Nato a Danzica nel 1788, morto nel 1860 a Francoforte sul Meno. Una figura originale del pensiero moderno. Irrequieto e polemico. Un filosofo dalla personalità litigiosa. Noto il suo carattere e la sua insofferenza verso l’accademia, per rivendicare in ogni circostanza la sua indipendenza intellettuale.
Già durante i suoi anni giovanili tendeva a mostrare un temperamento di insofferenza nei confronti dell’autorità. Un orgoglio pieno, che lo accompagnò per tutta la vita.
Studi a Berlino e a Göttingen. Seguì le lezioni di Schleiermacher e di Fichte. Maturò repulsione per la filosofia idealistica dominante, soprattutto per Hegel. Lo considerava ciarlatano e lo indicava come esempio di corruzione accademica. Una rivalità inaudita. Tanto che volutamente Schopenhauer fissò le sue lezioni universitarie alla stessa ora di quelle del rivale. Restava, inoltre, a parlare sempre davanti a un’aula con due o tre studenti.
La cultura di Schopenhauer non è stata esclusivamente filosofica. Un pensatore e un letterato, che scriveva secondo uno stile elegante e limpido, fuori dagli schemi dell’idealismo tedesco. La sua prosa dagli effetti immediati era rivolta a favore dei suoi lettori. Anticipava con forza espressiva e chiarezza la moderna scrittura saggistica. Aspirava a essere un autore per pochi? Un linguaggio, forte e chiaro, aumentò notevolmente la sua capacità di raggiungere un pubblico molto più largo di quello accademico.
Schopenhauer fu sempre riscoperto e ammirato dai lettori delle generazioni successive. Da pensatori, che riconoscevano in lui un maestro spirituale. Nietzsche, infatti, nel 1874 scrisse un rinomato saggio: “Schopenhauer come educatore”. Un destino editoriale singolare: fu ignorato durante buona parte della sua vita. La prima edizione del suo capolavoro, “Il mondo come volontà e rappresentazione”, pubblicato nel 1818/1819, fu in gran parte accantonato. Invece, la terza edizione nel 1859 conobbe un enorme successo solo dopo la pubblicazione dei “Parerga e Paralipomena” del 1851, una raccolta di riflessioni morali e di saggi. L’espressione deriva dal greco e letteralmente indica: opere accessorie e cose tralasciate. Utilizzata per indicare una raccolta di scritti o appendici, che completano l’opera principale senza farne strettamente parte, spesso nati come aggiunte successive o digressioni.
Incontrò un vasto pubblico. Si diffuse subito nella cultura europea il riconoscimento di un grande pensatore del pessimismo moderno.
«Ogni desiderio, una volta soddisfatto, ne genera uno nuovo, e l’esistenza si riduce a un alternarsi di sofferenza e noia».
«Il mondo intero appare come espressione della volontà di vivere». «La natura, gli animali, gli esseri umani: tutto è coinvolto e mosso da una tensione senza fine, proteso verso la conservazione e la riproduzione. La volontà ha una sola direzione: vuole e basta».
«Se si capisce e si comprende che la volontà è la fonte del dolore, vuol dire capire di cominciare a distaccarsene». «Tre sono le vie principali che conducono a questo distacco: l’arte, la morale e l’ascesi».
«L’arte consente di contemplare il mondo senza alcun desiderio».
Antonio Losito







