Dopo 2400 anni cosa sappiamo di Socrate? Pochissimo del suo pensiero, anche se riteniamo di sapere molto. Nato ad Atene. Abbastanza attivo nella sua città. Morto nel 399 a.C. in seguito a un processo con l’accusa di corrompere i giovani. E il suo pensiero? Due sono i motivi strettamente collegati.
Prima di tutto Socrate non ha mai scritto nulla. Secondo: molti ci parlano di lui, a cominciare da Aristofane. Poi Aristotele, Senofonte e soprattutto Platone. Fonti autorevoli e importanti, che gli attribuiscono tesi diverse. Spesso incompatibili. Manca un ordine cronologico e affidabile. Molti studiosi dell’età contemporanea sostengono che abbiamo un limite. Cioè, abbiamo bisogno di ricostruire diverse immagini di Socrate. Ce ne sono tante in circolazione. C’è il Socrate di Aristofane, dello storico Senofonte e di altri, ma quello più importante è il Socrate di Platone. Non c’è la possibilità di uniformarle. Una piena ragionevolezza sì, ma non possiamo aggiungere niente di più. Dobbiamo concentrarci sulle due fonti più importanti: Senofonte e Platone, che furono suoi allievi.
Entrambi concordano con le altre fonti. La filosofia di Socrate era soprattutto dialogo e conversazione, fatta di domande e di risposte.
Le differenze principali riguardano la sapienza di Socrate. Su questo si basa la bontà del suo insegnamento e della sua autorevolezza. Per Platone il fondamento del suo magistero e del suo sapere sta nell’estremo e chiaro riconoscimento della propria ignoranza. Celebre il «so di non sapere». Questo è il suo metodo filosofico. La sua grandezza.
Socrate è consapevole di avere opinioni ed è a conoscenza dei limiti del suo sapere. Nessuna verità assoluta.
Il Socrate di Senofonte è impegnato a discutere le opinioni di quelli che stanno intorno. L’obiettivo è sempre quello di impartire un insegnamento altamente positivo. Indirizzare l’allievo sulla via della virtù. Il Socrate di Platone, nella sua forma principale, è indirizzato prima di ogni altra cosa a un compito purificatorio. In tal modo rivela al suo interlocutore lo stato di ignoranza in cui è avvolto, perché non conosce tutto quello di cui si ritiene esperto. Socrate è colui che solletica, imprime una scossa e mette alle strette gli interlocutori, affinché possano prendere atto della situazione di ignoranza in cui versano.
Per possedere un’anima nella giusta direzione, dobbiamo necessariamente sapere cosa è bene. Conoscere il bene è la condizione indispensabile e sufficiente per una vita felice. Sapere cosa è il proprio bene impone l’evidente obiettivo di raggiungerlo. Perseguire anche la virtù, perché si possiede un’anima sana e in ordine, che funziona bene. Si può affermare che il Socrate di Platone è un sostenitore dell’intellettualismo?
Antonio Losito







