RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Laveno (VA), 01/05/2026
Egregio Signor Direttore
Di “MONOPOLI TRE ROSE”
70043 MONOPOLI (BA)
PADRE DAVID MARIA TUROLDO RIMPROVERO’ AGLI STUDENTI DI BRESCIA DI
NON AVERE MEMORIA STORICA
Egregio Direttore,
Il 31 maggio 1985, in una accalorata conversazione con gli studenti dell’Istituto tecnico industriale di Brescia, Padre David Maria Turoldo, presbitero, teologo, filosofo e poeta nonché “resistente”, si trovò davanti a un’assemblea di giovani che faticavano a concentrarsi ma Padre Turoldo espresse un’orazione avvincente, incalzò la nuova generazione che lo stava ascoltando rimproverandola di essere “priva di memoria” storica, pur custodendo Brescia quella Piazza della Loggia insanguinata dalla strage neofascista avvenuta il 28 maggio 1974. Evocò il rischio di “vivere giorni molto sbagliati” per una smemoratezza diffusa e crescente che ai giovani non può essere completamente imputata poiché la scuola dovrebbe avere il compito e il dovere di insegnare loro la storia. L’importante non è ricordare e basta ma come ricordare e perché ricordare la propria storia.
Ai giovani che incominciavano ad ascoltarlo con attenzione Padre Turoldo confidò le sue memorie drammatiche: il lezzo dei cadaveri per avere svuotato con le commissioni pontificie di liberazione 29 campi di concentramento tedeschi, “e mentre si camminava, con le scarpe si faceva uno scricchiolio” sui cadaveri, dopo una tragedia di ben cinquantasette milioni di morti, “sapete che dopo, per anni, io non riuscivo a salire su una Volkswagen, perché era una macchina tedesca (…) E sapete perché vado spesso a scuola, a raccontare quel che successe e cosa fu la Resistenza? Perché le scuole sono i semenzai della coscienza” e della conoscenza, sosteneva Padre Turoldo che amava citare l’Esodo, la storia della liberazione del popolo ebraico dall’Egitto dei faraoni, “lo schema di ogni storia di liberazione che si ripete sulla terra”, la testimonianza che Dio non è dalla parte dei tiranni e dei potenti e che non era con Hitler e con i suoi fanatici sostenitori, “anche se i tedeschi portavano sulla pancia e sui vessilli la scritta Gott mit uns”. La storia si ripete ancora, i tiranni e i potenti della Terra di oggi rivendicano le loro azioni violente per conquistare potere politico e militare nonché profitto economico spacciandole falsamente e ipocritamente come volute o comunque ispirate da Dio, o per difendere la tradizione culturale e religiosa cristiana o ebraica. Agli studenti e ai giovani Padre Turoldo diceva che sul suo tavolo di lavoro aveva la Bibbia e le Lettere dei condannati a morte della Resistenza, con la prefazione di Thomas Mann, per non dimenticare.
Per Padre Turoldo l’ideale civile e sociale della Resistenza è chiamata a vegliare “su questi nostri giorni sbagliati senza mitologia, poiché la Resistenza è un programma di vita”, tenendosi lontani da “retoriche e falsi apologetici”. Per questo motivo le lettere dei condannati a morte della Resistenza devono essere tramandate di generazione in generazione, documenti preziosi che devono segnare una nuova cultura civile e sociale, una nuova scuola. Purtroppo questo insegnamento civile non è avvenuto: “Abbiamo perso i valori per la strada” con il conseguente concreto pericolo di “costruire nuove ragioni per nuovi disastri umani”. “Io non ce l’ho con i ricchi, io difendo i poveri”, “Ho fatto la Resistenza! Si trattava di scegliere l’umano contro il disumano” (Padre David Maria Turoldo).
Di fronte alla crescente violenza e alle tragedie umane che avvengono nel mondo e nella nostra arida, vuota e indifferente società per la brama del potere e del profitto ricordiamoci sempre che “Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo” (George Santayana), che “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro” (Luis Sepulveda) e che “Conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre” (Primo Levi).
Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)
Nato a Varese nel 1968
Diploma di maturità classica presso il Liceo classico statale “Ernesto Cairoli” di Varese
Laurea in giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
dipendente nella Pubblica Amministrazione
studioso e appassionato della storia e della cultura, classica, umanistica e
medioevale.







