Nino Brescia nasce a Monopoli in vico San Salvatore il 2 aprile 1934. Muore a Monopoli il 12 gennaio 2022 nella sua casa in via Muzio Sforza,28.
Il padre Antonio fa il commerciante di piccoli oggetti, la madre Annetta Cornelia Ape, la sua dea protettrice ed ispiratrice, ha un piccolo negozio di scarpe.
Tra i fratelli e sorelle Rosa, Ottavia, Francesco, Giuseppina, Giovanni detto Nino, Enzo, Umberto, Leonardo, Erminio, Cosimo.
Artisti e pittori sono il fratello Erminio, come anche i figli di Erminio: Antonio, altro artista prematuramente scomparso, e Pietro.

La sua vita
tratta da un colloquio con Stefano Carbonara.
Un giorno, nel 1950, avviene che il proprietario del Circo Forgione, in tournè a Monopoli, colpito dall’aspetto del giovane Nino, lo chiami per alcune rappresentazioni.
Truccato e abbigliato nel costume di Salomè, si esibisce come ballerino nella Danza dei Sette Veli.
E’ un successo, i monopolitani applaudono senza riconoscerlo. Per la prima volta Nino avverte che il suo destino può cambiare.
Insoddisfatto e incompreso, a 17 anni, fugge a Roma in cerca di migliore fortuna.
Anche qui deve fare i conti con un’aspra realtà.
Tra i fortuiti incontri, a volte nel sottobosco romano, si avvicina al mondo dello spettacolo e del cinema.
Incontra Pier Paolo Pasolini.
Un giorno, a Cinecittà, mentre mangia un panino appoggiato a un muretto, viene notato da un regista americano. Ingenuo ed entusiasta, si dichiara disposto a girare il film gratis.
I provini vanno bene perché è fotogenico, spontaneo davanti alla macchina da presa, pieno di entusiasmo. Poi gli viene affidato il copione per una parte in Addio alle armi, protagonista Rock Hudson.
Purtroppo Nino non riesce a leggerlo e a impararlo per l’insufficiente istruzione.
Gli fanno girare ugualmente alcune scene e come compenso riceve tre milioni, con i quali comprerà casa a Monopoli in via Muzio Sforza (dove ancora oggi abita).
Gira ancora piccole parti in vari altri film, anche di successo, ma conoscendo più a fondo il mondo del cinema, si sente come prigioniero.
Tutto gli appare finto, costruito, poco reale e il suo entusiasmo si spegne.
Della vita a Roma ricorda due episodi. Si accompagna a due donne bellissime monopolitane: Gemma Marasciulo, miss Monopoli 1951, e sua madre Maria Malerba, andate via dal paese natio per sottrarsi a critiche e maldicenze.
“Erano considerate poco di buono, invece erano solo belle, moderne”.
E poi l’incontro con Anna Magnani.
Così Nino : “Passavo per via Veneto. Ero bello e abbronzato. Davanti alla Taverna degli Artisti Anna Magnani, in compagnia del sarto Schubert, mi chiama Bel Moro, mi fa sedere sulle sue gambe, le ritira, cado ai suoi piedi, i fotografi sono pronti a scattare. Il giorno dopo il giornale Momento Sera riporta in prima pagina la mia foto con la Magnani”.
Intanto il fratello Francesco si è trasferito a Roma e gestisce un negozio di antiquariato. Nino lo segue nell’attività avvicinandosi a quadri e pittori, tra cui il messinese Giuseppe Bertolini, allievo di Mafai, di cui diventa amico.
Nel frattempo gira per Roma, visita chiese e monumenti, innamorandosi delle antiche opere d’arte, dei marmi, delle sculture, dei drappeggi, da cui trae ispirazione per i suoi primi disegni.
Così Nino: “Sono autodidatta, avvicinato all’arte dall’antiquariato”.
Nel 1965 torna a Monopoli, ormai più disposta ad accoglierlo sull’onda del successo nel campo dello spettacolo.
Conosce Enrico Accatino, pittore e preside del neonato Istituto d’Arte a Palazzo Palmieri, che apprezza il suo talento artistico e lo incoraggia a proseguire per la sua strada, senza contaminare la sua vena, essendo la spontaneità la più apprezzabile qualità delle sue composizioni.
Nascono così i suoi quadri di fiori, di donne, di paesaggi pugliesi e monopolitani.
Così Nino: “La mia pittura è semplice, pura, primitiva, senza sofisticazioni. E’ l’espressione dei miei stati d’animo e delle mie sofferenze. Amo le piccole cose, la natura, i nostri paesaggi, i nostri ulivi, i fiori, le spiagge, i pescatori, i volti sofferti dei piccoli, le dolcezze e i dolori delle donne. Uso olio su carte e cartoni, tecniche miste, colori di diversa natura, schiaccio erbe e fiori”.
E ancora di un quadro dice: “Non ha un inizio, né una fine, come i nostri sentimenti”.
Nelle opere traspaiono con immediatezza il pessimismo, la tristezza, la sua vita, insieme con la bontà, con il suo desiderio di perdono, con la gioia di amare nonostante tutto.
Di lui il senatore Luigi Russo, conterraneo e pittore, diceva: “Ha trovato nell’arte una ragione di vita, le risposte alle sue domande inevase, ai suoi conflitti esistenziali, una fuga dal reale”, mentre il maestro Accatino vi coglie “messaggi di solitudine, ma anche di pace e di bene”.
Alla fine degli anni ’60, Nino riesce ad emergere nel campo artistico, riscuote giudizi favorevoli dalla critica ed espone con successo in diverse Mostre e Gallerie d’Arte in Puglia e in Italia.
Si cimenta come scrittore nella commedia “ U fedanzèmènte jénd â chése du peschètôre”.
E allestisce presepi viventi, tra chiese e vicoli, anche nella storica villa De Martino,

I dipinti
I suoi dipinti si trovano nelle collezioni di Donna Vittoria Leone, di Riccardo Cucciolla, del pittore romano Enotrio, del principe Caracciolo, dei reali di casa Savoia, dello stilista Rocco Barocco e dell’attrice Gina Lollobrigida.
Tre sue opere sono esposte al museo naif di Luzzara (Reggio Emilia). Una di queste è dedicata alla tragedia di Alfredino, il bimbo caduto in un pozzo e poi deceduto a Vermicino nel 1981.
Chi ha scritto di Nino
Giuseppe Bertolini, Enrico Accatino, Luigi Russo, Gino Spinelli de’ Santalena, Vito Fasano, Angelo Montanardi, Rosella Mancini, Aldo Bottini, Mario Rivelli, Agostino Bagordo, Riccardo Cucciolla, Vittorio Girone, Dario Bellezza, Angelo Menga, Marzio Bugatti, Enrico Sgambati.
Così il maestro Accatino: “Per lui i quadri diventano amici. I suoi fiori, i paesaggi della sua memoria, le figure hanno il segno della poesia. Egli ha fatto della sua pittura una ragione di vita e un motivo di conforto”.
Stefano Carbonara
APRILE 2022
EVENTO IN MEMORIA DI NINO BRESCIA
CHIESA DI S. SALVATORE
Viene rinnovata e arricchita ogni giorno con l’apporto di nuove opere prestate da amici e collezionisti, facendo venir fuori la personalità pittorica di Nino, espressa in una varietà di composizioni, molte anche inedite.
Dopo questa mostra si pensa di mettere in campo prossimamente in adeguata location altra iniziativa in omaggio a Nino Brescia.
GALLERIA DI ALCUNE OPERE
































































Grande artista… peccato non aver tenuto la possibilità di conoscere..ma la sua arte si dà piccolo sempre la vedevo nelle case di tutti i miei parenti e amici..un vero artista!
Per un certo periodo il “maestro”, come lo chiamavo io, la sera prima di cena si intratteneva al bar “Insomnia”, all’angolo con la strada della mia abitazione e per me, non frequentatore di bar, era diventata una tappa obbligatoria fermarmi con lui in amabili conversazioni in cui mi istruiva sulla pittura contemporanea. Lo ricordo con affetto e grande stima.
Se fossi rimasto nel mio paese Monpoli sarei anchio diventato un artista o cantante Enzo Di taranto….
Grazie per la sensibilità verso questa iniziativa.