È urgente un «cambio di passo». Così scrive Papa Prevost davanti alla Porta Santa del Giubileo per il 27 luglio: “Quinta Giornata dei Nonni e degli Anziani”.
Cura e gratitudine verso di loro.
Nel messaggio per la Giornata mondiale dedicata a chi è nella parte finale della vita c’è un chiaro richiamo al bene, che deve essere compiuto sempre: «Trasmettiamo quello che abbiamo vissuto».
«Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno». Sono parole di San Paolo ai cristiani di Corinto, citate nel messaggio di Leone XIV. “Beato chi non ha perduto la sua speranza”.
Il Papa scrive: «Nella Bibbia Dio più volte mostra la sua provvidenza rivolgendosi a persone avanti negli anni». «Con queste scelte, ci insegna che ai suoi occhi la vecchiaia è un tempo di benedizione e di grazia e che gli anziani sono i primi testimoni di speranza».
«Se dunque è vero che la fragilità degli anziani necessita del vigore dei giovani, è altrettanto vero che l’inesperienza dei giovani ha bisogno della testimonianza degli anziani per progettare con saggezza l’avvenire».
Il Pontefice ha ricordato che il Giubileo, fin dalle sue origini, ha rappresentato una liberazione e «guardando alle persone anziane in questa prospettiva giubilare, anche noi siamo chiamati a vivere con loro una liberazione, soprattutto dalla solitudine e dall’abbandono».
Per questo tutti siamo invitati «a diventare protagonisti della “rivoluzione” della gratitudine e della cura, da realizzare facendo visita frequentemente agli anziani, creando per loro e con loro reti di sostegno, intessendo relazioni, che possano donare speranza e dignità a chi si sente dimenticato».
«La beatitudine è di coloro che non hanno perso la propria speranza» e ricorda che Papa Francesco, durante il suo ultimo ricovero in ospedale, scrisse: «Il nostro fisico è debole ma, anche così, niente può impedirci di amare, di donare noi stessi, di essere l’uno per l’altro segni luminosi di speranza».
«Abbiamo, cioè, una libertà, che nessun impedimento può toglierci: quella di amare. Tutti». In tal modo «il bene che vogliamo ai nostri cari non si spegne quando le forze svaniscono. Anzi, spesso è proprio il loro affetto a risvegliare le nostre energie, portandoci speranza e conforto».
Per concludere Leone XIV sottolinea: «Soprattutto da anziani, dunque, perseveriamo fiduciosi per trasmettere con amore quello che abbiamo vissuto per tanti anni, in famiglia e negli incontri quotidiani: coltiviamo l’unità con i nostri cari, allarghiamo il nostro cuore a chi è più lontano e, in particolare, a chi vive nel bisogno. Saremo segni di speranza ad ogni età».
Antonio Losito
Pensieri stupendi…fosse vero?…