Pubblichiamo alcuni stralci di un articolo a firma di don Maurizio Patriciello, pubblicato sull’“Avvenire” nella rubrica “Passi di speranza”.
Un concentrato di umanità
Nemmeno il tempo di gridare al mondo la gioia del tuo arrivo che … sei volato via. Un battito d’ali. Una gemma sbocciata e … recisa. Un pugno di sabbia nella clessidra del tempo. Ci hai tenuto compagnia dai … giorni della passata primavera fino a quando la neve è scesa a imbiancare la casa che ti avrebbe accolto. Ti abbiamo sentito palpitare nell’impaziente attesa di vederti … . Ti abbiamo portato a respirare il mare e la montagna. Quante chiacchierate. … programmi.
Quanti progetti. … nato. … bellissimo. Il cuore scoppiava dalla gioia. Hai pianto. Musica sublime. Ti abbiamo chiamato … . Abbiamo accarezzato le tue carni con la paura di farti male. C’eri. Eri là. Eri nostro. Di Dio. Di tutti. Un batuffolo d’eternità. Un concentrato di umanità. Un miracolo da ammirare e decifrare. Poi, …, sei sgattaiolato via. Il baratro. Da allora i nostri giorni non sono più gli stessi. L’anno è giunto come al solito. Tra poco sarà … primavera. I tuoi nonni ci dicono: “Coraggio. Siete giovani. La vita ritornerà a bussare alla porta del vostro amore”.
È vero. Senza il vagito dei neonati il mondo intristisce e muore. Senza i capricci e le feste dei bambini si fa noioso … . Anche in cielo gli angeli hanno bisogno di ridere e scherzare. … Dio ha voluto tenerti stretto al cuore, Alessandro. … apparso e scomparso alla velocità del lampo. … scintilla più preziosa di una stella. Vola, piccolo. Vola, felice. E metti in subbuglio il paradiso.







