In questo periodo tornano puntualmente le critiche all’8xmille e alla sua gestione, che i contribuenti italiani affidano alla Chiesa Cattolica.
Una diatriba artefatta per creare nuove argomentazioni polemiche.
Puntualmente si giunge a evocare un uso strumentale per accusare la Chiesa di sperperare, specialmente in ambito locale, somme per fini sbagliati e del tutto discutibili.
È sotto i nostri occhi il considerevole valore di tutte le opere, che la Conferenza Episcopale Italiana, le diocesi, le parrocchie, le associazioni ecclesiali e talvolta anche i laici realizzano attraverso l’8xmille. Per ridare dignità alle persone, combattere la povertà, pianificare e promuovere l’educazione, non solo religiosa, delle nuove generazioni.
Far fronte a tutte le emergenze. Quelle grandi e quelle piccole. Durante i mesi bui della pandemia, la Cei ha messo a disposizione circa 250 milioni di euro per acquistare attrezzature mediche e respiratori per aiutare quella parte più svantaggiata della popolazione. A parte le energie e i fondi messi a disposizione da altri soggetti ecclesiali. Tra cui circa sei milioni di pasti gratuitamente distribuiti ogni anno da tutte le mense della Caritas. Interventi necessari e indispensabili, che hanno aiutato il Paese. Senza queste diffuse attività avremmo sicuramente fatto l’elenco di danni incalcolabili
La rendicontazione e la trasparenza dell’impiego sistematico dell’8xmille sono regole assolute.
Non solo perché previste dalla relativa legge istituita nel 1985, ma soprattutto perché nel corso degli anni la Chiesa ha dato autonomamente a se stessa una serie di regolamenti interni, tali da integrare la precisa normativa statale. Tutti i dati sono consultabili anno per anno e sono accessibili a tutti i mezzi di informazione. Un documento ricco di testimonianza e di numeri. Con il merito, inoltre, di evidenziare un quadro completo, fatto anche di singoli dettagli.
Dietro ogni spesa c’è una rilevante finalità sociale, che rappresenta una insita motivazione di carità. L’8xmille ha portato la Chiesa italiana a moltiplicare i propri interventi di carità strutturale, che fa un tutt’uno con le emergenze del Pese.
Né si può disconoscere la direzione intrapresa. Distribuire benefici a tutti, credenti e non.
La Chiesa italiana restituisce beni e servizi alla comunità civile. Molto di più di quanto riceve grazie alla fiducia dei contribuenti.
Antonio Losito








Personalmente, contesto più che altro il meccanismo, messo in discussione anche dalla Corte dei Conti, che di fatto destina all’otto per mille anche l’irpef versato da coloro, i quali non esprimono nessuna preferenza. Per cui, come noto, non è che ciascuno indica a chi versare l’otto per mille del proprio irpef, che pertanto, in caso di silenzio, resta per intero allo Stato; ma è che, di tutto l’irpef raccolto dallo Stato, l’otto per mille viene distribuito, sulla base delle sole preferenze espresse dai contribuenti, tra le confessioni, che hanno firmato convenzioni con lo Stato stesso. A dispetto del principio, credo indiscutibile, per il quale, trattandosi di scelta volontaria, chi non si esprime semplicemente tace e non dovrebbe per questo essere accodato a coloro che si esprimono. Se poi si considera che mediamente meno della metà dei contribuenti esprime la propria preferenza, si capisce bene che l’incidenza del meccanismo descritto sull’entità dei fondi erogati diventa decisivo.
Gentile Ignazio,
nel mio articolo ho volutamente affrontato solo il modo come la Chiesa spende i soldi dei contribuenti italiani. Sistematicamente a favore della comunità, privilegiando i più bisognosi.
Un caro saluto. Antonio Losito
Giusto, il taglio dell’articolo è questo. Però, non tutti i fondi rivenienti dall’otto per mille vengono spesi a favore delle comunità, almeno non direttamente. Infatti, con riferimento al 2022, circa il 37% è destinato al “Sostentamento del clero”; circa il 33% alle “Esigenze di culto e pastorali” (essenzialmente, “Edilizia di culto”, “Catechesi ed educazione cristiana”, “Tribunali Ecclesiastici Regionali”); circa il 25% agli “Interventi caritativi” (quelli direttamente a beneficio delle comunità locali, nazionali ed estere); circa il 5% a riserva. Questi sono i dati ufficiali rinvenibili all’indirizzo https://www.8xmille.it/sites/default/files/ripartizione.pdf, dove la CEI, con apprezzabile e concreto sforzo di trasparenza (non sempre, anzi quasi mai sostenuto dalle altre organizzazioni del terzo settore, pure destinatarie di contributi pubblici e donazioni), rende noti gli impieghi dei fondi ricevuti. Beninteso, si tratta comunque di utilizzi conformi a legge (n. 222 del 1985), solo che le campagne pubblicitarie, che ogni anno vengono prodotte, danno a intendere che i fondi siano impiegati, nella loro totalità, per scopi caritatevoli e di assistenza. E’ un taglio comunicativo comprensibile (sempre di pubblicità si tratta), ma non molto giustificabile (sempre di organizzazione religiosa si tratta). Peraltro, di come utilizzano i fondi gli altri beneficiari si sa ancora meno, senza che per questo ci siano, da parte dei “soliti noti”, levate di scudi paragonabili a quelle riservate alla chiesa cattolica. Cari saluti.
Gentile Ignazio,
le tue riflessioni arricchiscono il mio breve articolo. Perché il “Sostentamento del clero”, le “Esigenze di culto e pastorali”, che si esplicano nell’”Edilizia di culto”, nella “Catechesi ed educazione cristiana” e nei “Tribunali Ecclesiastici Regionali”, non possono non essere annoverati e inglobati negli “Interventi caritativi” da te efficacemente sottolineato. La Chiesa ha ripreso il suo cammino con il Concilio Ecumenico Vaticano II. Interrotto con nostra sofferenza da un pontificato durato 26 lunghissimi anni. Poi, per fortuna, Papa Francesco ha dato nuovo impulso. Non si può ignorare, per esempio, che mons. Oscar Romero è diventato santo dopo 37 anni. Ammazzato sull’altare nel 1980 e subito ignorato. Nel 2015 Papa Bergoglio con il suo “in odium fidei” ha dato slancio al processo di beatificazione, precedentemente bloccato, e nel 2017 è approdato agli onori degli altari. Né abbiamo apprezzato il “santo subito” attribuito a Wojtyla appena deceduto. Ostacolato da molti, soprattutto da don Giulio Girardi, già professore di Filosofia Teoretica e Metafisica all’Università Salesiana di Roma, con il suo “Appello alla chiarezza”, firmato dal altri 12 teologi.
Ti saluto caramente.
Antonio Losito
P.S.
Con piacere farei la tua conoscenza.