Hegel ha indicato il percorso e la propria collocazione nella storia della filosofia. Ha voluto essere presente all’interno dell’eredità di Immanuel Kant (1724-1804), comunemente considerato uno dei filosofi più importanti del pensiero occidentale, che fu anche il più significativo esponente dell’Illuminismo tedesco. Anticipatore della filosofia idealistica. Anche di quella successiva.
Se ammettiamo che tutto è storico, dobbiamo anche riconoscere che la nostra realtà oggettiva non è davvero tale, ma è piuttosto il momento contingente di un processo indefinito in cui ci sono tantissime verità, ossia non ce n’è alcuna in assoluto.
Contrapponendosi alla oggettività (tesi) il soggetto ne viene modificato (antitesi), ma al tempo stesso modifica il mondo, attraverso un fare che non necessariamente viene accompagnato dal sapere, e dà luogo a un risultato che non era presente né nel soggetto né nell’oggetto (sintesi).
Tra il 1788 e il 1795 tre ragazzi studiano insieme nel seminario teologico di Tübingen. Friedrich Schelling è il più giovane, nato nel 1775, subito celebre sino al 1854, anno della sua morte. Gli altri due sono nati nel 1770. Uno è Friedrich Hölderlin, poeticamente molto conosciuto. Intorno al 1805 sprofonda nella follia e successivamente in una placida demenza sino al 1843, anno del suo decesso. Il terzo, inizialmente di gran lunga meno promettente, è Hegel, cresciuto per un po’ all’ombra di Schelling. Nel 1807, però, occupa la scena filosofica e non la lascia più sino al 1831.
Oltre vent’anni di ribalta, che hanno segnato la storia della filosofia mondiale.
Hegel inserisce il suo pensiero filosofico sulla scia di Kant. Un patrimonio importante, anche se talvolta controverso. Da una parte risolve il problema della conoscenza, ricondotta a un pensiero costruttivo autonomo del soggetto rispetto al mondo, dall’altra ha rischiato di riassorbire l’esistenza umana totalmente nella conoscenza: quello che c’è è presente in quello che sappiamo.
Questa alternativa era stata risolta da Johann Gottlieb Fichte, 1762–1814, nel momento in cui eliminava il mondo a favore del soggetto. Cioè non esiste una cosa in sé dietro a ciò che conosciamo. Il mondo è tutto quello che rappresentiamo con le nostre iniziative storiche e con le nostre convinzioni morali.
Hegel non ha interpretato soltanto le correnti del pensiero a lui contemporaneo, ma ha anche approfondito la filosofia antica, la morale cristiana e il valore mitologico e strettamente biografico di Gesù Cristo.
Nella “Fenomenologia dello spirito” tocca molti campi. Dall’epistemologia alla metafisica, dalla logica all’ontologia, alla filosofia del diritto, della storia, della politica, dell’arte e della religione. Nelle opere della maturità elabora un articolato e ampio sistema nel quale trovano posto tutte le espressioni della ragione umana degli uomini di ogni tempo.







