Il Consiglio Regionale della Puglia, nella seduta del 21 dicembre 2022 (presidente Michele Emiliano) ha approvato la Legge n.32 avente ad oggetto: 32 “Disposizioni per la formazione del Bilancio di previsione 2023 e Bilancio pluriennale 2023-2025 della Regione Puglia (legge di stabilità regionale”
Due articoli riguardano modifiche all’articolo 14 della precedente legge regionale n.17 del 2015
(presidente Nichi Vendola) sulla Disciplina della tutela e dell’uso della costa. Concessione dei cordoni dunali.

Art. 66 Modifiche all’articolo 14 della l.r. 17/2015.
1. All’articolo 14 della legge regionale 10 aprile 2015, n. 17 (Disciplina della tutela e dell’uso della costa), sono apportate le seguenti modifiche: a) alla lettera f), comma 1, le parole “di cordoni dunali e” sono soppresse; b) dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: “1 bis. Le aree di cordoni dunali possono essere assentite in concessione allo scopo di realizzare gli interventi consentiti dall’articolo 56 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia.”. L’art. 66 è stato approvato con la seguente votazione:
Hanno votato «sì» i consiglieri: Bruno, Campo, Capone, Caracciolo, Caroli, Ciliento, Clemente, Conserva, Delli Noci, Di Gregorio, Gabellone, Galante, Lacatena, La Notte, Leoci, Lopalco, Maurodinoia, Mazzarano, Mazzotta, Mennea, Paolicelli, Parchitelli, Pentassuglia, Perrini, Picaro, Piemontese, Splendido, Tammacco, Tupputi, Tutolo, Ventola, Vizzino. Si sono astenuti i consiglieri: De Blasi, Laricchia.
Art. 67 Contributi ai comuni per interventi di tutela dei cordoni dunali.
1. Al fine di contrastare i processi erosivi dei cordoni dunali legati a fattori naturali ed antropici e favorire la conservazione degli habitat naturali ivi presenti, la Regione concede un contributo ai comuni per promuovere la progettazione e l’esecuzione di interventi di salvaguardia, conservazione, recupero, risanamento delle aree interessate dalla presenza di cordoni dunali consentiti dall’articolo 56 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia, nel rispetto delle norme per l’accertamento di compatibilità paesaggistica.
2. Con deliberazione di Giunta regionale, da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità di richiesta del contributo, i termini per la presentazione delle domande, l’entità massima del contributo, i criteri di valutazione delle domande, le modalità di erogazione e rendicontazione delle somme, le forme di controllo.
3. Ai fini di cui al presente articolo nel bilancio regionale autonomo, nell’ambito della missione 1, programma 5, titolo 1, è assegnata una dotazione finanziaria per l’esercizio finanziario 2023, in termini di competenza e cassa, di euro 100 mila. La medesima dotazione finanziaria è assegnata, in termini di competenza, per ciascuno degli esercizi finanziari 2024 e 2025.
L’articolo 67 è stato approvato con la seguente votazione:
Hanno votato «sì» i consiglieri: Barone, Bruno, Campo, Capone, Caracciolo, Caroli, Cera, Ciliento, Conserva, De Blasi, De Leonardis, Delli Noci, Di Bari, Di Gregorio, Gabellone, Galante, Lacatena, La Notte, Leo, Leoci, Lopalco, Maurodinoia, Mazzarano, Mazzotta, Mennea, Metallo, Paolicelli, Parchitelli, Pentassuglia, Perrini, Picaro, Piemontese, Romito, Scalera, Splendido, Stea, Tammacco, Tupputi, Tutolo, Ventola, Vizzino. Si è astenuto il consigliere: Di Cuia.
La Regione, con la manovra di bilancio a dicembre scorso, ha infatti eliminato i vincoli sulle concessioni demaniali dei cordoni dunali che potranno quindi rientrare nella gestione degli stabilimenti balneari.
Il provvedimento che conteneva il divieto, in atto dal 2015, era stato inserito ai tempi del governo di Nichi Vendola, per proteggere alcuni elementi caratteristici del paesaggio, come falesie, macchia mediterranea e dune.
Dalla Regione fanno sapere che non si tratta di un dietrofront rispetto al provvedimento del 2015, voluto dal governo Vendola, ma una nuova possibilità per i cordoni dunali di essere protetti, dato che “i Comuni non hanno risorse e personale neanche per mantenerli puliti“. Quindi l’unico modo di garantire la manutenzione di quelle aree, secondo la Regione Puglia, è affidarle agli stessi concessionari dei lidi.
Proprio Vendola però ha criticato questa scelta della Regione definendola “una porcata“. “Il fatto che tolgano il vincolo per il bene delle dune credo sia un unicum nella storia degli atti amministrativi“.
La norma, che ha modificato l’articolo 14 della legge regionale 17/2015
eliminando le parole “cordoni dunali” dall’elenco delle aree in cui è vietato il rilascio delle concessioni demaniali, specifica che sulle dune sono possibili solo interventi compatibili con le Norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale (realizzazione di passerelle rimovibili e ristrutturazione “degli edifici legittimamente esistenti e privi di valore identitario“) e comunque sottoposti ad autorizzazione.
Il provvedimento giustificato per proteggere le stesse dune, ha però suscitato indignazione tra gli esperti del settore.
“Come Ordine professionale – dichiara Giovanna Amedei, presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia (Org) – ci impegniamo a far pervenire all’Assessore regionale al bilancio con delega al demanio, Raffaele Piemontese, e ai suoi uffici un documento tecnico che evidenzi l’importanza dei sistemi dunali e della loro conservazione strettamente legati ad altri ecosistemi quali gli ambienti umidi retrodunali, le lagune ed i laghi costieri, le praterie di Posidonia oceanica, tutti ecosistemi che, oltre alla funzione strettamente ecologica, hanno notevole valore economico, diretto ed indiretto, e soprattutto paesaggistico. Oggi le dune, che ricordiamo essere il risultato di lenti processi di accumulo ad opera del vento e delle sabbie trasportate dalle correnti marine lungo costa – ambienti di estremo valore geomorfologico, paesaggistico, naturalistico ed ecologico, rappresentano già ambienti relittuali poiché la stragrande maggioranza di esse sono state smantellate per contribuire allo sviluppo urbanistico/turistico dei territori. E le poche! sopravvissute! sono tuttora minacciate dall’azione antropica e dall’erosione dei litorali che, secondo l’ultimo rapporto Spiagge di Legambiente, in Puglia è aumentata di cinque volte nell’arco di 30 anni”.
Michele Lastilla, direttore del Parco delle Dune costiere tra Ostuni e Fasano lungo circa 8 km ha così’ dichiarato
“La situazione andrà approfondita. Le dune sono beni comune da tutelare. Se le diamo a privati, viene messo in discussione un principio inderogabile di tutela, che potrebbe portare a un allargamento delle maglie. Mi chiedo, se andiamo avanti a colpi di deroghe, a cosa servono i 14 parchi che abbiamo istituito in Puglia. E mi chiedo anche con chi sia stata discussa questa norma, non certamente con noi».
Ad esprimere una netta contrarietà è anche il dott. Antonio Paglionico, già Presidente dell’Ordine dei Geologi, esponente del PD di Puglia, vicino al segretario nazionale Elly Schlein.
Bisogna evitare assolutamente tale scempio che potrebbe generare la distruzione e perdita di caratteri morfologici, geomorfologici e litologici caratteristici e noti in tutto il mondo scientifico nazionale e internazionale. Entro domani sentiremo le azioni urgenti e i provvedimenti conseguenti che i due Presidenti e le Associazioni intendono adottare. Sarebbe opportuno una denuncia alla magistratura italiana ed europea per chiedere una sospensiva TAR. La legge del 2015 fu voluta dall’assessore Guglielmo Minervini a tutela delle dune e cordoni dunali diffusi sugli 800 km di coste marine pugliesi. Il meccanismo di intervento dalla Regione Puglia ci fa tornare indietro e può provocare “gravissimi e irreversibili danni” al nostro litorale sabbioso regionale.
Ulteriore dichiarazione del prof. Antonio Paglionico:
Sul problema recentissimo e importantissimo delle “dune e delle aree dunari” pugliesi mi si consenta di aggiungere qualche mia riflessione documentale e documentabile. A mio avviso, risulta assolutamente inaccettabile e squalificante la votazione dell’art. 66: “Modifiche alla Legge Regionale 14/2015” . Tale votazione, (riportata nell’articolo recentissimo di S. Carbonara inviata ieri sulla chat… vedi testo) . In questa nota, ben documentata, viene riportata una importantissima problematica territoriale pugliese: cioè la inderogabile necessità di salvaguardare le “dune costiere della regione”. Questo deriva dalla necessità di raggiungere un obiettivo scientifico ed uno tecnico-pratico. 1) Permetterebbe di conservare testimonianze e di poter datare eventi climatici del recente passato “; b) permetterebbe di salvaguardare areali, nei quali si “generano” laghi dunali e retrodunali”. Questi sono caratterizzate da “acque salmastre” con le loro peculiari caratteristiche. Tali areali salmastri sono importanti e fondamentali per: a) l’accoglienza di avifauna stanziale e non e di specie ittiche di transizione (anguille e altre specie pregiate; b) la formazione e la genesi di acque termo-saline. Ma quanto descritto interessa poco o niente i consiglieri regionali da noi votati. Sembra che per loro sia più importante facilitare l’accesso massivo e non regolamentato alla balneazione. Credo risulti evidente che il popolo pugliese e la Regione Puglia al momento quanto su descritto può ottenere dagli attuali Amministratori PD. Mi sembra infatti che la problematica in oggetto, mostra inoltre che una parte più o meno “consistente” degli attuali amministratori PD della Puglia siano poco in sintonia con la gestione nazionale shelliana del partito.
Anche il dott. Paolo Comes, già segretario del PD di Monopoli, ha espresso la sua ferma opposizione.
La Regione Puglia con una delibera del consiglio regionale ha abolito il divieto di concessione ai balneari delle dune costiere. Si tratta di un ambiente costiero sempre più minacciato e prezioso per tanti aspetti non solo paesaggistici la cui mancata concessione non ha mai ostacolato seriamente l’utilizzo delle spiagge costituendo invece un elemento di pregio se proprio si vuole. Questo atto della regione ci riporta indietro agli anni 60 ed è indizio di una concezione dell’ambiente miope ed esclusivamente predatoria, appannaggio per di più di forze che dovrebbero essere più sensibili al tema.








Perché Emiliano & Co. non danno in gestione ai privati i propri deretani?!