
«L’Impero dell’Avvenire», pubblicato nel 2019, si configura come poema filosofico antimoderno. Le liriche esplicano, attraverso un linguaggio oracolare, una tematica inscindibile dalla nostra Postmodernità: il Nichilismo.
L’invisibile “Io” narrante intraprende un dialogo muto con Sofia: una donna chimerica, emblema della Sapienza, la quale gli indicherà, sfiorando con una mano il suo cuore, un sapere Greco che diventerà una strada interiore, come via d’uscita dall’angoscia del Nichilismo.
Il poema è impreziosito dalla postfazione del professor Antonio Bini, ex docente di Filosofia presso il Liceo Scientifico di Monopoli.
Dedico questo poema filosofico al mio amato nipotino:
«Al piccolo Samuel, perché dentro di lui scoprirà un mondo, un valore che donerà senso a un mondo che non c’è più».
Di seguito un passo particolarmente significativo del poema.
È l’Apocalisse dell’Eterno, Sofia,
Quella che vediamo trionfare
Dietro l’ultimo orizzonte secolarizzato
Del Tempo nostro,
In tutta la sua immanenza.
Che si dispiega nella vertigine del divenire;
In uno scorrere di verità effimere:
Come candele spente da un vento,
Che soffia fortissimo,
Nella tristezza del Tramonto.
Ho vissuto per due Millenni,
Lo stesso tormento,
Ho sentito l’Anima di Platone vagare,
In cerca della Terra Promessa…
In raccoglimento, nell’attesa della meta.
Paziente come la Fede incontrata sulla via.
Da quando il messaggio di Cristo,
Tramutò l’evento ciclico in Storia.
Nulla Eterno, il cammino di Buddha
A Oriente.
Nulla Eterno il cammino di Socrate
Nella Grecia Occidentale.
Io mi guardai intorno,
E vidi dipanarsi la menzogna della Storia;
Non come la visione dell’enorme Satana
Baudelariano apparso sul teatro dozzinale,
Sentenziando il bene e il male,
Per una folla di fedeli.
Ma come le acque dell’inconscio dell’Occidente,
Che al poeta di Recanati si rivelarono,
In solitudine,
Per quelle che sono,
In verità, come enorme Nulla dell’Occidente,
Che incagliarono Cielo e Terra.
Fino alla fine dei Secoli!
Sempre che i Secoli avranno mai un Fine…
O Vita e Morte si susseguiranno,
Nel gioco dell’Eterno.
E adesso, tracciando una mano sul cuore,
Mi hai abbandonato, Sofia.
Mentre Oriente e Occidente sono in lutto.
E, come in una marcia funebre,
Vegliamo il fantasma dell’Essere.
Io taccio, Sofia.
Sarò l’imperatore del silenzio
Nell’impero che sorgerà.
Ma il mio silenzio, non è resa.
Si sente un mormorio di Cuore:
Conosci te stesso…
E l’Impero Greco, come una visionaria
Verità, la vedo innalzarsi, nella notte nostra,
Come la filosofia del sole di mezzogiorno.

Fabio Angiulli







