Il 9 maggio 2025, a Monopoli, in Largo Plebiscito, davanti alla sede del Municipio, organizzato dall’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani Italiani, si è tenuto un incontro di solidarietà per Gaza.
A favore dei palestinesi, che in migliaia sono stati massacrati e continuano ad essere massacrati dall’esercito israeliano in una guerra ingiusta che si trascina da tanti mesi senza prospettive di soluzioni.
Una guerra e uno sterminio ritenuti ingiusti anche da Liliana Segre, ebrea, senatrice a vita, da bambina nei lager tedeschi.
Attorniati da tanti partecipanti, in tanti, anziani, giovani, donne, anche bambini, sono intervenuti con parole di condanna per la guerra e di pace per Gaza, una terra martoriata e colpita a sangue ogni giorno.
Hanno portato il saluto anche due palestinesi, presenti a Monopoli.
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Alcune riflessioni sulla guerra a Gaza,
di Sari Hanafi, sociologo palestinese di fama internazionale.
È difficile riflettere emotivamente e mentalmente, quando la voce delle armi mette a tacere quella della ragione.
In quanto palestinese cresciuto in un campo profughi, che vive con il trauma transgenerazionale delle atrocità israeliane commesse contro il popolo palestinese, mi chiedo come si possa analizzare la guerra in corso senza assumersi tutta la responsabilità morale e sociale che essa comporta.
Alcuni giustificano Hamas usando la storia della violenza israeliana nella regione, altri invece, ritengono che si possa chiedere ai palestinesi di essere moralmente misurati, mentre si viene disumanizzati o trattati da “animali umani” dagli avversari.
Credo che la riluttanza di alcuni di noi a esprimere giudizi morali sulle azioni di Hamas, anche se apparentemente sbagliate o politicamente disastrose, e assumendo una posizione da osservatore distaccato sia dovuta all’impossibilità di sapere come si agirebbe, o reagirebbe, se si vivesse in una prigione a cielo aperto e nella stessa terribile realtà.
A mio parere, infatti, bisognerebbe usare lo stesso metro per condannare qualsiasi attacco che non discriminasse tra civili e combattenti, indipendentemente dal contesto per riflettere sulla guerra israelo-palestinese.
Non è possibile restare impassibili di fronte all’orrore dell’occupazione israeliana in Cisgiordania e in quella della prigione a cielo aperto di Gaza.
Oggi i palestinesi pagano un prezzo altissimo solo per affermare che preferiscono morire in fretta, piuttosto che lentamente, e combattere in piedi per la giustizia e la libertà, piuttosto che morire in ginocchio nell’umiliazione.




















































Non è passato nessuno a identificare i partecipanti?