CONVEGNO A LIONE SULLA XYLELLA
A 10 anni dalla prima scoperta della Xylella in Puglia (2013 zona di Gallipoli) la diffusione del batterio responsabile del disseccamento rapido degli ulivi sta rallentando.
A documentarla sono i dati presentati dal prof. Donato Boscia, dirigente delle sede di Bari dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR ( IPSP-CNR) tenutasi a Lione il 20 agosto 2023.
Oggi in Puglia l’area interessata dai focolai è di circa 8.000 chilometri quadrati, il 40 % del territorio regionale, 100 volte più grande del primo focolaio individuato nel 2013, quando i ricercatori dell’IPSP segnalarono la presenza del terribile batterio. Da quella data sono scomparse, perché distrutte, oltre 15 milioni di piante di ulivo.
Dati alla mano, negli ultimi 5 anni si è avuto, però, un significativo rallentamento della diffusione verso il Nord della Puglia e, più recentemente, una riduzione dell’epidemia nella stessa zona sud pugliese ( Salento, Brindisino, Tarantino).
La conferenza di Lione ha messo in evidenza le numerose strade che la scienza sta percorrendo per combattere efficacemente i patogeno (in evidente contrapposizione alle teorie non scientifiche dei No Xylella e No Vax ).
I ricercatori hanno discusso delle soluzioni più tradizionali e pratiche, come la ricerca e lo sviluppo di varietà resistenti o modelli predittivi per il controllo della “sputacchina” , l’insetto vettore del batterio della Xylella.
Hanno anche presentato i nuovi orizzonti della ricerca come l’intervento sul microbioma delle piante e le nuove tecnologie per la diagnosi precoce attraverso senso di prossimità, immagini aeree e satellitari, e finanche l’impiego di cani specializzati, capaci di fiutare la presenza del batterio.
Le varierà di olivo resistenti restano sostanzialmente due: Leccino e Favolosa.
Queste due cultivar possono trasmettere, come sottolineato dai docenti Salvatore Infantino e Maria Saponari del CNR, i tratti di resistenza alla progenie e quindi grandi speranze sono ora riposte nei programmi di incrocio e selezione di nuove varietà, tra cui quelli italiani partiti all’inizio dell’anno 2023( finanziate con fondi del governo italiano).
Puntare solo su due cultivar come Leccino e Favolosa presenta notevoli pericoli, in quanto se attaccati da altre patologie, potrebbero subire conseguenze letali.
Il rallentamento dell’infezione nella zona cuscinetto, proprio in corrispondenza della Piana degli Ulivi Secolari, posta tra Brindisi e Bari, nei comuni di Ostuni, Carovigno, Fasano, Monopoli, è dovuta essenzialmente alle operazioni di diserbo e di buone partiche colturali, messe in atto dagli agricoltori, che però sono alle prese con i maggiori costi e i minori redditi.
Le azioni di monitoraggio eseguite dall’ARIF, con prelievo di campioni di rami e foglie, poi testate dall’Istituto di Ricerca Basile Caramia di Locorotondo stanno dimostrando efficacia ed utilità.
Mai, però, abbassare la guardia, dal momento che l’infezione prosegue con alcuni focolai, ultimo nel Comune di Castellana Grotte, posti vicino alle strade, indice che la sputacchina e il batterio arrivano con gli automezzi e le persone trasportate.
BOLLETTINI DI MONITORAGGIO DELLA XYLELLA
L’ultimo bollettino diramato dall’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia riportano dei dati da cui si osserva un deciso rallentamento della diffusione della Xylella in Puglia, che ha già interessato dal 2013 al 2023 circa 21 milioni di ulivi nel Salento, Brindisino, Tarantino e alcune aree del Sud Barese.
Nella zona di Monopoli, facente parte del confine nord di espansione dell’infezione, chiamata zona cuscinetto, nell’ultimo monitoraggio al 30 giugno 2023 non si sono registrati casi di infezione.
I professori Boscia e Infantino hanno relazionato facendo il punto della situazione.
Le loro relazioni sono di seguito riportate in sintesi.

Relazione di Donato Boscia, direttore della ricerca presso il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR).
Nota / Donato Boscia è stato insieme al compianto prof. Giovanni Martelli, emerito professore di Virologia Vegetale dell’Università di Bari, uno dei primi a identificare il batterio fa il punto sulla diffusione del batterio della Xylella in Puglia, sottolineando il rallentamento della diffusione.
Sono passati 10 anni da quando è stato scoperto il focolaio di Xylella associato al prosciugamento degli ulivi. E la sua capacità di infettare sta ora diminuendo.
Nei primi sette-otto anni (2013-2020) la Xylella si è espansa enormemente. L’infezione che in un primo momento interessava 8.000 ettari ha moltiplicato per 100 la sua portata sul territorio. Oggi circa il 40 per cento della Puglia è interessata a diversi livelli dall’epidemia e dai protocolli di contenimento.
La notizia è che negli ultimi due anni la capacità infettiva dei batteri è rallentata. Possiamo vederlo, sia dalla riduzione in capacità di diffondersi a nuove aree e dalla più lenta progressione della malattia nelle piante infette.
I ricercatori del CNR stanno studiando le ragioni del rallentamento di Xylella. Una possibile ragione è una strategia di gestione ambientale che ha reso più difficile la riproduzione degli insetti vettori dei batteri, come la cimice marmorizzata.
Insieme all’olivo, diverse dozzine di altre specie vegetali locali in Puglia sono sensibili alla Xylella fastidiosa.
Nota su Xylella fastidiosa
Xylella fastidiosa è un patogeno batterico delle piante che colpisce un’ampia gamma di specie vegetali. È un batterio Gram-negativo che risiede nello xilema, i tessuti che conducono l’acqua delle piante. È noto che la Xylella fastidiosa causa una grave malattia delle piante chiamata malattia della Xylella fastidiosa (XFD), che può portare a significative perdite economiche in agricoltura e silvicoltura.
La Xylella fastidiosa viene trasmessa principalmente da insetti che si nutrono di xilema, come tiratori scelti e sputacchiere, che acquisiscono il batterio mentre si nutrono di piante infette e poi lo diffondono su piante sane. Il batterio colonizza i vasi xilematici della pianta ospite, bloccando il trasporto dell’acqua e interrompendo il flusso dei nutrienti, il che si traduce in vari sintomi e, infine, nel declino e nella morte della pianta infetta.
La gamma di specie vegetali colpite da Xylella fastidiosa è ampia e comprende sia colture agricole, come vite, agrumi, mandorle e olive, sia numerose piante ornamentali e paesaggistiche. I sintomi dell’infezione da Xylella fastidiosa possono variare a seconda della pianta ospite, ma i segni comuni includono bruciatura delle foglie, avvizzimento, ingiallimento, crescita stentata e morte dei rami.
Xylella fastidiosa ha guadagnato una notevole attenzione negli ultimi anni a causa del suo impatto su vari settori agricoli in tutto il mondo. Focolai di Xylella fastidiosa si sono verificati in regioni come Europa, Nord e Sud America e Asia, portando all’attuazione di rigide misure di quarantena e alla distruzione delle piante infette per prevenire un’ulteriore diffusione.
Si stanno compiendo sforzi per comprendere la biologia della Xylella fastidiosa, sviluppare metodi di rilevamento ed esplorare strategie per la gestione e il controllo della sua diffusione. Tuttavia, Xylella fastidiosa pone sfide significative a causa della sua capacità di infettare un’ampia gamma di specie vegetali, dei suoi molteplici insetti vettori e della mancanza di trattamenti efficaci una volta che una pianta è stata infettata.
Diffusione e monitoraggio dell’infezione Xylella .
Nei primi anni dell’epidemia, circa il 95% degli insetti vettori monitorati in diverse località è risultato positivo ai batteri. Questa percentuale è ora scesa al 25-30 percento.
In determinati periodi dell’anno, le autorità pugliesi, gli agricoltori ei cittadini delle aree a rischio eseguono una serie di azioni di gestione del territorio per ridurre le possibilità di riproduzione degli insetti vettori.
Quello che stiamo vedendo è che le regole contro le piantagioni che potrebbero essere sensibili alla Xylella e la tempestiva distruzione delle piante infette da parte degli agricoltori stanno giocando un ruolo cruciale in questo scenario in evoluzione.
Sia il CNR che il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (CREA) hanno sottolineato l’importanza della ricerca in corso che indaga sul ruolo della genetica negli sforzi per frenare la diffusione e mitigare gli impatti economici della Xylella.
Questo potrebbe aiutarci a prevenire o ritardare l’ulteriore diffusione della malattia.
Ma gli effetti pratici dei miglioramenti genetici sugli ulivi richiederebbero dai 10 ai 15 anni per dare i loro frutti.
Innesti con varietà Leccino e Favolosa, resistenti.
I ricercatori italiani hanno identificato le cultivar Leccino e Favolosa (Fs-17) come le uniche due resistenti.
Il miglioramento genetico è fondamentale, poiché Leccino e Favolosa non sono sufficienti per ripopolare l’intero paesaggio dell’olivo pugliese.
Ora stiamo ricercando molecole in grado di uccidere i batteri Xylella, senza danneggiare altri tessuti vegetali.
Gli olivicoltori locali guardano sempre più all’innesto di Leccino e Favolosa. I ricercatori del CNR hanno scoperto che questi innesti consentono ad alberi altrimenti sensibili alla Xylella di far fronte con successo all’infezione.
Dal 2018, il nostro obiettivo è stato quello di salvare gli alberi monumentali, i millenari, che sono qui da secoli, testimoni del tempo. Alcuni di essi hanno un diametro superiore ai tre metri; non potevamo sopportare la loro fine. Così abbiamo iniziato a rimuovere le loro corone e ad innestare le talee di Leccino e Favolosa.
Attraverso questo tipo di innesto si spera di trasformare questi punti di riferimento del paesaggio pugliese da varietà suscettibili a varietà resilienti e produttive. Si aspetta che il processo duri tre anni.
Abbiamo 120 alberi parzialmente o completamente innestati. Ciò avviene come dopo il primo innesto; procediamo a pochi altri per ripristinare completamente la chioma degli alberi.
Le operazioni di innesto non trasformano gli alberi secolari in comuni Leccini o Favolose.
I nuovi frutti sono fortemente influenzati dal vigore di quegli enormi alberi. Il loro olio d’oliva è diverso da quello che ti aspetteresti con quelle due cultivar; portano un diverso esito sensoriale.
Questa tecnica dovrebbe essere presa in maggiore considerazione, ma so che alcuni agricoltori hanno paura di perdere la produzione.
In realtà è una scelta coraggiosa, ma dobbiamo salvare quegli alberi per preservare la nostra storia e il nostro territorio.
Ad oggi non abbiamo una cura per la Xylella ma un approccio integrato che ci permetta di mantenere un livello di infezione più basso sta dando i suoi frutti.
Questo approccio include anche diversi tipi di trattamenti e azioni per sostenere il nutrimento degli ulivi prendendosi cura del suolo, che nella Puglia meridionale è tradizionalmente povero. Diversi trattamenti sono in fase di test.
Nuovi metodi di monitoraggio dell’infezione. Utilizzo dei cani.
Secondo gli scienziati italiani, ci sono soluzioni facili, veloci, economiche e semplici da usare per monitorare la diffusione dei batteri attualmente in fase di sviluppo, come ad esempio cani addestrati per identificare le piante infette o kit monouso che possono aiutare le autorità di frontiera a monitorare l’enorme quantità di piante che vengono spostate dentro e fuori la regione.
Un monitoraggio approfondito della regione è fondamentale, poiché è essenziale un’azione tempestiva. Significa che se si verifica un focolaio in una nuova area, è fondamentale poterlo identificare immediatamente. Quel focolaio potrebbe essere limitato a poche piante e, se vengono identificate e rimosse in tempo, può essere contenuto in modo efficiente.
Relazione di Salvatore Infantino, dirigente dell’Osservatorio Fitosanitario della Puglia.
Nell’ultimo monitoraggio, datato 30 giugno 2023, effettuato dall’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia e pubblicato il 18 luglio, è stato segnalato che la popolazione dei vettori della Xylella si è ridotta, con un decremento della densità dei vettori in tutte le aree campionate. Un dato certamente positivo, che, però, non deve far abbassare la guardia.
IL VETTORE SPUTACCHINA
Con cadenze ravvicinate e regolari, i tecnici dell’Osservatorio effettuano campionamenti sulla presenza degli insetti in oltre cento siti. Gli insetti vengono esaminati, con l’obiettivo di verificare se qualche individuo ha la Xylella.
La Xylella da sola non si muove perché il batterio non ha strutture proprie di movimento.
Il vettore, ovvero il mezzo con il quale il batterio si sposta, è un insetto, la sputacchina che gli permette di cambiare zona, con quello che si chiama «trasporto attivo.
Perché si sposti c’è bisogno di questo insetto, in teoria se non ci fosse, non avremmo il problema della Xylella in Puglia. L’insetto si muove con le proprie forze, ma nell’ordine di poche centinaia di metri. L’aspetto fondamentale è che può essere trasportato dall’uomo, dalle macchine, dai mezzi meccanici e quindi sono veicoli di diffusione dell’infezione imprevedibili». «
In teoria una persona va con la macchina in una zona colpita e la sputacchina si attacca ai vestiti, poi risale in macchina e magari scende alla stazione di servizio, trova una pianta ospite e diffonde la malattia».
L’IMPORTANZA DEI MONITORAGGI
Quello che possiamo fare è stare sul territorio e cercare di fare il monitoraggio nel miglior modo possibile, poi è chiaro che speriamo di poter ridurre la velocità di diffusione della malattia.
Il dato aggiornato indica un decremento della densità dei vettori, in tutti i siti dove è stato fatto il campionamento. Questo non vuol dire che abbiamo risolto il problema, ma è un dato che, assieme ad altri, ci permette di ragionare sul fatto che la velocità di diffusione della malattia si sia ridotta in modo significativo.
I DATI DELLA CAMPAGNA 2022-2023
Facendo un confronto con i primi anni dell’emergenza (2013-2014), il tasso di piante infette che si rilevava allora era del 3,5%-4% cioè si trovavano quattro piante positive su 100 piante analizzate. Oggi siamo scesi allo 0,13% quindi questo vuol dire che abbiamo una riduzione della velocità di diffusione della malattia.
A conforto di questa tendenza, ci sono i dati della campagna di monitoraggio 2022-2023 chiusa il 30 giugno scorso. Sono state campionate 266.366 piante – un monitoraggio estremamente capillare, che vede un primato della Puglia in Europa – e, tra queste, 365 sono state quelle individuate come positive, con 316 abbattimenti. I conti sono presto fatti: in passato si trovavano 3-4 piante positive ogni 100 e cioè 30-40 piante ogni 1.000, oggi c’è una pianta positiva ogni 1.000 campionate.
Un risultato raggiunto grazie «all’efficacia delle misure fitosanitarie obbligatorie, una lotta che facciamo contro una fase del ciclo biologico dell’insetto quando è ancora sul terreno, nella vegetazione. Facciamo le elaborazioni e in questa maniera riduciamo la densità della popolazione. E poi facciamo i trattamenti con prodotti chimici, quest’anno ne abbiamo fatti fare due, quando l’insetto va sulle piante, più o meno dopo la metà di maggio. In questa maniera qua riduciamo il rischio di diffusione della malattia.
IL FUTURO
Adesso occorre pensare al futuro, il che vuol dire continuare a convivere con la malattia. Nelle zone del Salento ormai compromesse, per esempio, l’idea è sostituire le varietà di piante suscettibili con varietà resistenti oppure impiantare specie diverse, anche per una rigenerazione del territorio. Che non significa solo piantare l’ulivo ma anche altre colture. C’è già un pezzo del territorio dove si deve convivere. Quando facciamo il contenimento, già di per sé questo significa che non possiamo eradicare l’organismo nocivo, quindi già è una forma di convivenza con la malattia. Se noi non intervenissimo con le misure di contenimento e di eradicazione la malattia si svilupperebbe non solo in Puglia, ma anche nelle altre regioni d’Italia e di Europa molto più velocemente. La Puglia, assieme alla Calabria, produce il 60% dell’olio italiano.







