«Parigi e poi l’addio. Ho rivisto Marco 15 giorni fa, fumava e faceva progetti».
È il chiaro ricordo della sociologa milanese.
Nel 1958 fu fidanzata con Marco Pannella.
Diceva che «aveva occhi belli, ma non allegri».
Bianca Beccalli è morta l’altra settimana a Milano. Era considerata tra le “fondatrici” della sociologia delle “pari opportunità”. Aveva approfondito anche gli “studi di genere”. Fu la fidanzata di Marco Pannella per poco tempo tra il 1958 e il 1959. Qualche tempo fa, dopo moltissimi anni, a seguito della morte del fondatore del Partito Radicale, ha preso coraggio e ha deciso di raccontare alcuni particolari di quella relazione.
Nella sua casa romana di via della Panetteria, Marco Pannella continuava a fare i suoi progetti. Non pensava di morire, né di avere di fronte a sé pochi giorni di vita. Parlava e fumava. Era seduto in cucina a un grande tavolo. È Bianca Beccalli, che racconta. Una matricola all’università. In quegli anni innamorata di Marco Pannella. Del suo fascino da “condottiero”: «alto, occhi splendenti, intensi ma non allegri». Era ricambiata. Avevano adombrato la possibilità di sposarsi nel giro di pochi mesi. Dovevano affrontare alcuni ostacoli. La famiglia di lei resisteva. Era conservatrice. Le loro determinazioni, le buone intenzioni e le pubblicazioni in corso furono facilmente messe da parte. Ognuno riprese la propria strada.
Non seguirono altri incontri. Lei intraprese e perfezionò a Cambridge i suoi studi. Poi convolò a nozze nel 1963 con Michele Salvati, che aveva conosciuto a Pavia. Diventò una sociologa molto famosa. Attentissima soprattutto al lavoro femminile. Alle differenze di genere e alle pari opportunità. Marco Pannella contemporaneamente diede inizio a tutte le battaglie, che abbiamo avuto modo di conoscere e di apprezzare. La Beccalli racconta dell’ultimo incontro. Un alone di tristezza e di malinconia: «C’erano i suoi giovani amici, Laura Hart e Matteo Angioli, nessun altro, che nelle ultime settimane vivevano in casa con lui, lo facevano alzare quando riuscivano, di solito il pomeriggio. Si sedeva al tavolo di cucina e riceveva qualcuno. Quel giorno c’ero io, abbiamo avuto una specie di lunga conversazione, due ore, era dolce e affettuoso, mi accarezzava i capelli e mi diceva: sei più bella di prima. Fumava, fumava, fumava, in continuazione. Ogni tanto sbagliava e si metteva a fumare l’accendino, ma i ragazzi glielo toglievano».
«Parlava dei suoi progetti: la battaglia per la legalizzazione delle droghe leggere e la demistificazione dell’allarme sul fumo. Ne parlava da un punto di vista medico e da un punto di vista politico, non era chiarissimo… Frasi un po’ spezzettate ma riconoscibili. Dava l’impressione che non pensasse alla morte, gli vedevo come un’energia nuova, parlava del mondo mai della malattia».
Marco Pannella e Bianca Beccalli desideravano rivedersi. Lui aveva compiuto ottanta’anni. Aveva rilasciato una intervista e ricordato quell’amore lontano. Troncato forse con un po’ di leggerezza, perché affermò: «Pendeva dalle mie labbra, era troppo innamorata». «La conobbi a Pavia, aveva occhi splendidi e dolcissimi. Una volta andammo a mangiare nei pressi di un ruscello vicino a Certosa…». Lei rispose con un’altra intervista, dove affermava che non pendeva dalle labbra di nessuno. Mai, nemmeno allora. Poi con estrema delicatezza si parlarono al telefono ricordando il tempo passato.
Lontanissimo il 1958. Erano in corso le elezioni politiche. Il leader dei Radicali aveva trent’anni. Girava per la provincia lombarda. Dappertutto. Lei, invece, figlia di un’ottima famiglia di origini “borghesi”, era molto attiva nel movimento studentesco. Forse anche precocemente. Frequentava i circoli della goliardia politica. Quelli di allora. Lui decisamente liberale. Esistenzialista. Lei era socialista. La Filosofia della Scienza era la sua passione. Ne era attratta. Mostrava tutta l’ingenuità di una giovane donna alle prime armi con i sentimenti legati all’amore. Pannella era ormai un vecchio combattente. Oltre il normale sentire.
Un incontro travolgente. Entrambi folgorati. Si innamorarono. Insieme nella campagna elettorale. Si trasferirono in Belgio prima e poi a Parigi. Una vita autonoma, ma «fidanzatissimi». Lei seguiva i corsi universitari di Michel Touraine, sociologo francese e intellettuale a favore dei diritti universali e del lavoro. Lui era collaboratore del “Il Giorno” insieme al suo carissimo amico Saverio Tutino. Lei narra e ricorda tutte le crisi esistenziali di Pannella. I suoi mesi difficili. Poi, all’improvviso, il tutto evapora e sfuma in un nulla. Solitamente avviene nelle migliori relazioni. Non viene meno la stima. Per quel coraggio decisamente bizzarro di «narciso soddisfatto», che «sapeva usare il corpo come un attore». «Voleva rivedermi e volevo rivederlo, mi aveva invitata… Nella scelta di alzarsi per parlarmi c’era il ricordo implicito del nostro passato. E quel pomeriggio mi guardava con una specie di amore».
Antonio Losito







