

Testimonianza dal volume “S. Martino e Cravasco” due episodi della Resistenza a Genova dell’Istituto Storico della resistenza in Liguria,
edizione C.L.N., Genova, ottobre 1975.
L’autobiografia di Giuseppe Avezzano Comes inizia con le seguenti parole:
«L’8 Settembre 1943, con il grado di tenente, comandavo un reparto di Carabinieri addetto ad una grande unità operativa nei Balcani, e sfuggito più volte alla cattura delle truppe tedesche, dopo un viaggio avventuroso ed estremamente periglioso, per mare e per terra, raggiunsi nel successivo Dicembre, la Legione Carabinieri di Genova, dalla quale dipendevo prima di essere mobilitato».
«Fui così assegnato al comando di un nucleo autonomo di carabinieri, acquartierato nei pressi di via Corsica, con compiti di servizio d’ordine e di sicurezza presso le gallerie e i rifugi antiaerei, e di soccorso ai sinistrati durante e dopo le incursioni aeree e navali».
«Venivano posti alle mie dipendenze tutti i carabinieri sbandati provenienti da reparti mobilitati, sfuggiti alla cattura e alla prigionia tedesca, man mano che si presentavano alla legione di provenienza».
«Questi nutrivano tutti sentimenti antinazifascisti e la maggior parte di loro si presentava per trovare un rifugio sicuro, sempre pronti a darsi alla macchia per sottrarsi alla cattura dei tedeschi». (pag. 19)
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L’Avv. Giuseppe Avezzano Comes prosegue a lungo nella descrizione dettagliata degli avvenimenti relativi al tragico episodio di Genova in cui persero la vita otto Patrioti, al Forte San Martino, fucilati dai fascisti il 14 gennaio 1944, che ha visto protagonista se stesso nella sua qualità di Tenente dei Carabinieri, che rifiutò di dare esecuzione all’ordine dei nazifascisti di fucilazione degli otto Patrioti.
Alle pagine 45 e seguenti descrive le proprie convinzioni antifasciste e antinaziste:
«Nel concludere queste brevi note, redatte dietro richiesta dell’Istituto Storico della Resistenza in Liguria, debbo rilevare con intimo orgoglio che, pur avendo subito diverse peripezie, torture, persecuzioni, amarezze ed incomprensioni, sono convinto che esse sono state ricompensate dalla grande soddisfazione che provai quando colsi nello sguardo e negli atteggiamenti degli 8 patrioti nel momento supremo in cui affrontavano la morte, la convinzione in loro impressa che le idee per cui essi davano la vita venivano condivise da noi e che anche noi carabinieri eravamo decisi a sacrificare le nostre vite per gli stessi principi di libertà, di giustizia, di progresso sociale».
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