Il 2025 è l’Anno Santo come tempo forte per un cammino di pentimento e di conversione. Ripartire da una vita nuova. È a quest’aspetto che deve aver pensato Papa Francesco quando ha indetto nella sua Bolla il Giubileo 2025. Sicuramente ha voluto ricordare che proprio durante questo svolgimento ricorre quello che rappresenta una pietra miliare nella storia e nella vita della Chiesa.
1.700 anni fa la Chiesa non ancora divisa definì il “Credo”, la sintesi delle verità su cui si poggia la fede. Papa Francesco ha scritto: «Nicea rappresenta anche un invito a tutte le Chiese e Comunità ecclesiali a procedere nel cammino verso l’unità visibile, a non stancarsi di cercare forme adeguate per corrispondere pienamente alla preghiera di Gesù: “Perché tutti siano una sola cosa”; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”».
Agli attuali pellegrini, che vengono adesso a Roma e che varcano le Porte Sante nelle quattro Basiliche papali, è affidato un compito: “pregare anche per l’unità dei cristiani, guardando proprio a quel Concilio che si svolse nel maggio 325”.
«Il Concilio di Nicea non è solo un evento del passato, ma una bussola che deve continuare a guidarci verso la piena unità visibile di tutti i cristiani». È l’affermazione di Papa Leone XIV, che nel mese di giugno, esattamente il 7, ha ricevuto i partecipanti al Convegno ecumenico dedicato al 1.700° anniversario del Concilio di Nicea. «Ma prima di passare alle considerazioni», ha detto ancora il Pontefice, «vorrei scusarmi per il leggero ritardo e chiedervi anche la pazienza con me. Non è ancora trascorso un mese dal mio nuovo incarico, quindi ci sono molte esperienze di apprendimento. Ma sono molto felice di essere con voi questa mattina».
Nel suo discorso ha sottolineato tre elementi importanti, che questo anniversario ci tramanda: la sinodalità, la fede e il cammino verso la celebrazione nello stesso giorno della Pasqua, che oggi avviene in date differenti per i diversi calendari liturgici seguiti dagli ortodossi e dai cattolici.
Il Pontefice, mettendo in evidenza l’anniversario del Concilio di Nicea, ha ricordato che è «un’occasione inestimabile per sottolineare che ciò che abbiamo in comune è molto più forte, quantitativamente e qualitativamente, di ciò che ci divide: tutti insieme, noi crediamo nel Dio trinitario, nel Cristo vero uomo e vero Dio, nella salvezza in Gesù Cristo, secondo le Scritture lette nella Chiesa e sotto la mozione dello Spirito Santo. Insieme, noi crediamo la Chiesa, il battesimo, la risurrezione dei morti e la vita eterna». Questa professione di fede comune evidenzia l’occasione per «avanzare anche verso il ripristino della piena comunione tra noi».
Per Leone XIV ha sottolineato la consapevolezza dell’importanza Concilio di Nicea. Perché «il dialogo ecumenico è fondamentale per sviluppare la comprensione della sinodalità e dell’unità della Chiesa». Ha anche incoraggiato lo sviluppo di «pratiche sinodali ecumeniche, fino a forme di consultazione e discernimento su questioni di interesse condiviso e urgente».
Con il reiterato auspicio di continuare il confronto e il cammino per raggiungere finalmente un accordo tra le Chiese cristiane e celebrare la solennità di Pasqua nello stesso giorno. Perché, ha sottolineato il Papa, attualmente «le differenze nei rispettivi calendari non permettono più ai cristiani di celebrare insieme la festa più importante dell’anno liturgico, causando problemi pastorali all’interno delle comunità, dividendo le famiglie e indebolendo la credibilità della nostra testimonianza del Vangelo».
Ha aggiunto: «Vorrei riaffermare la disponibilità della Chiesa cattolica alla ricerca di una soluzione ecumenica che favorisca una celebrazione comune della Risurrezione del Signore e, di conseguenza, dia maggiore forza missionaria alla nostra predicazione del nome di Gesù e della salvezza che nasce dalla fede nella verità salvifica del Vangelo».
Infine Leone XIV ha invitato i presenti a recitare una preghiera per «implorare dallo Spirito il dono dell’unità, con una preghiera tratta dalla tradizione orientale: O Re Celeste, Consolatore, Spirito di Verità che sei ovunque e riempi ogni cosa; Tesoro di Benedizioni e Datore di vita, vieni e dimora in noi, purificaci da ogni impurità e salva, Benigno, le nostre anime».
Antonio Losito