimi giovani. E così che io voglio dare una visione più umana di Gesù.
Ancora di più, perché la scienza, usando metodi di ricerca affidabili, avanza lentamente, con successi ed errori e non osa parlare mai dogmaticamente, perché ciò che oggi è “a”, domani può essere “b”, mentre invece la Chiesa parla dogmaticamente, senza il minimo dubbio? Oppure, perché usare nel ventunesimo secolo – oggi – lo stesso linguaggio che si usava nel tredicesimo, quattordicesimo… secolo?
Altri esempi, ci sono valori tipicamente cristiani? Ovviamente, valori che, se non sono predicati dalla Chiesa, nessun’altra istituzione predicherebbe. Cosa significano pace, perdono o povertà cristiani, i cui detentori Gesù ha definito beati? Perché Gesù è morto così giovane, e senza aver sbagliato? Dire che è venuto a morire, sarebbe una ovvietà, perché tutti noi nati finiamo per morire.
Per quanto riguarda la famiglia. Oggi ci sono diversi modelli familiari e non sembrano delle mode che accadranno, ma i comportamenti che sono arrivati a restare; possiamo continuare con il modello tradizionale o possiamo dire che tutti quelli che non la pensano così hanno torto (come quella mamma che assisteva a suo figlio in una parata militare; il figlio aveva cambiato passo ma lei ha pensato: tutti hanno cambiato passo tranne il mio figlio).
Questi sono alcuni temi del libro, perché ci sono stati insegnati come immobili, quando non dovrebbero essere così.
Vorrei dare ragioni da pensare, non sentimenti. Vorrei riflettere e continuare ad avanzare nella conoscenza dì ciò che è importante. Vorrei che “si osasse pensare”.
E vorrei non continuare come credenti passivi che ripetono “amen” a tutto ciò che ci dicono. Quanti preferiscono continuare a pensare che le idee giuste ci debbano provenire sempre dall’alto?
Questo volevo scrivendo il libro: esporre alcuni temi con i “miei” argomenti, solo con il Vangelo come fondamento, per aiutare chi vuole pensare. Cioè: perché non pensare che i laici cristiani possano contribuire con il loro punto de vista?
Siamo più grandi nella chiesa di Gesù, come diceva Paolo: quando ero bambino, parlavo come bambino, avevo mentalità di bambino, ragionavo come bambino; ma quando sono diventato uomo ho messo fine all’infanzia (1a Cor. 13.11).
E così, ora che abbiamo lasciato l’infanzia, possiamo contribuire con il nostro granello di sabbia per dare la massima chiarezza possibile al messaggio della Buona Novella di Gesù, il Cristo.
Sinceramente, grazie a tutti per ascoltarmi. Se leggete il libro, che sia con lo stesso amore con cui io l’ho scritto. E, se vi piace, consigliatelo, perché sarebbe un buon modo per diffondere il messaggio cristiano.
Articolo a cura di Stefano Carbonara,
scrittore, editore rivista Monopoli Tre Rose



















