
L’autore del libro, Edizioni Laterza 2021, pagg. 264, è Roberto Morozzo della Rocca (Roma 1955), ordinario di storia contemporanea presso l’Università di Roma Tre. Ha pubblicato studi sulla prima guerra mondiale, sulla politica estera italiana nel Novecento, sul rapporto fra religione e nazione nell’Europa orientale e balcanica. Nel 2018 ha scritto “La biografia di Oscar Romero”, Edizioni S. Paolo, pagg. 228.
Nei due decenni appena trascorsi l’Africa ha attraversato un periodo di grande rischio di sopravvivenza a causa dell’AIDS. Indifferenti, o quasi, sono state le maggiori istituzioni internazionali. Sin dal 1996 nell’occidente progredito c’erano le cure per combattere quell’orribile malattia. Nell’Africa non c’erano quelle stesse terapie e si continuava a morire spaventosamente. Una strage silenziosa.
Jeffrey Sachs (1954) economista e saggista americano, già direttore dell’Earth Institute alla Columbia University dal 2002 al 2016, nella prefazione ci dice:
«Si dubitava della capacità degli africani di assumere regolarmente le medicine; le fragili sanità pubbliche africane erano considerate inefficienti; i costosi farmaci antiretrovirali contro l’AIDS, che in Occidente salvavano vite, apparivano un lusso (senza però che i corrispettivi farmaci generici, a basso costo, fossero presi in considerazione, per tutelare gli interessi delle multinazionali farmaceutiche). Dominava insomma un afro-pessimismo: curare i malati di AIDS nelle regioni sub-sahariane veniva giudicato una perdita di tempo e di denaro. E intanto, la durata media della vita crollava e le economie collassavano.
Malgrado gli sforzi di figure come Kofi Annan, diplomatico ghanese, alto ufficiale delle Nazioni Unite, nonchè settimo segretario generale dell’ONU, Stephen Lewis con la sua organizzazione non governativa che assiste principalmente progetti di base legati all’AIDS e all’HIV in Africa, lo stesso Jeffrey Sachs e tanti medici e volontari sul campo, l’opzione terapeutica si sarebbe affermata in Africa lentamente. L’accesso universale alle terapie sarebbe stato convenuto a livello internazionale soltanto intorno al 2015. La storia di come si è invertita la rotta nel nome della necessità di salvare il numero più alto possibile di vite è una lezione esemplare che ci può aiutare ad affrontare meglio il presente».
Proprio quest’ultima frase ci introduce al Covid-19, all’Africa e ai vaccini. Le autorità competenti hanno già rilasciato l’autorizzazione all’utilizzo di diversi vaccini contro la pandemia in corso, ma i Paesi africani sono pronti? Verrà loro garantito un accesso equo e facile? A quali costi?
L’onlus AMREF Health Africa, la più grande organizzazione che offre supporto alle popolazioni africane, è in prima linea e la sezione italiana della stessa collabora attivamente. Fa parte di una family internazionale già operativa in 35 Paesi a Sud del Sahara. Con 21 uffici dislocati in tutto il continente africano, in USA, in Canada e in Europa.
Al 28 aprile 2021, l’Africa conta 4.524.702 contagi e 120.802 decessi legati al COVID. Numeri aumentati del 14% negli ultimi 30 giorni. Il Sud Africa è il più colpito del continente, con 1.577.200 di casi e 54.237 decessi. A seguire il Marocco con 509.972 casi e 9.005 decessi, la Tunisia con 303.584 casi e 10.444 decessi, l’Etiopia con 254.044 casi e 3.605 decessi e l’ Egitto con 224.517 casi e 13.167 decessi.
Al 28 aprile le persone vaccinate con la seconda dose sono il 3,13% della popolazione. Per raggiungere l’obiettivo di vaccinarne almeno il 60%, che equivale a circa 780 milioni di africani, c’è bisogno di circa 1,5 miliardi di dosi.
Secondo l’Africa CDC, l’agenzia di sanità pubblica dell’Unione Africana tesa a supportare le iniziative di salute pubblica degli Stati membri per rafforzare la capacità delle loro istituzioni sanitarie e affrontare le minacce di malattie, al 28 aprile, l’Africa ha ricevuto oltre 36 milioni di dosi di vaccino COVID-19, ma ne ha somministrate solo 15 milioni. In testa il Marocco con oltre 10 milioni di vaccini iniettati. A seguire, Nigeria, con 964.387, Ghana con 599.128 e Kenya con 340.121.
L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, auspica di vaccinare il 20% degli africani entro la fine del 2021. Dei 47 paesi appartenenti, solo un quarto ha piani adeguati, risorse e finanziamenti. L’OMS, inoltre, auspica che i vaccini siano distribuiti utilizzando il meccanismo Covax, un programma internazionale che ha come obiettivo l’accesso equo ai vaccini anti COVID-19, fondato dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla Commissione europea. Covax deve sostenere 92 Paesi a basso e medio reddito, più della metà dei quali si trovano appunto in Africa. Tutti i paesi coinvolti dovrebbero inizialmente ricevere scorte sufficienti per il 20% delle loro popolazioni. L’OMS deve assegnare i vaccini anti-COVID-19 a livello internazionale sulla base delle necessità e in conformità ai principi di uguaglianza globale. L’africa è in grave ritardo. La campagna vaccinale è lenta anche per la mancanza di strutture e di una organizzazione adeguata.
I Paesi ricchi non possono far finta di niente. Devono farsi carico, perché il contagio è in continua espansione in tutto il mondo.
Solo un vaccino per tutti, ricchi e poveri, ci mette al riparo dalla diffusione della terribile pandemia.







