MARIA NAPOLITANO

Maria Napolitano nasce a Monopoli il 3 maggio 1931. Sale al cielo il 17 novembre del 2020.
Muore a causa della prima ondata di epidemia da Covid-19 presso la locale Casa di Riposo Regina Pacis in pochi giorni.
Fino all’età di 12 anni vive con i nonni paterni Saverio Napolitano e Marietta Stifano in via Nicodemo Argento 13. Poi dal 1943 al 1969 all’interno del Castello di Carlo V, successivamente e fino al 2015 presso la sua abitazione in via Mulini 72. Gli ultimi 5 anni, con l’avanzare della sua patologia neurologica, si trasferisce presso la Casa di Riposo dove termina la sua vita terrena.


Nei primi anni in cui viveva con i nonni, frequenta la scuola fino alla terza elementare presso l’ex Istituto, oggi Palazzo S. Giuseppe, che negli anni ’30 era ubicato in quella che attualmente si chiama Vico Acquaviva dove si trova l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Monopoli.
Nonno Saverio l’accompagnava a scuola portandola in braccio per non farle raffreddare i piedi specie d’inverno.
Maria amava moltissimo le piante, le curava e parlava con loro perché diceva che “l’anidride carbonica emessa dalla nostra bocca le faceva crescere”.

Amava tutti gli animali indistintamente. E’ cresciuta sempre in compagnia di animali. Nei suoi 26 anni di vita al Castello di Carlo V, sul terrazzo insieme ai suoi familiari, ci avevano fatto vivere cani, gatti, papere, un maialino e anche una scimmia a cui Maria teneva molto.

In quelli anni, in cui viveva sempre accanto ai genitori Elisa Bini e Giovanni Napolitano, nacquero i suoi quattro fratelli, Maria era l’unica donna della casa, dedita ad aiutare la madre nelle faccende domestiche e lavorative al Castello, cucinando anche per i carcerati.
Tra i racconti di vita al Castello tra i carcerati non ha mai speso una parola di rigetto o di offesa verso quelle persone che scontavano la loro pena.
I familiari la ricordano, in particolare, per la sua descrizione attenta e affascinante di quelli anni legata alla figura di una prostituta veneziana. Maria esaltava la sua bellezza, di donna alta, robusta, dai capelli bellissimi e con tante abilissime doti come ricamare e lavorare all’uncinetto.
Aveva sempre una parola positiva e di conforto per tutti quelli che vivevano nel carcere. Ripeteva spesso in quegli anni: “Da noi viene gente povera, che per fame ha fatto degli errori ma che ha bisogno di conforto…”
E non usava mai una parola di disprezzo per parlare di loro e della loro condizione.
Raccontava che nel periodo della guerra sul terrazzo del Castello c’erano tanti militari e lei, adolescente, provava imbarazzo quando passava dinanzi a loro con i secchi dell’acqua.
Era una bella ragazza, semplice e intraprendente ma che aveva scelto di donare il suo amore ai più e non a un singolo uomo. Eppure c’erano state delle occasioni, delle cotte ma la sua scelta di vita era segnata e voluta sin dalla giovane età.

Nella sua ultima residenza in via Mulini amava osservare le coppiette che si mettevano sul cannone lungo la strada. Diceva che era bello vedere le giovani coppie che si amano.
Maria ha sempre considerato l’amore e la carità al di sopra di tutto. Non ha mai avuto un atteggiamento pregiudizievole verso tutte le forme d’amore.
Per diversi decenni è stata al servizio della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo in s. Teresa, durante la seconda metà della guida pastorale di don Michele Lorusso, parroco dal 1955 fino al 1995, negli anni di don Pietro Goriziano dal 1995 al 2004, don Vito Schiavone dal 2004 al 2014 e don Giovanni Intini per la gran parte del 2015.
Sotto la guida sapiente di questi sacerdoti, Maria assiste nei primi anni di vita ecclesiale al restauro della Chiesa di s. Teresa nel 1971 sotto la regia di don Michele Lorusso, e in seguito con la sua crescita spirituale in comunità ricopre moltissimi incarichi pastorali: catechista e guida per i ragazzi preda del disagio sociale ed economico di Piazza Palmieri, operatrice e responsabile Caritas, responsabile del corredo liturgico, animatrice parrocchiale e instancabile testimone di fede e di prossimità accanto ai più poveri tra i poveri del centro storico.
Amava tenere la parrocchia pulita e sempre accogliente verso il prossimo. Ci teneva che tutto potesse funzionare al meglio. Non si accontentava mai della banalità.
E spesso, in particolare nei momenti liturgici più importanti dell’anno, faceva precedere l’arredo liturgico e la pulizia della parrocchia, dalla pulizia della sua casa, specie il sabato mattina, il giorno del lavaggio della scala di casa e delle sue faccende domestiche più importanti presso la residenza di via Mulini.
Per questo diceva di arrivare stanca e piena di dolori in parrocchia, visto che viveva da sola, ma si rimetteva subito a lavoro perché tutto in parrocchia andasse per il verso giusto.
Una donna che non si è mai risparmiata, insegnando ad accogliere l’altro e ad amarlo nella prossimità, oltre ogni limite e circostanza.
Un’autentica testimone della carità di Cristo, che visitava le case più fatiscenti portando viveri e aiuti personali ed economici. Spesso i suoi risparmi finivano come aiuto alle necessità di chiunque ne avesse bisogno senza distinzioni di sorta e oltre ogni limite e riserva. Persino i suoi familiari erano amabilmente preoccupati a volte per la sua carità irriverente e senza limite alcuno.
Fino all’ultimo, quando la sua patologia l’ha portata a non avere più l’equilibrio della ragione nelle scelte di gestione dei beni personali e comunitari a disposizione, causando l’amabile richiamo imbarazzato persino dei sacerdoti, suoi direttori spirituali degli ultimi anni e primi testimoni dell’amore al prossimo, don Vito Schiavone e don Giovanni Intini.
Per questo e per tanto altro i familiari e la comunità vogliono tenere vivo ancora il suo esempio con affetto e fede viva.
Attraverso le testimonianze, il video e la posa della targa in sua memoria davanti all’ingresso secondario della Chiesa in piazza Palmieri, hanno voluto riattualizzare i doni di fede e di luce che ha lasciato a quanti l’hanno conosciuta e amata con il ricordo prezioso del cuore.
Giacomo Ferrarese
Maria è stata la radice del centro storico, la donna che sapeva trasformare la povertà e la dignità in fede e amore. Io la chiamavo Madre Teresa della nostra parrocchia perché dove c’era silenzio e povertà, lei c’era sempre. È stata il cuore pulsante della nostra comunità che non si fermava mai nell’aiuto agli altri e nell’essere presente affianco alle famiglie bisognose del centro storico che facevano riferimento a lei per ogni cosa. Con la sua morte, i poveri del centro storico hanno perso il loro riferimento, la loro mamma. Ma continuerà a vivere nel cuore dei più poveri tra i poveri come in quello di tutti noi. Le testimonianze, il video e la posa della targa davanti alla Chiesa sono la testimonianza del nostro affetto e del ricordo di lei che nel nostro cuore non si spegnerà mai. GRAZIE Maria per tutto quello che hai fatto, per i poveri, per i ragazzi, per gli ultimi, per la nostra comunità, per tutte le persone amiche e per tutti noi.
Gianni Comes
Pittore monopolitano
GALLERIA IMMAGINI
IMMAGINI DELL’EVENTO DI COMMEMORAZIONE E DELL’APPOSIZIONE DELLA TARGA IN OMAGGIO DI MARIA NAPOLITANO DEL 27 GIUGNO 2023

Articolo a cura di Stefano Carbonara
Storico, scrittore, editore di Monopoli Tre Rose














































