
Il 27 novembre 2023, in Regione Puglia, la V Commissione Urbanistica, presieduta dal presidente Paolo Campo ha approvato all’unanimità il disegno di legge con cui si intendono disciplinare a livello regionale gli interventi di ristrutturazione edilizia.
STEFANO LACATENA, CONSIGLIERE DELEGATO URBANISTICA, GRUPPO CON EMILIANO
Il consigliere delegato all’urbanistica Stefano Lacatena ha illustrato il provvedimento evidenziando che l’obiettivo è rendere applicabile in Puglia l’innovata disciplina della ristrutturazione edilizia introdotta dal Decreto legge n. 76/2020 ai fini della rigenerazione urbana, contribuendo, di fatto, al perseguimento delle finalità della legge regionale n. 21/2008 “Norme per la rigenerazione urbana” ed al definitivo superamento della “stagione del Piano Casa”, introdotta in Puglia con la legge n. 14/2009 e della legge n. 20/2022 “norme per il riuso e la riqualificazione edilizia” di cui si dispone l’abrogazione.
Si tratta in sostanza, di dare attuazione al dettato normativo del DPR n. 380/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”, così come disciplina il DL n. 76/2020, convertito con modificazioni dalla L n. 120/2020, nel punto in cui prevede che gli interventi di ristrutturazione edilizia possono “prevedere altresì, nei soli casi espressamente previsti dalla legislazione vigente o dagli strumenti urbanistici comunali, incrementi di volumetria anche per promuovere interventi di rigenerazione urbana”.
Pertanto, gli interventi che saranno eseguiti dovranno essere finalizzati alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente ed alla promozione degli interventi di edilizia residenziale sociale e dovranno essere orientati alla progressiva riduzione del degrado, del sottoutilizzo e dell’abbandono degli ambiti urbanizzati interessati, contribuendo al contenimento del consumo di suolo, all’adattamento ed alla mitigazione dei cambiamenti climatici a scala urbana.
Verranno riconosciuti degli incentivi volumetrici del 20% della volumetria complessiva, e comunque non oltre 300 metri cubi, per gli interventi di ampliamento di edifici esistenti; del 20% della volumetria complessiva, e comunque non oltre 200 metri cubi, per gli interventi di ampliamento di edifici residenziali esistenti, che non comportino la modifica della destinazione d’uso; del 35% della volumetria complessiva per gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti, legittimi o legittimati, ricadenti nelle zone omogenee B e C, aventi qualsiasi destinazione d’uso, da destinare alla residenza; del 35% della volumetria complessiva, e comunque non oltre 200 metri cubi, per gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici residenziali esistenti, legittimi o legittimati, nei contesti rurali identificati dal proprio strumento urbanistico come zone omogenee E, che non comportino la modifica della destinazione d’uso; del 35% della volumetria complessiva per gli interventi di delocalizzazione all’interno delle zone B e C, delle volumetrie rivenienti dalla demolizione di edifici esistenti, aventi qualsiasi destinazione d’uso, da destinare alla residenza.
Inoltre, per il riconoscimento degli incentivi previsti, il procedimento sarà disciplinato a carico dei Comuni. In particolare, i Comuni saranno tenuti ad approvare una delibera di Consiglio comunale con la quale vengono individuati gli specifici ambiti all’interno dei quali consentire il riconoscimento degli incentivi volumetrici per gli interventi di ampliamento o demolizione e ricostruzione.
Gli interventi di demolizione e ricostruzione potranno usufruire degli incentivi volumetrici a condizione che l’edificio ricostruito acquisisca almeno il punteggio 3 nello strumento di Valutazione della Sostenibilità Ambientale previsto dalla LR n. 13/2008 “Norme per l’abitare sostenibile”.
PAOLO CAMPO, PRESIDENTE V COMMISSIONE, GRUPPO PD.
Migliorare la qualità e la sicurezza insieme alla sostenibilità energetica e ambientale delle città sono alcune delle finalità della proposta di legge che disciplina gli interventi di ristrutturazione edilizia approvata oggi in V Commissione, all’unanimità dei presenti.
“Per ottenere questo risultato, i Comuni possono favorire e incentivare la rigenerazione urbana anche attraverso limitati e vincolati incrementi di volumetrie esistenti, assegnati in misura maggiore a quanti vorranno demolire, ricostruire o delocalizzare immobili degradati e fatiscenti.
Si prevedono anche riduzioni o esclusioni dell’applicazione dell’IMU per gli interventi edilizi destinati alla realizzazione di alloggi di edilizia residenziale sociale e una quota non inferiore al 20% degli stessi sia riservata a fitti con canone agevolato.
Sarà il Consiglio Comunale ad individuare gli ambiti urbani in cui applicare gli ampliamenti delle cubature che, comunque, devono rispettare tutte le norme vigenti di carattere generale, a partire da quelle che tutelano il paesaggio e che impongono limiti alla densità edilizia. Analoga tutela è garantita agli edifici vincolati per ragioni storiche e culturali o che sorgono in aree protette o soggette a dissesto idrogeologico.
Grazie al disegno di legge della Giunta regionale, predisposto dal consigliere delegato Stefano Lacatena, si superano e risolvono tutte le difficoltà interpretative e applicative causate dalle leggi di proroga del Piano Casa. I Comuni, anche quelli che non hanno ancora adottato il Piano Urbanistico Generale, avranno, dunque, a disposizione gli strumenti e le regole utili a ridurre progressivamente il degrado o l’abbandono di zone della città come a ridurre il consumo di suolo.
Il presidente Campo ha ricordato che tutti gli emendamenti ritirati dai consiglieri Amati, Leoci, Ventola, Casili, Galante e altri, potranno essere ripresentati in Aula dopo i dovuti approfondimenti.


CRISTIAN CASILI E MARCO GALANTE- GRUPPO M5S
Apprezziamo il lavoro svolto relativo, che auspichiamo rimanga tale nelle questioni di merito, andando ad incidere solo sugli interventi ricadenti in aree urbanizzate.
Abbiamo accolto a tal riguardo positivamente le criticità evidenziate in audizione da parte di tutti gli auditi, che hanno rimarcato come interventi previsti fuori dal perimetro urbano, come quelli nelle zone agricole, debbano essere oggetto di una legge organica sull’urbanistica che consenta di trattare temi così delicati nell’ambito della pianificazione del territorio.
L’obiettivo principale della norma deve essere quello di rigenerare il patrimonio urbanistico esistente, migliorandone qualità, sicurezza, sostenibilità energetica ed ambientale. Tutto il resto andrebbe ad inficiare la portata virtuosa della legge.
A tal fine abbiamo presentato alcuni emendamenti che, d’intesa con il consigliere delegato Lacatena, saranno oggetto di approfondimento per superare le criticità emerse in audizione».
ANCE, ITALIA NOSTRA, CGIL, INU, ORDINE INGEGNERI E ARCHITETTI, ANCI.
La Commissione prima dell’approvazione del disegno di legge ha ascoltato l’Ordine degli ingegneri di Bari, l’ANCE Puglia, Italia Nostra, la Cgil, l’INU, l’Ordine degli architetti e l’ANCI Puglia.
Tutti hanno auspicato tempi brevi per la realizzazione di questo progetto legislativo con la raccomandazione che si metta mano al più preso al Piano urbanistico regionale, quale strumento importante per la rigenerazione urbana con un forte impatto sulla comunità.
In particolare questi alcuni giudizi:
ITALIA NOSTRA ha espresso ancora una volta le osservazioni su eventuali profili di incostituzionalità.
CGIL ha lodato il metodo chiedendo una attenzione particolare alla sostenibilità ambientale.
INU, Istituto Nazionale Urbanistica, pur apprezzando il metodo di lavoro, ha ribadito che serve un Piano che governi il territorio, altrimenti si va contro i dettati costituzionali.
ORDINE DEGLI ARCHITETTI ha osservato che è importante una revisione della legge urbanistica, più snella ed efficace.
ANCI, Associazione Comuni d’Italia, ha espresso la necessità di una nuova legge urbanistica.
IL CASO DI UN PIANO CASA APPROVATO A MONOPOLI









