«È una virtù bambina».
L’anticipazione del libro di Papa Francesco dedicato al Giubileo.
“La speranza è una luce nella notte. Meditazioni sulla virtù umile” di Francesco (Jorge Mario Bergoglio). Libreria Editrice Vaticana, 2024.
Il tema del Giubileo del 2025 è la speranza. Una virtù spesso dimenticata. Sottaciuta. Invece, è un elemento centrale nella vita umana. Papa Francesco, con le sue parole e con i suoi gesti, è testimone di speranza. Intesa come azione spirituale. Da parte di chi non si arrende al male, che circonda il mondo. Non sono parole di consolazione. Né uno slogan. Chi vive di speranza collabora a «far nuove tutte le cose».
Il libro del Papa raccoglie i suoi interventi. «Pellegrini di speranza». È un monito a non cedere né alla disperazione, né al cinismo continuamente presente in un’epoca segnata da guerre e da violenze.
Il Giubileo è un’occasione per riflettere sulla “Speranza”, una decisiva e fondamentale virtù. Non sono propizi i tempi, che stiamo vivendo. La terza guerra mondiale “a pezzi” si sta svolgendo sotto i nostri occhi e può spingerci ad assumere atteggiamenti di estremo cinismo e di indicibile sconforto.
La speranza è un dono e nello stesso tempo un compito per tutti gli uomini. Il dono viene offerto. Sperare un atto di ottimismo, allo stesso modo auspichiamo di superare un esame all’università. La frase ricorrente è: «Speriamo di farcela». Oppure ci auguriamo bel tempo per un viaggio o una gita domenicale specialmente a primavera: «Speriamo faccia bel tempo». La speranza in ogni caso è l’attesa di qualcosa che ci è già stato donato “dall’amore eterno e infinito di Dio”. In questo caso l’amore non è altro che la salvezza che dà sapore alla nostra vita e costituisce il punto basilare su cui il mondo è sempre in piedi, a prescindere da tutte le malvagità e dalle quotidiane nefandezze originate dal comportamento improprio di uomini e di donne.
Sperare significa attendere il regalo che ogni giorno Dio ci offre.
«La speranza è anche un compito che i cristiani hanno il dovere di coltivare e mettere a frutto per il bene di tutti i loro fratelli e sorelle». È importante «Restare fedeli al dono ricevuto». «La speranza cristiana ci assegna per posto quella stretta linea di crinale, quella frontiera dove la nostra vocazione esige che noi scegliamo, ogni giorno ed ogni ora, d’essere fedeli alla fedeltà di Dio per noi». «Dio ci è fedele, il nostro compito è quello di rispondere a questa fedeltà».
L’invocazione: «Signore, donami di esserti fedele nella speranza!» non va mai dimenticata.
«Ho detto che sperare è un dono di Dio e un compito per i cristiani». E per vivere la speranza serve una «mistica dagli occhi aperti». «Saper scorgere, ovunque, attestazioni di speranza, l’irrompere del possibile nell’impossibile, la grazia dove sembrerebbe che il peccato abbia eroso ogni fiducia. Qualche tempo fa ho avuto modo di dialogare con due eccezionali testimoni di speranza, due padri: uno israeliano, Rami, uno palestinese, Bassam. Entrambi hanno perso le loro figlie nel conflitto che insanguina la Terra Santa da ormai troppi decenni. Ma ciononostante, in nome del loro dolore, della sofferenza provata per la morte delle loro due figliolette — Smadar e Abir — sono diventati amici, anzi fratelli: vivono il perdono e la riconciliazione come un gesto concreto, profetico e autentico. Incontrarli mi ha dato tanta, tanta speranza. La loro amicizia e fratellanza mi hanno insegnato che l’odio, concretamente, può non avere l’ultima parola. La riconciliazione che loro vivono come singoli individui, profezia di una riconciliazione più grande ed allargata, costituisce un invincibile segno di speranza. E la speranza ci apre a orizzonti impensabili».
«Invito ogni lettore di questo testo ad un gesto semplice ma concreto: alla sera, prima di coricarsi, ripercorrendo gli eventi vissuti e gli incontri avuti, andate alla ricerca di un segno di speranza nella giornata appena trascorsa». «Un sorriso di qualcuno da cui non ve lo aspettavate, un atto di gratuità osservato a scuola, una gentilezza riscontrata sul posto di lavoro, un gesto di aiuto, magari anche piccolo: la speranza è proprio una “virtù bambina”. E serve tornare bambini, con i loro occhi meravigliati sul mondo, per incontrarla, conoscerla e apprezzarla. Alleniamoci a riconoscere la speranza. Sapremo allora stupirci di quanto bene esiste nel mondo. E il nostro cuore si illuminerà di speranza. Potremo così essere fari di futuro per chi ci sta intorno».
Antonio Losito







