L’aria di Monopoli è irrespirabile
Nell’estate 2019 la città di Monopoli è alle prese con una brutta aria, quella delle puzze provenienti dalla zona industriale, che rendono l’aria particolarmente maleodorante ed irrespirabile.
Il fenomeno era già preesistente ed era stato preceduto da incontri e richieste di cittadini, che avevano determinato la convocazione del Consiglio Comunale nel maggio 2017, conclusasi con una specifica delibera assunta all’unanimità, in cui veniva assunto l’impegno a costituire ufficialmente un comitato tecnico con la partecipazione degli organi tecnici comunali, dell’Arpa e degli stessi cittadini, al fine di esaminare la questione con le conseguenti azioni.
L’impegno assunto rimane disatteso per oltre due anni.

Nell’estate 2019, come detto, davanti al persistere e all’aggravarsi delle puzze, un gran numero di cittadini prende coscienza del problema e si attiva in comitati di protesta, in particolare uno con il nome di “Respiriamo a Monopoli”, chiedendo a gran forza la soluzione del problema.

La richiesta è indirizzata agli organi di controllo ambientale, in particolare l’Amministrazione Comunale nella persona del sindaco, prima autorità responsabile della salute dei cittadini.
Nel settembre, una massiccia manifestazione, con l’intervento di centinaia di persone, si porta nella sede del Municipio esprimendo rabbia e riprovazione per la situazione.
L’esposto alla Procura della Repubblica
Il 31 ottobre 2019 il Comitato Aria Pulita, coordinato da Stefano Carbonara, dopo aver raccolto 2.260 firme da parte dei cittadini, presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Bari.

Il 21 gennaio 2020, in una riunione di consiglio comunale appositamente convocata, il sindaco Angelo Annese, riferisce sulla situazione, rassicurando che non ci sono criticità dell’aria, come evidenziato in un incontro dello scorso 22 novembre con l’Arpa ( Agenzia Regionale Protezione Ambiente).

Riferisce inoltre che l’Arpa ha assunto l’impegno ad installare una centralina mobile, che il Comune, in collaborazione con Arpa e Aress, effettuerà un monitoraggio sanitario e ambientale, in particolare attraverso un progetto di monitoraggio olfattometrico su tutto il territorio, che sarà immediatamente costituito un comitato tecnico con i rappresentanti dei comitati al fine di assicurare una maggiore partecipazione e democrazia nelle scelte per il territorio.

Il 6 aprile 2020, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, il Nucleo Operativo di Polizia Ambientale (NOPA) della Guardia Costiera esegue il sequestro di una azienda in zona industriale di via Baione, con esercizio di lavorazione e produzione di materie plastiche mediante trasformazione di rifiuti speciali.
L’operazione prende il nome di “Vogliamo Respirare”, come richiesto dai cittadini.
Tra le attività accertate il trasferimento all’esterno di gran parte del ciclo produttivo aziendale con esposizione all’aperto di contenitori di rifiuti speciali privi di copertura e maleodoranti, la presenza di fanghi e percolati immessi in falda, la immissione in atmosfera di gas maleodoranti e di micro particelle plastiche.


Il 27 aprile 2020, a sostegno dell’azione della magistratura, viene presentato altro esposto con 117 firme di medici, coordinati da Claudio Licci e Claudio Lotesoriere.
Il 29 maggio 2020 la Procura apre un nuovo fascicolo giudiziario affidando le indagini allo stesso giudice inquirente, chiamato ad indagare sui fatti esposti e su altri a carico di altre aziende responsabili.
L’11 giugno successivo si tiene la prima riunione del Tavolo Tecnico sul monitoraggio ambientale e sanitario, in assenza della stampa e del pubblico, nonostante la esplicita richiesta di trasmettere una diretta avanzata dalla consigliera comunale Sonia Giulia Cazzorla del M5S.
Nei mesi successivi la Polizia Municipale e la stessa Capitaneria di Porto eseguono sequestri di alcune porzioni di aree di opifici industriali ( Valesa, Socoges, Ciampi ), in cui sono depositati materiali ritenuti inquinanti, ma che non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista dei cattivi odori. Per le stesse aziende seguono provvedimenti di dissequestro, trattandosi di irregolarità di tipo amministrativo.
Le puzze di plastica combusta, osservate nell’estate 2019, non si ripetono in conseguenza della chiusura dell’azienda sequestrata dalla Guardia Costiera.
Si verificano invece, specie in alcuni giorni e in alcuni momenti particolari, emissioni di gas maleodoranti di fogna, di pelli e di sostanze olearie.
Seguono proteste e comunicati da parte di cittadini, comitati e gruppi consiliari di opposizione, pubblicati in rete e sui mezzi di informazione locali.
Gli ultimi sviluppi della questione
Si arriva al 4 febbraio 2021, quando finalmente si riunisce in via telematica la Commissione Ambiente, presieduta dal consigliere Francesco Alba, con l’audizione del direttore scientifico dell’Arpa Puglia, ing. Vincenzo Campanaro, con gli interventi dello stesso sindaco, dell’ing. Antonello Antonicelli, dirigente comunale del settore e dei rappresentanti del Comitato Respiriamo.

Il Comunicato emesso dal sindaco Angelo Annese riferisce che, in base ai dati osservati nell’anno 2020 dalla centralina mobile di Arpa in zona industriale, emerge una situazione definita “ottima” senza alcuna problematica di aria inquinata.
I valori delle sostanze pericolose, quali il PM10, PM 2,5, CO, C6H6, NO2, IPA Benzene, registrate dalle centraline fisse (una in viale A. Moro, l’altra in zona industriale Ital Green), sono nella norma, non avendo superato i limiti consentiti dalla legge.
Nel comunicato del Gruppo Respiriamo a Monopoli, condiviso dal gruppo consiliare di Spazio Civico ( Silvia Contento, Carlo Maria Maione, Francesco Tamborrino ) dal Movimento Mani Sporche ( Angelo Papio ) dall’esperto ambientale Giuseppe Deleonibus e dal responsabile CTG Cosimo Lamanna, vengono espresse una serie di osservazioni critiche sull’operato dell’Amministrazione Comunale e sulle modalità del monitoraggio eseguito dall’Arpa.
In particolare le relazioni Arpa sono carenti, nell’anno 2020 si sono verificati più volte emissioni di PM10, Ozono e Idrogeno Solforato superiori ai valori consentiti, non è dato rilevare l’origine delle emissioni dei gas maleodoranti, il Comune non ha trasmesso regolarmente all’Arpa i dati, non sono state svolte le indagini olfattometriche, il sistema di segnalazioni tramite l’App Odori è inadeguato.
Tra l’altro i rapporti presentati dall’Arpa non riportano i dati sulle emissioni prodotte dalla Ital Green di Marseglia, essendo grande industria di produzione energetica, sottoposta alla procedura AIA ( Autorizzazione Integrata Ambientale), che prevede la trasmissione dei dati registrati dagli strumenti della stessa azienda.
Risolta in parte la questione di alcune puzze, grazie all’esposto in Procura, restano in campo tutte le altre problematiche, di cui i cittadini sono giustamente preoccupati.
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