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Nazzareno Longano, la sua storia di uomo e di imprenditore.

Il racconto e le immagini in una pubblicazione di Pepe Mediagroup di Francesco Pepe, in collaborazione con l'architetto Franco Longano e Antonella De Marco.

by Stefano Carbonara
25 Aprile 2023
in Società
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Nazzareno Longano, la sua storia di uomo e di imprenditore.
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Nota introduttiva.

La pubblicazione di questo volume – incentrato sulla figura di Reno – nasce da un desiderio della sua famiglia e, in particolare, dei suoi tre figli: Miriam, Giuseppe e Dany.

Affidata allo studio di comunicazione Pepe Mediagroup di Francesco Pepe la ricerca ha dato vita a un progetto editoriale che trova sintesi nella produzione di una monografia da tempo immaginata. Pagine che, in qualche modo, hanno lo scopo di mettere a fuoco prima di tutto gli aspetti umani del personaggio Reno.

Quanta bellezza e intimità troviamo nello sfogliare le prime pagine di un libro che, forse per la prima volta, fa conoscere ai più i volti e risvolti più cari a Reno nella sua dimensione privata.

È evidente che non potevamo esimerci dalla narrazione dell’opera di un imprenditore che rappresenta tanto nel tessuto economico–produttivo della città e dell’intera regione. Lo abbiamo fatto perché – proprio grazie alle sue imprese, alla sua sensibilità e a quella della sua famiglia – diversi sono stati i riflessi concreti a favore di variegate realtà del tessuto socio-culturale locale.

Franco e Nazzareno Longano

Significativa si è rivelata in questa operazione la collaborazione di Franco Longano (architetto, con l’hobby della fotografia, con sue foto qui pubblicate) da sempre una delle figure più vicine e di riferimento di Reno. Soprattutto grazie a lui si sono potute ricostruire certe memorie sull’uomo e sull’imprenditore.

Grazie a lui, in collaborazione con Antonella De Marco, è stato possibile recuperare certe polverose fotografie, frutto di una attenta ricerca iconografica capace di rendere ancora più prezioso questo volume.

A rendere significativa questa pubblicazione è la scelta di ospitare, nella sua parte finale, alcuni contributi. Una miscellanea di scritti affidati a coloro che – tra amici, colleghi e rappresentanti di varie Istituzioni e associazioni – in questi anni hanno goduto in varie forme e modi dell’amicizia e della vicinanza concreta di Reno.

Questo lavoro vuol essere non solo una retrospettiva oggettiva e non esauriente su quanto, in questi decenni, ha rappresentato Reno per la comunità di Monopoli, ma anche “un’occhiata” interessante (oltre ogni retorica mitizzante) al suo passato. Per leggere insieme una bella vicenda personale che appartiene a una intera città.

La centralita’ della famiglia.

Ciò che egli è parla così forte che ogni parola su di lui sembra una inutile aggiunta. Quando ti viene presentato, lo guardi negli occhi, gli stringi la mano, lui ti sorride, e immediatamente hai la sensazione di avere di fronte una bella persona, un amico intelligente e ironico, dalla battuta sempre pronta. Un amico da frequentare e di cui ti puoi fidare.

Oggi Nazzareno Longano, per tutti Reno, ha poco più di ottant’anni, la sua riconosciuta sensibilità umana è un aspetto legato a una eredità morale ricevuta da una famiglia di origine semplice e umile.

Sua madre, Maria Dragone, era casalinga, detta Adina, uno di quei nomignoli di un tempo. Suo padre, Peppino, da sempre commerciante di pesce, attività portata avanti da ben cinque generazioni, fin dal 1875. Chi ha conosciuto Reno da giovane, lo descrive come un ragazzo sveglio, intelligente e determinato, uno che non voleva certo “perdere tempo con la scuola” in quanto impaziente di cimentarsi da subito con il mondo lavorativo.

Da giovanissimo, quindi, abbandona la scuola e si lancia nel lavoro entrando con decisione nell’attività del padre e dei suoi zii Tommaso e Agostino.

Reno, il secondo di sette fratelli: Ciccillo, Pina, Masuccio, Nina, Pino e Rita, dimostra da subito di avere una certa maturità e senso di responsabilità. Di essere un giovane proiettato già in una vita futura nella quale dar vita a una famiglia e a un’attività in cui credere.

Discreta, accorta, riservata, ma centrale nella sua vita, resta ancora oggi la figura di sua moglie. Sposa Lia Dragone il 12 settembre del 1964. Nascono tre figli: Miriam, Giuseppe e Dany. Tranne quest’ultimo, gli altri due figli sono impegnati direttamente nell’imprenditoria locale di famiglia con diversi compiti.

A oggi la sua famiglia comprende anche sei nipoti: Alessandro, Andrea, Nazareno, Filiberto, Roberto e Daniela.

Non ha hobby, non ha vizi. Il suo tempo libero lo trascorre nella sua villa, con i cari amici di sempre, Mimmo, Onofrio, Ciccio, Michele, Teodoro ed altri. In gruppo organizzano spesso viaggi in giro per l’Italia e per il mondo. Le sue soddisfazioni sono complementari alla sua irrefrenabile e continua attività progettuale, nonché alla sua passione per il verde, per la natura. Impreziosisce ogni suo luogo con piante, fiori e alberi che cura con grande attenzione.

Tutto questo con Vincenzo, suo storico giardiniere divenuto parte della famiglia, così come la collaboratrice domestica Ghifty, originaria del Ghana, che vive presso di loro da oltre trent’anni.

A Reno piace il bello, il bello da vivere, condividere e non da mostrare, a lui non è mai importato l’apparire e l’esibizione di “status symbol”. Un suo leitmotiv: “Io la mia auto la cambio non prima di averla utilizzata almeno dieci anni”.

Uomo di aperte vedute, non certo un conservatore, sempre lontano dai salotti della politica e dalle appartenenze a qualsivoglia partito. Gli sono state proposte candidature a   sindaco   della nostra Monopoli. Lui ha preferito sempre tirare dritto per la sua strada. E lo ha fatto con passo deciso. Un passo veloce e non solo in senso figurato. Infatti, fisicamente è stato spesso faticoso stargli dietro per via della sua andatura celere, da podista. Un passo che lo poteva portare in azienda piuttosto che al mercato. Perché il rituale della spesa del fine settimana o l’improvvisa chiamata della moglie per recuperare al volo un alimento che mancava in casa è una delle tante cose semplici di cui si occupa con piacere.

Il suo cammino e l’azienda Surgelsud.

“Se vuoi vai se non vuoi manda”, con questo suo motto diversi sono stati i percorsi e i progetti d’impresa che hanno segnato la vita imprenditoriale e privata di Reno. Per ognuno di questi ha sempre scelto di essere in prima linea in tutte le fasi più delicate. In diverse circostanze ha dimostrato di essere preziosamente collaborativo.

Questo è accaduto anche in assenza di competenze specifiche. Mosso da grande curiosità e dal desiderio di avere piena consapevolezza sulle operazioni di maestranze e tecnici nei cantieri. E tutto questo nell’assoluto rispetto del personale incaricato; ma provando, nello stesso tempo, a dire la sua con proverbiale modestia. Sulla scorta della esperienza acquisita, non sono state rare le sue brillanti soluzioni operative per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Nell’anno 1998, su iniziativa di Reno, la Surgelsud entra in quota societaria nell’azienda “Renna srl”, di Fasano (BR), industria alimentare per la produzione di specialità legate alle tradizioni mediterranee. In breve tempo il suo contributo, in stretta collaborazione con il fondatore, Saverio Renna, ha determinato un rilancio e una nuova svolta per l’azienda con il raggiungimento, in Italia e all’estero, di eccezionali risultati imprenditoriali. Inutile a dirsi, anche in questa esperienza Reno instaura rapporti di amicizia con l’intera famiglia Renna nonché con tutto lo staff aziendale.

Una storia personale.

Tutti coltiviamo piccoli o grandi sogni. Reno, sin da giovane e in tempi in cui era impegnato nel commercio di prodotti ittici, ne nutriva uno tutto suo, di quelli importanti. Dar vita a una azienda che negli anni potesse diventare una realtà leader nella produzione, lavorazione e distribuzione di prodotti surgelati nel Sud Italia.

Un modello di impresa in cui trasferire la sua esperienza e conoscenza del settore, i suoi valori di riferimento le sue ormai acquisite abilità imprenditoriali, tanto da scommettere su una visione nuova di questa attività nel Mezzogiorno. E tutto questo qui, nella sua terra, nel suo paese. Reno ama e ha sempre amato visceralmente Monopoli. Lui ha sempre mantenuto la sua radicata appartenenza alla gente del posto, non abbandonando mai il linguaggio parlato del nostro dialetto. Avrebbe potuto scegliere tranquillamente di aprire altrove questa realtà, magari in un contesto all’epoca logisticamente più favorevole.

Invece, ha preferito insediarsi nella sua città, nella consapevolezza di poter creare occupazione e sviluppo locale. Dice tanto la sua decisione di inglobare il termine “Sud” nella denominazione societaria e con questo spirito in breve apre in Puglia numerosi punti di vendita al dettaglio.

Non è un caso se, ancora oggi, a distanza di decenni dal quel 1976, anno di inaugurazione, dire Surgelsud significa parlare di Reno. Parlare di un percorso di successi che rappresenta una identità e una storia personale. È stato lui l’artefice di un progetto e, allo stesso tempo, il timoniere avanguardista di una vera e propria corazzata che ha saputo attraversare diversi mari. In ogni senso.

Per fare crescere questa realtà, oltre ai costanti investimenti economici, Reno ci ha messo tutto di sé: il suo grande spirito di sacrificio, la sua testardaggine e la sua passione. E non è difficile vederlo ancora adesso intento ad aiutare una cassiera del punto vendita al dettaglio o notare la luce accesa nel suo ufficio fino a tardi.

Sin dagli inizi della Surgelsud, già alle prime luci del giorno, Reno era attivo in azienda, ancora prima dei dipendenti e pronto ad affrontare gli impegni della giornata lavorativa. Compiti rispetto ai quali si sono affiancate nel tempo figure direzionali come suo figlio Giuseppe, suo genero Flavio Pastorello e suo nipote Alessandro Pastorello, valido team del quale entrano col tempo a far parte altri componenti della famiglia.

Gli esordi, l’influenza del padre e degli zii.

Prima che la Surgelsud diventasse quell’azienda di eccellenza riconosciuta da tutti, l’attività di Reno (ci riferiamo agli anni ‘60) era legata al commercio del pescato fresco. A dirla tutta, in questo mondo lui ci sguazzava sin da piccolo. Voltando lo sguardo a circa due secoli prima, i Longano erano in tale settore già dal 1875. Inizialmente suo nonno, poi suo padre e i suoi due fratelli nel ’900.

Quando a tredici   anni   frequentata la seconda media, egli abbandona definitivamente gli studi. La sua vita diventa un affascinante microcosmo fatto di voci, volti, suoni, grida, vendite a mezzo d’asta, che origliava e scrutava a distanza cogliendone tutti gli aspetti utili per la sua crescita e formazione lavorativa.

Agli inizi, il suo compito primario fu quello di attendere di primo mattino i titolari delle pescherie locali e dei paesi vicini per la vendita di pesce all’ingrosso. Era lui a piazzare quella cassetta di merluzzi o di seppie grazie a una spiccata inclinazione per la trattativa commerciale, nonostante la sua giovane età. Questo accadeva mentre i suoi zii Tommaso ed Agostino, ai primissimi chiarori, si recavano ai porti di Gallipoli e Otranto (e persino in Sicilia) con lo scopo di portare nel loro esercizio di via Amalfitana n.4, nel “paese vecchio” di Monopoli, quanto più pesce fresco da rivendere.

La collaborazione con gli zii, dopo un costruttivo percorso lavorativo, a un certo punto si interrompe per scelte diverse, legate a un’altra visione d’impresa. Tutto ciò ha rappresentato per il giovane Reno un bagaglio di importante esperienza, quasi una scuola.

La Surgelsud e la costruzione di una identità.

Se nel corso degli anni la Surgelsud ha ottenuto un notevole posizionamento, su mercati regionali e nazionali, lo si deve indubbiamente alla qualità dei prodotti portati sulle tavole, ma anche alla capacità di Reno di saper tessere fruttuose relazioni commerciali, nonché al suo fiuto imprenditoriale e al suo saper fare squadra. Reno ha sempre motivato tutti grazie alla sua umanità, alle sue doti di ascolto e alla sua capacità di sintesi costruttiva. Anche se Reno continua a dire “Da me non aspettatevi un bravo o un grazie”, nei fatti è poi pronto ad esprimere la sua riconoscenza e gratitudine verso amici e collaboratori in diverse maniere.

Questa sua “forza” è riconosciuta ancora oggi dai tanti che nel tempo hanno lavorato per lui e con lui: operai, impiegati, maestranze, professionisti che per Reno hanno costituito sempre, e innanzitutto, una grande famiglia. Collaboratori che con lui si sono aperti, che con lui hanno condiviso gioie e preoccupazioni e ai quali lui è stato sempre pronto nel pronunciare una parola di conforto e un aiuto. Su questi elementi, su questi pilastri si è fondato il vero spirito che, molti anni dopo, nell’ottobre del 1976, data di inaugurazione della Surgelsud S.a.s., ha permesso la crescita di un progetto che si è affermato come un fiore all’occhiello dell’impresa pugliese.

Questi aspetti umani legati alla personalità di Reno hanno rappresentato un humus capace – insieme a investimenti logistici – di generare un marchio di valore. Perché se è vero che contano molto gli investimenti industriali che fanno crescere una rete di distribuzione, se è vero che conta incentivare nuovi scambi commerciali in Italia e all’estero, è pur vero che – in questa bella storia – il sostanziale valore aggiunto è la personale peculiarità imprenditoriale che Reno ha saputo interpretare e sviluppare.

In un mare di valori.

La puntualità negli appuntamenti di lavoro e non ha sempre rappresentato per lui un chiodo fisso, arriva a “rimproverare” persino chi giunge in anticipo rispetto all’ora prefissata. Parlando di crescita e di sviluppo aziendale, tra i princìpi guida di Reno troviamo la sostenibilità.

Nella convinzione assoluta che il rispetto per il pianeta, per le sue risorse (limitate) sono, per le generazioni che verranno, scelte indispensabili da adottare fin da subito.

A questo, nel corso degli anni, si sono aggiunti comportamenti aziendali responsabili, indirizzati verso una pesca sostenibile nel rispetto dell’ecosistema marino.

Altrettanto impegno è stato profuso nell’adottare scelte eco-friendly, volte alla produzione di energia pulita, installando un moderno impianto fotovoltaico (quasi 1.400 pannelli fotovoltaici per 545 Kw di energia erogata) e all’utilizzo di celle frigorifere a basso consumo, vero e proprio vanto aziendale.

La connessione con il mondo attraverso i viaggi.

Far crescere un’azienda ha significato per Reno anche guardare oltre le proprie mura. Trovare quel coraggio e quel pizzico di sana incoscienza per uscire dalla propria “comfort zone” e analizzare una mappa geografica per capire quale potesse essere il continente più giusto per far crescere il proprio business attraverso nuovi rapporti commerciali. E, di lì a poco, ritrovarsi su un aereo con scali in luoghi lontani e per lui sconosciuti. Sono stati questi i “viaggi della scoperta” – come lui ama definirli – finalizzati a conoscere se in quelle terre si pescano prodotti ittici commercializzabili come da noi e come perfezionare i cicli di lavorazione degli stessi.

Tutto questo ha sempre significato per lui rapportarsi direttamente con culture molto distanti dalla nostra. Accostarsi con totale apertura a quella gente, ai pescatori e ai commercianti del posto, finendo poi per stringere accordi commerciali e, nella maggior parte delle volte, instaurare bei rapporti di amicizia conservati nel tempo. Reno capisce che tutto questo andava fatto e va ancora fatto costantemente in una visione che rappresentava una sfida imprenditoriale di crescita. Aveva circa 50 anni quando questo accadeva per le prime volte e, senza conoscere una sola parola di inglese, cominciò ad “avventurarsi” verso territori molto lontani. Dal Giappone al Marocco, dalla Norvegia al Senegal, passando per la Mauritania.

La ragione di un viaggio in un determinato continente era volta a portare sul nostro mercato quel calamaretto piuttosto che quella specie di pesce che, una volta scongelato, poteva diventare di forte appeal commerciale sul mercato locale. Cominciarono tempi di importanti rapporti per lui con l’estero. Esperienze che rappresentavano anche una opportunità di crescita culturale e di condivisone di certi saperi di cui lui andava fiero per esperienza acquisita.

In questi nuovi territori, Reno continuamente apprendeva e insegnava nuove procedure e tecniche di lavorazione del prodotto. Sono gli anni in cui dimostra di avere uno spiccato intuito commerciale, una profonda competenza maturata sul campo e una straordinaria sensibilità umana. Ma, soprattutto, una spiccata e intelligente empatia. Aspetti di non poco conto, che si sono poi rivelati nell’affermazione imprenditoriale che è sotto gli occhi di noi tutti.

Una Immobiliare attraverso un percorso di eccellenza.

Infaticabile, visionario, temerario e sempre proteso all’espansione di nuove imprese “creative” e innovative. Anche questo ha dimostrato di saper fare Reno quando ha cominciato a manifestare l’aspirazione di dar vita a una attività immobiliare con una idea altra e alta di impresa. Una società, la “Immobiliare Longano & Figli”, che nel corso degli anni ha dimostrato di non avere nulla in comune con le attività simili che proliferavano. Niente a che vedere con la mera compravendita di beni immobiliari. Infatti, il “manifesto” di questa realtà, nata nel 1985, si è fondata proprio su una visione differente. Solo acquisti selettivi di immobili di pregio da ristrutturare e da indirizzare quasi esclusivamente alla locazione.

Una scelta, questa, basata sulla consapevolezza che il recupero, piuttosto che la nuova cementificazione, doveva rappresentare una scelta etica da privilegiare.

In breve tempo, il patrimonio immobiliare acquisito dalla società, anche fuori regione e all’estero, diventa importante e Reno costituisce un’attrezzata impresa edile, la “Elledilizia”, composta da una decina di lavoratori qualificati e diretti dal capo operaio Vito. Impresa avente come attività primaria la esecuzione di opere di manutenzione, ristrutturazione e recupero degli immobili di proprietà della stessa immobiliare.

In questa nuova attività imprenditoriale Reno ha in mente un obbiettivo: la bellezza, la qualità architettonica e l’innovazione tecnica. Fin dall’inizio coinvolge, come figura professionale prevalente e determinante, Franco Longano, l’architetto suo cugino. Tra i due inizia un intenso percorso collaborativo più che trentennale. Ogni sera Reno è in studio con Franco, per discutere sui progetti in corso sviluppando una comune crescita culturale basata sulla reciproca stima, fiducia e genuina complicità.

Determinanti in questa azione, con una comune unità d’intenti, si rivelano negli anni anche due figure di grande esperienza come quella di Antonella De Marco, geometra, e di Miriam, figlia di Reno, da sempre impegnata in una oculata soprintendenza amministrativa di questa divisione.

La passione e l’amore di Reno per il verde si sono fatti sentire anche nell’azione di valorizzazione degli immobili, finanche quelli commerciali e a destinazione industriale, mettendo a dimora, ovunque possibile, piante e alberi per lo più legati alla biodiversità autoctona del nostro paesaggio. Accade anche che aree di sua proprietà vengano da lui curate e attrezzate con piante, alberi e illuminazione e concesse ad uso pubblico. Tutto questo nella cornice di scelte funzionali, moderne ed eco-compatibili, indirizzate all’utilizzo di materie prime rinnovabili. Perché la bioedilizia resterà sempre un punto di riferimento imprescindibile in questo virtuoso percorso immobiliare.

Non a caso la “Immobiliare Longano & Figli” è stata la prima impresa del settore in Puglia a concepire edifici residenziali in legno certificati in classe energetica A e, da poco, edifici ideati anche con criteri di “casa passiva”. Termine quest’ultimo che intende uno standard edilizio che mette al centro le prestazioni energetiche e il comfort abitativo a basso consumo. Una sensibilità e un’alta competenza che vengono subito riconosciute e apprezzate sul territorio anche per la raffinatezza e l’eleganza architettonica delle opere realizzate, attestazioni queste confermate anche dalle frequenti attenzioni e riconoscimenti da parte di riviste e da editorie nazionali del settore.

Tra gli ultimi rami d’azienda legati all’immobiliare vi è quello della ricettività turistica in Puglia. Esso porta la società ad acquistare immobili, da ristrutturare e arredare, ubicati in posti di interesse paesaggistico, adatti a fornire agli ospiti soggiorni in ambienti confortevoli e di ricercata bellezza. Settore questo che si avvale essenzialmente del dinamismo operativo di Andrea Pastorello, nipote di Reno, che ne è il fautore.

Capo della banca BCC a servizio del territorio.

Sapevo che Reno Longano era un importante imprenditore di Monopoli. Un Uomo che si era fatto da sé, un self-made man, come si dice. Ma non avevo avuto l’opportunità di conoscerlo personalmente e devo dire che rimasi sorpreso di sapere, nel 2003, che i soci della Banca di Credito Cooperativo – BCC di Monopoli intendevano chiamarlo ad assumere la Presidenza della locale banca cooperativa in un momento sicuramente non facile.

Fui ovviamente lieto della sua elezione perché vedevo affidata la giovane banca locale, che avevo contribuito a far nascere quale Presidente della locale Federazione, ad una persona di sicura competenza e trasparenza.

Dopo averlo meglio conosciuto e un po’ frequentato in questa nuova sua veste, ebbi subito modo di apprezzare le qualità umane e, soprattutto, quella versatilità intelligente che consente agli uomini di valore di sapersi adattare alle situazioni nuove per poterle gestire al meglio. Infatti, gli anni della sua presidenza sono stati anni vivaci e positivi per la banca cooperativa di Monopoli.

Seppe mettere ordine, dare nuovo impulso alla attività bancaria, ma soprattutto mise a disposizione di questa azienda di credito la sua stessa personale reputazione.

Potei più volte constatare la stima e la affezione che riceveva da parte dei soci e da parte dei clienti che vedevano la loro banca messa effettivamente in buone mani. La sua presidenza è durata ben dodici anni, cioè quattro mandati. Sono stati anni di crescita, di sviluppo ed anche anni difficili perché sono stati quelli della crisi finanziaria prima e della crisi dell’economia reale dopo. Ciononostante Reno ha saputo fare le cose per bene, indirizzando la struttura operativa per il meglio e facendo in modo che quella azienda di credito alla conclusione del suo mandato fosse più robusta, più efficiente e più credibile, rispetto a quando l’aveva ricevuta.

Durante la sua presidenza ci sentivamo spesso, ci consultavamo ripetutamente e posso essere testimone che le opzioni da lui preferite erano sempre nell’interesse della banca cooperativa, sempre lontane dai suoi interessi personali, sempre volte a trovare la soluzione più retta all’interno delle proposte formulate nell’ambito del consiglio di amministrazione.

La gestione degli organi collegiali è sempre una cosa complessa. Quelli di una banca lo sono ancora di più, perché le decisioni che si assumono sono sempre foriere di rischi per la banca stessa o per i clienti. Ci vogliono prudenza e serenità, non disgiunte da competenza tecnica. Reno ha dimostrato il possesso di queste doti e i risultati conseguiti sino al 2014 ne sono la testimonianza migliore. Ad un certo punto mi confidò che considerava questa sua appassionante esperienza conclusa e quindi mi disse che non avrebbe più riproposto la sua candidatura. Gli suggerii di ripensarci, molti soci gli chiesero di restare, ma lui, che ha appunto l’abitudine di tenere ferme le decisioni che pondera, non pose più la sua candidatura, ritenendo conclusa quella esperienza. Aveva altri programmi e diversi obiettivi da coltivare e seguire.

Dunque, nella mia qualità di Presidente della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo di Puglia e Basilicata, ho avuto il privilegio di frequentare quest’uomo che sicuramente ha lasciato un segno positivo nella storia locale della cooperazione di credito e che personalmente mi ha arricchito con la sua amicizia e spesso con i suoi preziosi consigli di uomo di successo, diventato tale solo per merito proprio.

Reno Longano è un amico ed è l’amico che ognuno vorrebbe avere!

Augusto dell’Erba – Presidente di Federcasse.

L’impegno per la comunità.

È frequente sentire definire Reno come una persona buona e generosa. Infatti, spesso questi aggettivi dicono poco o niente di concreto. Ma riferendoci con gli stessi termini a Reno, senza tema di smentita, ne abbiamo conferma nei fatti.

Perché di sue azioni a favore del sociale c’è ancora tanto eco in giro. E non si è mai trattato di spicciola beneficienza ma di sincera partecipazione, lontana da qualsiasi ragione di visibilità aziendale o personale. Tutto ciò che ha donato per la cultura, il sociale, lo sport è sempre stato un tratto distintivo della sua persona, che intorno a queste scelte ha tenuto un profilo discreto, silenzioso, se non fosse stato per la riconoscenza che gli altri hanno esternato pubblicamente nei suoi confronti. Ne sono prova provata anche i diversi riconoscimenti che gli sono stati conferiti, per il suo concreto sostegno a determinati e importanti progetti di pubblico interesse sociale.

Dal mondo culturale al volontariato assistenziale, passando per il sostegno a varie associazioni sportive (pallacanestro, ciclismo ecc.) o a il recupero di beni storico- artistici (si pensi, alla ristrutturazione della facciata della chiesa di San Francesco d’Assisi).

Per anni, con entusiasmo, ha risposto ai bisogni della storica e prestigiosa società dei canottieri “Pro Monopoli”. Come non ricordare la sua soddisfazione nel dimostrare vicinanza a favore dell’importante Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli con l’elargizione di numerose borse di studio per tanti giovani studenti meritevoli. E’ stata ipotizzata anche l’idea di proporlo alla direzione del Conservatorio.

Significativo e speciale, inoltre, l’aiuto assicurato da Reno all’ANT (Associazione Nazionale Tumori) e poi all’APO (Associazione per la Prevenzione Oncologica), una realtà straordinaria di volontariato impegnata nell’assistenza domiciliare del malato oncologico su tutto il territorio.

E, sempre nel volontariato sociale, immediata è stata la risposta nel donare un pulmino per i disabili della locale UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporti Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali). Non sono mai mancati aiuti a sostegno di significativi progetti editoriali locali, come è stato per la rivista “Report.M” o per la pubblicazione di libri su Monopoli.

 


Articolo a cura di Stefano Carbonara
Storico e scrittore
Editore Rivista “Monopoli Tre Rose”

 

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Comments 5

  1. Marco Napoletano says:
    1 anno ago

    Sono stato stamani alla Surgelsud nella speranza di poter abbracciare Reno (risiedio a Vicenza, a Monopoli per vacanza) ma mi riferisconi che in azienda le sue presenze non sono frequenti.
    Abbiamo frequentato insieme le scuole medie e Reno era il mio compagno di banco; anche il doposcuola insieme da mia zia Stella Serrano, professoressa di lettere. Riparto verso il 10 ottobre e avrei piacere di incontrarlo.

    Rispondi
    • Stefano Carbonara says:
      1 anno ago

      Lo può incontrare nella sua casa di residenza in via Amleto Pesce ex Villa Palmieri.

      Rispondi
  2. Vitantonio says:
    3 anni ago

    Persona veramente straordinaria bisognava
    intitolarli una strada complimenti

    Rispondi
    • Stefano Carbonara says:
      3 anni ago

      Occorre che passino 10 anni dalla scomparsa.

      Rispondi
  3. Carolillo Vito Mario says:
    3 anni ago

    Una persona umile e geniale,
    Tanto rispetto x gli altri.
    Lunga vita a: Nazzareno Longano.

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