La tragedia non è solo la conseguenza di un attrito o di un semplice dibattito sulle leggi esistenti in un determinato periodo storico. A gennaio abbiamo scoperto che Eva Cantarella, sociologa italiana, giurista e storica di lungo corso, che si occupa della società antica, nel suo recentissimo e inequivocabile best seller dal titolo “Contro Antigone”, Edizioni Einaudi 2024, 120 pagine, euro 13,00, porta in auge la sorella Ismene, personaggio, che per circa duemilacinquecento anni è stata considerata una conformista, esattamente l’opposto di Antigone eroina ribelle. Per Sofocle, autore della tragedia, scritta nel 442 a. C., era nient’affatto secondaria. Adesso la si può definire inserita nella civiltà. Tra le due sorelle è quella che è più integrata nelle regole della “polis”. Antigone, invece, è la ribelle non conforme alle norme della società civilizzata, colei che preferisce affermare e mettere al primo posto le regole del sangue, non quelle della cittadinanza.
Eva Cantarella rivaluta Ismene, perché è un personaggio conformista. Completamente opposto all’eroina eternamente scontrosa. Bandiera consolidata e aperta alla discussione, perché parte dal pensiero antropologico e giuridico.
Il greco Yannis Ritsos, tra i grandi poeti contemporanei, ha scritto una poesia dedicata a Ismene, la sorella vecchia, senza Antigone. E la ricorda in questo modo: «Mia sorella regolava tutto con un “si deve” o “non si deve”… Il suo solo pensiero era la morte… E se a volte faceva tanto d’aiutare a tavola, di portare un piatto, una brocca, avresti detto che teneva in mano un teschio e che lo posava tra le anfore. Nessuno più s’ubriacava».
Eva Cantarella in una rilettura controcorrente, distrugge letteralmente tutte le basi su cui il mito di Antigone è posizionato: «Vittima com’è di una disperata follia di annientamento e di distruzione, Antigone non ama nessuno, così come non ama sé stessa: il suo solo e vero amore è la morte». È distrutta in tal modo la più celebre figura della tragedia greca e di tutta la classicità. Il sottotitolo del suo libro dice infatti “o dell’egoismo sociale”.
La sua protervia e la determinazione nel voler seppellire a tutti i costi Polinice, il fratello, viola la legge della città, ma obbedisce a quella non scritta. Nei secoli Antigone è stata il vessillo di chi si oppone alla tirannia e al suo regime. Modello mai superato. Perché reagisce con forza di fronte a un diritto negato e calpestato. È una donna in lotta contro il potere del maschio. Questo personaggio, che racchiude in sé una virtù inconfutabile, non sarebbe corrispondente al simbolo, che Sofocle descrive nella sua tragedia. Andando più a fondo e paragonando il personaggio al mito, la Cantarella evidenzia gli aspetti negativi della nostra eroina, che tutti sono dediti a ricoprire di plausi, e giunge anche a contestare l’indicazione di tiranno e di despota attribuito a Creonte. Questi è protagonista stravolto di un dramma. Una vicenda politica e umana, che lo trasforma e lo rende emblema di una figura meno tragica e meno interessante. La più grande specialista mondiale, studiosa di diritto greco, traccia un profilo diverso di Antigone. Decisamente divisivo, ha osato mettere in discussione uno tra i più consolidati miti della nostra civiltà.
Nell’acqua delle fontane danzava Ismene. Antigone, invece, osservando il mondo, ovunque vedeva thànatos, – la personificazione maschile della morte -.
Eva Cantarella nel criticare Antigone e Creonte, i due protagonisti della tragedia di Sofocle, conclude elogiando Ismene: «È lei, non la celebre e celebrata sorella, il personaggio più bello, più nobile e degno della maggiore ammirazione».
Antonio Losito







