“Il sociologo dell’amore”.
Popolarissimo nel 1979 quando pubblicò «Innamoramento e amore».
L’amore, questione privata e intima fu l’oggetto della sua indagine sociologica. Francesco Alberoni, appena scomparso, è stato il primo a dimostrarlo. Ha goduto di un enorme successo internazionale. Meritò ampiamente l’appellativo “sociologo dell’innamoramento”, perché aveva preferito sottolineare una adesione al movimento capace di «infondere negli individui un’energia straordinaria», anche se inevitabilmente destinata a finire, lasciando l’amore nella migliore delle ipotesi. Era nato a Borgonovo Val Tidone, in provincia di Piacenza, il 31 dicembre 1929. Nella sua lunghissima carriera è stato prima professore di sociologia all’Università Cattolica di Milano dal 1964, poi rettore dell’Università di Trento negli anni caldi della contestazione studentesca tra il 1968 e il 1970. Successivamente professore presso l’Università di Catania e alla Statale di Milano. Nei suoi studi aveva toccato una varietà di fenomeni: il divismo, l’immigrazione, il consumismo e tutti i problemi a questi collegati.
Nel 1997 è stato tra i fondatori dello “IULM”, la Libera Università privata di Lingue e Comunicazione di Milano. Fu il primo Rettore fino al 2001. Consigliere di Amministrazione della Rai dal 2002 al 2005. Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dal 2002 al 2012, dimostrando una rarissima capacità di trasformare l’analisi sociologica in un linguaggio comprensibile a tutti. È nota la sua attività di editorialista. Per circa trent’anni, ogni lunedì, dal 1982 al 2011, ha tenuto una rubrica «Pubblico & Privato» sulla prima pagina del Corriere della Sera. Un intenso e aperto dialogo con i lettori. Il tutto successivamente raccolto in un testo pubblicato dalla casa editrice Rizzoli. Un faro. Una star della cultura nel 1979 con la pubblicazione di “Innamoramento e amore”. Un milione di copie, tradotto in tutto il mondo. Con questo libro la sociologia usciva dal chiuso scolastico dell’università. Andava per le strade e diventava improvvisamente una faccenda quotidiana. Uno strumento di comprensione dell’agire e dell’essere umano. Non si sottraeva ai temi di discussione animata. Sempre efficace. Il dibattito in quegli anni era divampato tra chi sosteneva l’amore e chi l’innamoramento. Che cosa è più importante tra i sentimenti nascenti? Quello in cerca di affermazione, incerto, ma spontaneo e vitale, oppure la sua stabilizzazione, cioè l’amore, come affermazione di un profondo rapporto destinato a durare nel tempo? Senza grosse sorprese?
Sulla scia di “Innamoramento e amore” sono sopraggiunti “L’amicizia” (1984), “L’erotismo” (1986), “L’altruismo e la morale” (1989), “Gli invidiosi” (1991), “Il volo nuziale” (1992), “Ti amo” (1996), “La speranza” (2001), “Sesso e amore” (2006). Infine il più recente “L’amore e gli amori” (2017), nel quale fa rivivere il suo tema più caro. L’amore è la caratteristiche di una società solida, nello stesso tempo riserva alla stessa tutte le potenzialità destabilizzatrici dell’innamoramento.
È un atto rivoluzionario e come tale l’innamoramento è un movimento collettivo anche se riguarda soltanto due persone. Una piccolissima comunità tutta tesa e impegnata a costruire una relazione sociale tanto nuova da stravolgere le vite di entrambi. Ognuno è il capo carismatico dell’altro. «Ogni innamorato appare all’altro come unico, insostituibile, sacro», diceva Max Weber. Da cui si potevano dedurre le problematiche e le «dinamiche di coppia». Le aspettative tradite, i tentativi di prevaricazione e i condizionamenti reciproci fino a raggiungere il disamore totale. È pur sempre un problema non sopportabile porre termine a un movimento collettivo, anche numericamente ridotto e limitato a due componenti.
Questa teoria ha dalla sua parte la potenza rivoluzionaria e creatrice della storia. Specificatamente riversa le problematiche del mutamento sociale interamente sull’individuo, di cui ne esalta la centralità in una società sempre più spezzettata, frazionata e frammentata, difficile da decifrare. Un fenomeno dell’ultima modernità incombente.
Le frasi di Francesco Alberoni su amore, sesso, politica
L’innamoramento, dietro il quale il sociologo vedeva le dinamiche dei movimenti collettivi. Ma anche la politica, la bioetica e altri temi tutti da lui affrontati. Fu generoso di frasi e definizioni fulminanti dei fenomeni sociali che attraversavano l’Italia. Si esprimeva sulla rivoluzione sessuale, sulle fasi politiche, che l’Italia stava attraversando, sulla scoperta del privato e dei sentimenti. Anche temi come la donazione degli organi, i gusti del pubblico televisivo, la debolezza dei leader. Interventi celebri ricavati dai saggi e dall’enorme carrellata di articoli quotidiani.
L’amore. «Che cos’è l’innamoramento? È lo stato nascente di un movimento collettivo a due»: è il celebre inizio di Innamoramento e amore. L’innamoramento secondo Alberoni è una forma di «stato nascente» o condizione nascente, né più né meno ciò che accade nei movimenti politici, quando un gruppo entusiasta si «innamora» di idee e leader. Ma, avvertiva: «Innamorarsi non è soltanto essere attratti da una persona, vederla bella e desiderabile. È un mutamento interiore di tutto l’essere», come scriveva nel libro L’albero della vita. Anche perché non ci si innamora quando si è soddisfatti e appagati, ma quando si è soli e infelici, come sostenne nel suo libro più celebre («È il sovraccarico depressivo che precede tutti i movimenti e l’innamoramento»). «Ci innamoriamo quando non stiamo bene così come siamo e con chi siamo. Ci sentiamo prigionieri e sembra che gli altri siano più felici».
Il sesso. «Noi usiamo la stessa espressione, “fare l’amore”, per indicare due cose totalmente diverse. Hanno fatto meglio gli americani, nella loro pratica semplicità, a introdurre quella brutta espressione “fare sesso” che ha il vantaggio di dirci che il sesso si può fare come una qualsiasi cosa pratica: fare un bagno, fare colazione, fare la spesa».
E il porno? «La pornografia è una figura dell’immaginario maschile. È la soddisfazione allucinatoria di desideri, bisogni, aspirazioni, paure proprie di questo sesso».
«Dal conflitto fra il sesso promiscuo e amore esclusivo oggi sta lentamente nascendo, a poco a poco, un nuovo sapere e una nuova etica dell’amore e del sesso. E io sono orgoglioso di aver dedicato la mia vita a scrivere su questo argomento che diventerà sempre più importante nel futuro».
Donazione degli organi. Alberoni non aveva dubbi: «Donare i propri organi, perciò, è un gesto sacro. È trasformare la propria morte in vita per la salvezza degli altri. E, per chi ha ricevuto questo dono, è portare con sé, nel corpo e nella mente, il suo salvatore, con amore e riconoscenza». «C’è un rapporto spirituale profondo fra la persona trapiantata e il donatore. Una intimità tanto forte che è bene che il trapiantato non sappia chi è il donatore, non lo conosca».
La televisione. «Contando sul conservatorismo del pubblico, i programmatori delle reti generaliste mettono in prima serata i film più facili, meno costosi e i programmi di successo che si ripetono fino alla nausea». «In sostanza si è creato un circolo vizioso nefasto. Il pubblico è conservatore, la gente del marketing che ha paura del nuovo gli fornisce perciò solo roba mediocre e in tal modo contribuisce, anno dopo anno, a livellare il suo gusto verso il basso. Peccato perché il pubblico è molto più duttile ed intelligente di quel che pensano costoro infatti, quando gli dai degli spettacoli nuovi e stimolanti, reagisce benissimo».
Il potere. Sulle qualità delle personalità di potere Alberoni affermava che esistono figure intorno alle quali si concentrano le aspettative e gli entusiasmi degli altri. Più volte precisò l’identikit del capo carismatico che sembra mosso da un istinto irrefrenabile. «Dovunque il fattore decisivo resta questo slancio interiore che si presenta come irrequietezza, ambizione, curiosità, coraggio di sperimentare il nuovo, tenacia, voglia di riuscire». «Lo si vede negli uomini e nelle donne che riusciranno, che hanno tutti, indistintamente, una grande fede in sé stessi, una caparbia volontà di realizzare la propria meta da cui nessuno riesce a distoglierli. Per cui cadono e si rialzano. E gli altri percepiscono la loro superiorità. Spesso li invidiano, li temono, cercano di fermarli, ma inutilmente».
La politica. «Metà dei danni di un Paese dipendono dall’accanimento con cui i cattivi capi frenano, ostacolano e paralizzano quelli intraprendenti ed attivi». Alberoni non era tenero nemmeno nel giudicare quelli che considerava errori storici: «Quasi tutti i rivoluzionari fanno errori catastrofici perché affrontano situazioni totalmente nuove». Riferendosi al dopo Mani Pulite, offrì la sua analisi: «Di fatto il sistema ha funzionato solo perché nel passato si sono formati dei grandi partiti (Dc, Pci, Psi) con una fede, dei valori, dei programmi, capaci di prendere decisioni». E osservava «la nascita di poteri locali, la frattura del Pdl, i dissensi nel Partito Democratico e nell’ Udc, il formarsi di coalizioni basate sull’interesse politico immediato, il rafforzarsi delle mafie, la comparsa di movimenti nuovi come quello di Grillo», per concludere: «Mi domando però se riusciranno a formarsi anche grandi partiti capaci di unificare gli italiani del Nord e del Sud. E leader con un rigore morale ed una saggezza politica che consenta loro di vincere la corruzione e di superare le divisioni e gli egoismi attuali».
Antonio Losito







