RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Laveno (VA), 05/07/2026
Egregio Signor Direttore
Di “MONOPOLI TRE ROSE”
70043 MONOPOLI (BA)
GLI ULTRACONSERVATORI TRADIZIONALISTI IGNORANO GLI AUTENTICI INSEGNAMENTI DI FRATELLANZA E DI AMORE UNIVERSALE DEL VANGELO
Egregio Direttore,
tanti semplici fedeli sostengono l’impegno evangelico contro le diseguaglianze sociali derivanti da un ingiusto sistema economico, a favore di un’economia più umana attenta a tutti gli uomini, per una Chiesa fondata sulla Carità che accolga e non escluda gli ultimi, gli “altri” e i “diversi”, per una Chiesa che operi nel mondo contemporaneo oltre le frontiere confessionali, culturali ed etniche, che, come nel discorso delle Beatitudini, stia concretamente accanto ai poveri, ai deboli, agli emarginati e ai bisognosi d’aiuto; “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri” (Papa Francesco). Il vero Cristianesimo è Amore gratuito nei confronti di tutti gli esseri umani, soprattutto gli ultimi, i poveri, i bisognosi, i sofferenti e i miserabili, e non solo per i bianchi ricchi e ariani. Gli ultraconservatori “tradizionalisti” contestano il principio della libertà religiosa riconosciuta nella splendida dichiarazione conciliare “Dignitatis Humanae” del 1965 (richiamandosi ancora all’enciclica “Quanta cura” e alle proposizioni contenute nel “Sillabo” del 1864, con cui Pio IX condannò il pensiero moderno, il liberalismo, il socialismo e il razionalismo), l’ecumenismo e il dialogo con le altre confessioni religiose riconosciuti nella dichiarazione conciliare “Nostra aetate” nonché la giusta apertura della Chiesa al mondo contemporaneo e a importanti questioni sociali quali la dignità umana, la giustizia sociale e la Pace, espressa nella costituzione apostolica “Gaudium et Spes”. Ma chi contesta questi fondamentali principi umani di fatto contesta il vero e autentico messaggio di Fratellanza, di Eguaglianza, di Amore e di Solidarietà universale contenuto nel Vangelo! “Io non ce l’ho con i ricchi, io difendo i poveri” (Padre David Maria Turoldo).
Di fronte agli ultraconservatori tradizionalisti, che, come gli evangelici puritani protestanti, inneggiano al profitto economico da conseguire a qualsiasi costo umano e sociale, evidenzio che proprio essi tradiscono e ignorano la millenaria “tradizione” della Chiesa Cattolica, che non riguarda solo il breve periodo tra il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano II (1563 – 1965), infatti, nel contestare l’uso delle lingue volgari nella liturgia al posto del latino dopo il Concilio Vaticano II al fine di permettere di comprendere la liturgia alla gente comune, ignorano che nei primi secoli del Cristianesimo la Chiesa di Roma celebrava la liturgia in greco ellenistico (la lingua in cui è stato scritto il Nuovo Testamento). Il passaggio al latino nella Chiesa di Roma è avvenuto definitivamente nel IV secolo con Papa Damaso per permettere alla gente comune di comprendere le letture e le preghiere. Anche questa è tradizione! Gli ultraconservatori tradizionalisti sono duramente contrari a ogni novità dottrinale e liturgica rispetto a quanto stabilito nel 1563 dal Concilio di Trento, ma nella Chiesa delle origini vi erano “diaconesse”, anche se con compiti inferiori rispetto ai diaconi (Febe viene citata come “diacona” da Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani), poi soppresse nell’XI secolo da Papa Gregorio VII.
Il Concilio di Arles del 314 e il Concilio di Nicea del 325 stabilirono che la consacrazione episcopale dovesse avvenire alla presenza di almeno tre vescovi consacrati e dopo il “Dictatus Papae” del 1075 di Papa Gregorio VII e quindi con il Concordato di Worms del 1122 e con il Concilio Lateranense IV del 1215, principio confermato proprio dal Concilio di Trento nel 1563, dapprima l’elezione dei Vescovi da parte del clero dei capitoli metropolitani delle diocesi doveva essere approvata dal Papa, poi soltanto il Papa poteva nominare con proprio decreto i Vescovi e gli Arcivescovi. Dov’erano dunque i tre Vescovi legittimamente consacrati e la bolla di approvazione del Papa, come richiesto dalla Tradizione, necessari per la consacrazione dei vescovi scismatici ultratradizionalisti avvenuta a Econe in Svizzera lo scorso 1° luglio? Addirittura il celibato ecclesiastico venne imposto a tutti i chierici della Chiesa latina per motivi di moralità da Papa Leone IX nel 1049 e da Papa Gregorio VII nel 1073 e venne definitivamente stabilito dal Concilio Lateranense II del 1139, poi confermato dal Concilio di Trento nel 1563; prima dell’XI secolo i chierici latini potevano legittimamente sposarsi. Anche questa è tradizione!
Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)







