«L’8 marzo di quest’anno coincide con gli 80 anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne». È la frase chiave, ricorrente in quasi tutti i quotidiani di stamattina. Una data e un anniversario, che invita a festeggiare non solo la donna, ma celebra anche una conquista fondamentale. Esiste una misura e una divergenza ancora distante dalle aspettative di allora. Lontana dalla realtà quotidiana di molte donne, che ogni giorno aprono gli occhi e affrontano la giornata. L’Italia è ancora profondamente divisa. I numeri raccontano un’altra realtà: l’occupazione femminile è bloccata al 53,4%, gli uomini sono al 71,4%. Molti punti di differenza. Dopo tantissimi anni quella fondamentale conquista non ha raggiunto il suo compimento. Le aspettative continuano a riempire proprio quelle distanze.
L’8 marzo mette in pieno risalto l’impegno e il valore, che non possono esaurirsi nel solo momento celebrativo. Va espresso ogni giorno attraverso l’azione di chi deve garantire il tema del rispetto e della dignità delle donne. È necessario svolgere un ruolo educativo senza se e senza ma.
Ivana Barbacci, segretaria generale della CISL Scuola, continua a ricordare che la parità si costruisca “ogni giorno sui banchi di scuola coltivando la cultura della pace, della libertà, dell’uguaglianza e del rispetto per tutte le donne, per ogni persona”.
“La festa della Donna diventa anche l’occasione per ricordare come sia doveroso valorizzare di più l’importanza fondamentale del ruolo svolto da chi contribuisce ogni giorno a formare cittadine e cittadini liberi e consapevoli”.
C’è, inoltre, chi richiama la realtà, dura, che nel resto del mondo, mostra i suoi tanti tormenti, troppe incertezze e talvolta ostacola decisamente la strada verso “condizioni di effettiva, concreta parità di genere”. Lo afferma anche Daniela Fumarola, sempre della CISL, che sottolinea che si tratta di una strada “che attraversa il lavoro, i diritti, la libertà, la sicurezza, la cultura. E che riguarda tutte e tutti noi”. Poi, continua: “Penso alle tante donne, che abbiamo avuto l’onore di ospitare nella nostra Assemblea, al culmine della Maratona per la Pace: testimonianze vive di un impegno che unisce giustizia, diritti, dialogo e responsabilità. Donne che ci ricordano quanto la convivenza tra popoli e la libertà siano inseparabili dalla piena affermazione dei diritti femminili”.
E ancora: “Ma l’Otto Marzo ci chiede anche di guardare a casa nostra. In Italia la parità è ancora incompleta. L’inclusione delle donne nel mercato del lavoro resta fragile, segnata da divari profondi. Prima ancora che salariale, il gap è nelle condizioni di vita e nel carico di cura, che continua a gravare in modo sproporzionato sulle donne, limitandone autonomia e possibilità. Si aggiunge una ferita che non possiamo ignorare: la piaga dei femminicidi, espressione estrema di una violenza che nasce spesso da disuguaglianze economiche, culturali e sociali. Contrastarla significa garantire alle donne lavoro dignitoso, reddito, indipendenza, servizi, tutele. Significa spezzare catene invisibili che ancora oggi impediscono a troppe di scegliere, di denunciare, di essere libere”. Infine: “La nostra azione non può essere solo sindacale o politica. Deve essere anche profondamente culturale. Serve un cambiamento che parta dall’educazione, dal linguaggio, dai modelli organizzativi, dalla condivisione del lavoro di cura, da un’alleanza forte tra donne e uomini, nel lavoro e nella società”.
Tanti gli argomenti e i temi della festa di quest’anno, che coincide con l’ottantesimo del voto alle donne, per la prima volta riconosciuto nel 1946 come diritto. Prima nelle elezioni amministrative, poi in quelle per la Costituente e infine per il referendum istituzionale su repubblica o monarchia.
Antonio Losito