La Società di Storia Patria Sezione di Monopoli, presidente Achille Chillà, con il patrocinio del Comune di Monopoli, ha ricordato la figura di Ignazio Perricci, monopolitano, vissuto nell’800, emerito pittore, decoratore, architetto, scenografo.
Ha moderato Martino Cazzorla, sono intervenuti Antonio Aprelino, Maria Teresa Girfoglio, Katia Ochoa Rodiguez, studiosi della figura del Perricci.
Ignazio Perricci nasce a Monopoli, da famiglia contadina, nel 1834.
I suoi genitori sono Angelo Perricci e Rosa Alba.
Pittore, decoratore, architetto, scenografo.
Studia pittura ed architettura presso l’Istituto di Belle Arti di Napoli.
Sin da giovane esegue decori, pitture e restauri, nella cattedrale di Troia, al teatro comunale di Trani, nel salone municipale di Monopoli.
Istituisce a Napoli una scuola per decoratori, esegue nel 1862 il dipinto ad olio di Savonarola al letto di Lorenzo dei Medici.
A partire dal 1869 è Docente di Ornato e Dipinto presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, diventando il caposcuola dell’arte decorativa partenopea.
Nel 1869 firma, insieme a Domenico Morelli, la culla per il principe di Napoli (Caserta, reggia) futuro re Vittorio Emanuele III. Per quest’opera, ideata e realizzata da vari architetti, scultori ed ebanisti, ottiene la nomina di Cavaliere della Corona d’Italia.
Nel 1870, insieme a Morelli, porta a termine il sipario per il teatro di Salerno (teatro Comunale Giuseppe Verdi) con decorazione ad arabeschi della cornice di questa grande opera.
A partire dal 1872 inizia a sovraintendere alla decorazione e all’arredamento di alcune sale del Castello Ducale di Corigliano Calabro, nel Cosentino.
Nella Sala degli Specchi, dove ancora è conservato l’arredamento originario, termina nel 1874 Il palcoscenico della vita, una delle opere più suggestive dell’artista.
È una tela applicata al soffitto, dipinta a trompe l’œil, dove alcuni personaggi in costumi locali, affacciati a una balaustra, salutano gli osservatori sullo sfondo di un cielo blu notte tempestato di stelle brillanti, realizzate con frammenti di cristallo incastonati. Su un lato della scena un servitore è impegnato a coprire la sala con un drappo giallo, simile alle tappezzerie realmente presenti nella camera, per proteggere i frequentatori del castello, contemporaneamente osservatori del soffitto dipinto, dalle intemperie della notte appena calata.
Alla seconda metà degli anni Settanta è databile l’intervento decorativo nelle sale del palazzo Guevara di Bovino a Napoli. Nell’ambito di questo complesso decorativo, la prova che maggiormente evidenzia l’abilità ormai raggiunta dall’artista è La danza delle ore, un affresco realizzato in stile neorococò sul soffitto del Gran Salone da Ballo, decorato a stucco dorato.
Nel 1876 cura l’intero allestimento della Sala degli Specchi nel Palazzo del Quirinale a Roma, in stile Luigi XV.
Nel 1877 presenta alla XIV Esposizione della Società promotrice di Belle Arti di Napoli l’acquerello Progetto di Decorazione della Sala d’Ercole, nella reggia di Napoli, secondo i tipi e motivi degli arazzi ivi esistenti.
Nel 1878 diviene titolare della cattedra di pittura ornamentale presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Nel 1880 presenta alla XXXIX Esposizione della Società promotrice di Belle Arti di Torino il dipinto Faone tra le allieve di Saffo, l’olio su tela La Primavera.
A partire dal 1882 (e fino al 1891) insegna Pittura Decorativa presso il Museo Artistico Industriale di Napoli.
Nel 1884, al centro della volta della sala della Lupa, nel palazzo di Montecitorio della Camera dei Deputati a Roma, firma l’Allegoria dell’Unità d’Italia, scena realizzata a tempera.
Nel 1886 diviene titolare della cattedra di Pittura Decorativa presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Dipinge l’abside del Duomo, decora la Sala del Consiglio Provinciale, del Palazzo Compagna, della Società Storica Napoletana, del Teatro Nuovo.
Dal 1886 e fino al 1891, nell’ambito della ristrutturazione di villa Giulia a Barra (Napoli), curata da Nicola Breglia, ha il ruolo di decoratore e di arredatore d’interni.
Firma molte opere e arredi della dimora, da lui ideati o direttamente eseguiti, fra i quali emerge la qualità pittorica e decorativa del Gran Salone rococò, decorato con stucchi dorati, un Trionfo con un angelo musicante e putti reggi-insegne sul soffitto, oltre a scene di genere nei riquadri intorno.
Nella stessa sede porta a termine una sala giapponese, attraverso una tappezzeria realizzata con la tecnica della carta dipinta a tempera con l’intenzione di riprodurre la brillantezza delle sete orientali, secondo il japonisme di moda all’epoca.
Fra il 1887 e il 1888 esegue vari interventi decorativi e ristrutturazioni in alcuni ambienti degli appartamenti della Manica Lunga nel Palazzo del Quirinale, fra i quali si segnala il salottino giapponese.
Nel 1892 firma il dipinto Cristo risorto fra angeli festanti, esegue L’Immacolata, un’altra tela della medesima dimensione ( tele conservate a Napoli, nei depositi del Museo Nazionale di Capodimonte).
Nel 1895 diviene titolare della cattedra di Ornato presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, materia già insegnata nella stessa sede a partire dal 1869.
Muore a Napoli il 4 maggio 1907.
Ad Ignazio Perricci è dedicata la Sala Consiliare di Monopoli.
Non adeguatamente valorizzato e ricordato nella città natia, le sue opere rappresentano enorme vanto nel decoro di importanti immobili storici di Napoli, Roma, Torino, Caserta, Salerno, Corigliano Calabro.
Sarebbe opportuno dare una collocazione più adeguata dell’opera La Primavera, oggi in Monopoli, palazzo comunale, ufficio del sindaco.















