Presentazione del libro “Lettere delle Diocesi del Regno di Napoli alla Congregazione del Sant’Ufficio. 1557-1629”
di Gabriella Moretti













Presso il Museo Diocesano di Monopoli, si è svolto in data 20 novembre 2024 un incontro di presentazione del libro di Antonio Ciuffreda, Lettere delle Diocesi del Regno di Napoli alla Congregazione del Sant’Ufficio. 1557-1629, pubblicato dalla EUT (Edizioni della Università di Trieste), all’interno della Collana di studi “Inquisizione e Società. Fonti”. L’evento è stato promosso dal Museo Diocesano, dall’ “Associazione per l’Ecomuseo dell’Educazione” e dalla “Società di Storia Patria per la Puglia – Sezione di Monopoli”. Dopo gli indirizzi di saluto di Miranda Carrieri, Direttrice del Museo Diocesano, di Achille Chillà, Presidente della sezione di Monopoli della “Società di Storia Patria”, e di Roberto Sublimi, Presidente dell’ “Associazione per l’Ecomuseo dell’Educazione”, ha dialogato con l’autore Gabriella Moretti, Docente del Polo Liceale “Galilei-Curie” di Monopoli. Un intervento conclusivo del Vescovo della diocesi di Conversano-Monopoli, Monsignor Giuseppe Favale ha impreziosito la serata.
L’autore del volume, Antonio Ciuffreda, è docente di Storia Moderna del Dipartimento DIRIUM della Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Ė membro della Sisem (Società degli storici dell’età moderna) e coordinatore dell’Unità di Ricerca di Storia del CIRPAS (Centro Interdipartimentale di Ricerca su Popolazione, Ambiente e Salute). Nella sua formazione una importante influenza è esercitata dalla storiografia francese, infatti approfondisce i suoi studi presso l’EHESS di Parigi e conta una lunga collaborazione con l’Ėcole Française de Rome. Nel corso degli ultimi anni è impegnato in ricerche di storia sociale e religiosa riferite, in particolare, al Mezzogiorno d’Italia di età moderna.
Tra le sue più recenti pubblicazioni annotiamo il saggio I vescovi-inquisitori del Regno di Napoli e l’Inquisizione romana, apparso sul numero 184-2024 di Società e Storia, il volume Le lettere delle diocesi del Regno di Napoli alla Congregazione del Sant’Ufficio 1557-1629, pubblicato nel 2023, i saggi: Battesimo, mammane e create in due comunità della Capitanata post-tridentina del 2022, Cronache e racconti della peste: Firenze, Roma e Napoli del 2020, Lo stylus Romanae Ecclesiae e le città del Regno di Napoli in età moderna, apparso nel 2017, la curatela di una raccolta di saggi, dedicata alla istituzione delle città metropolitane, dal titolo Bari Metropolitana. la città delle città, del 2015, nella cui sede si colloca il suo contributo dal titolo: Bari da capoluogo regionale a città metropolitana.
Il volume Lettere delle Diocesi del Regno di Napoli alla Congregazione del Sant’Ufficio. 1557-1629 è il frutto di un lavoro di ricerca pluriennale, sviluppato all’interno di un Progetto di Interesse Nazionale (Prin 2017). In questo volume sono pubblicati gli atti contenuti in due dei cinque volumi di corrispondenza giunta alla sede centrale della Santa Inquisizione romana dalle numerosissime diocesi presenti nel Regno di Napoli, nell’arco di tempo compreso tra la metà del Cinquecento ed i primi tre decenni del Seicento, attualmente conservati nell’Archivio vaticano del Dicastero della Dottrina della Fede. In totale si tratta di 1.146 tra lettere e loro allegati, per la prima volta pubblicati nelle loro totalità. L’edizione critica di un corpus di documenti di tale dimensione è una delle peculiarità di questa opera, capace di restituire al lettore, ed agli studiosi, un quadro assai ampio della corrispondenza attivata tra le differenti realtà sociali e territoriali del Mezzogiorno d’Italia verso una delle più influenti Congregazioni della Curia romana cinque-seicentesca.
Negli atti pubblicati, accompagnati da una Introduzione ed una Nota Critica curata dall’autore del volume, si affrontano temi più strettamente legati all’attività del Santo Ufficio, come il controllo esercitato sui libri proibiti, inseriti negli Indici elaborati proprio nel corso della seconda metà del XVI secolo dalle autorità ecclesiastiche romane, oppure sulla presenza nelle comunità meridionali di eretici ed infine sull’ampia gamma di comportamenti sociali ritenuti dannosi all’opera di disciplinamento religioso, ma anche sociale. Ritroviamo, quindi, riferimenti a presunti luterani ed anche ad ebrei e soprattutto a giudeizzanti (e cioè ebrei convertiti) presenti nelle cittadine meridionali, alle pratiche religiose conservate dalle comunità levantine fuggite dai Balcani ed insediatesi nel Mezzogiorno d’Italia (gli immigrati di quel tempo lontano); alle vicende di quei giovani rapiti da corsari turchi, convertiti all’islam e finalmente tornati nelle loro comunità, ma da ‘rinnegati’, e per i quali i vescovi chiedono a Roma di poter concedere loro il perdono per poterli ri-accogliere nella originaria comunità; a presunte magie ed a manifestazioni di riti e cerimonie eterodosse.
Vi sono poi le questioni relative all’esercizio di questa attività di controllo, come i rapporti con il braccio secolare, oppure la condizione delle carceri nelle quali sono rinchiusi i presunti rei in attesa di un giusto processo, ed infine il tema delle risorse necessarie, e spesso scarsamente disponibili, per svolgere la doppia azione di pastore ed a tempo stesso di inquisitorie, secondo una condizione che distingue il Mezzogiorno d’Italia dal resto della Penisola italiana, dove le due figure risultano distinte ed a volte anche concorrenti.
Le lettere scritte non solo da vescovi e religiosi, ma anche da laici e semplici fedeli, ci restituiscono frammenti di una articolata e complessa realtà sociale, oltre che religiosa, i cui protagonisti risultano essere spesso sconosciuti alla grande Storia, quella ufficiale raccontata nei nostri manuali. Sono gli attori di un passato che scopriamo essere, in fondo, non così lontano da ciò che comunemente si ritiene, in un tempo che tende sempre più a fare a meno della memoria.
In particolare, nel libro, che costituisce solo la prima parte di un lavoro ancora in corso di pubblicazione, troviamo 7 lettere dalla Diocesi di Conversano, relative al periodo del Vescovo Romolo de Valenti (1559-1626). Le lettere (nn. 559-565, pp. 373-376) sono tutte dell’anno 1569. Più numerose le lettere dalla Diocesi di Monopoli (pp. 664-686), che sono complessivamente 33, (nn. 982-1014), scritte per la maggior parte (29 lettere) dai Vescovi Ottaviano Preconio (1546-1561, nominato vescovo di Ariano), Fabio Pignatelli (1561-1568 deceduto), Alfonso Porzio (1577-1598 deceduto), Juan Lopez (1598-1608 dimesso), Giovanni Giacomo Macedonio (1608-1624), ma ci sono anche lettere di religiosi, che singolarmente si rivolgono al Sacro ufficio (4 lettere). Tutte le lettere sono indirizzate alla direzione del Sant’Uffizio.
In particolare, il VescovoPreconio (1559, lettere 982 e 983) tra altre informazioni con modestia parla di alcuni libri di Erasmo da Rotterdam presenti nella sua libreria personale, unitamente ad alcune tra le prime edizioni a stampa della Bibbia in volgare, e chiede se può tenere con sé questi volumi.
Nelle lettere del Vescovo di Pignatelli (1567, lettere nn. 984-9), si parla di un eretico brindisino che soggiornava a Monopoli ed era stato mandato via, tale Marco Antonio Baccaro, che subito dopo la morte del vescovo si fa rivedere in giro ed era perciò stato imprigionato.
Le lettere 992-995, risalenti al periodo 1580-89, fanno riferimento al periodo del Vescovo Porzio e trattano di alcuni casi, come quello di Giacomo d’Alessio malalingua di Cisternino, e Benedetto Cesareo, a motivo di un monte di pietà che pare non facesse propriamente beneficenza. Sempre il Vescovo Porzio nella lettera 999 informa sulla presenza nel porto di Monopoli di navi di protestanti, inglesi ed olandesi (1593). Le lettere 1001-2 sono scritte da Cesare Pisano al vescovo Porzio (1597) contro due bestemmiatori, Domenico Forleo, sottoposto a processo, e Acola Conocchia, quest’ultima torturata con la perforazione della lingua, praticata pubblicamente.
La lettera 1003 (1608) è del vescovo Lopez, che annuncia di mandare una lunga orazione di S. Daniele trovata presso una prostituta, Livia de Liviero, tenuta prigioniera, seguita dalla trascrizione dell’orazione medesima (n. 1004). La Lettera 1005 è scritta da Fra Donato di Turi (1608) e contiene la protesta, perché il vicario del Vescovo, don Scipione Indelli, ha sospeso la sua predicazione della settimana santa. A stretto giro risponde Don Indelli (1006), che ribatte lungamente le sue ragioni confermando che ci fosse eresia nella predicazione, in particolare sul concepimento di Maria Vergine.
La lettera 1009, scritta dal Vescovo Macedonio (1615), informa di non avere informazioni sul conto di Dott. Stefano Soleti, diocesano, a fronte di una denuncia presentata. Nella lettera 1012, sempre il vescovo Macedonio (1623) informa sulla causa di Leo Pizzutello di anni 15-16, carcerato da sei mesi, accusato di aver portato un corno ad una donna dopo l’estrema unzione.
La serata si è svolta in un clima di dialogo e di franca cordialità, alla presenza di un pubblico, che ha seguito con estrema attenzione l’evento proposto.








