Strutture ricettive registrate con numero CIS / CIN. |
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Registro Regionale delle Strutture Ricettive al 31 dicembre 2025 ( DAMS) |
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| Puglia | Bari | Monopoli | ||
| Affittacamere | 57.236 | 427 | 213 | |
| Alberghi | 968 | 39 | 15 | |
| Alloggi agrituristici | 841 | 2 | 20 | |
| Alloggi privati | 45.588 | 3.333 | 1.646 | |
| B§B | 4.388 | 208 | 135 | |
| Campeggi | 141 | 0 | 2 | |
| Case vacanze | 2.133 | 52 | 115 | |
| Case per ferie | 30 | 3 | 0 | |
| Ostelli della gioventù | 9 | 0 | 0 | |
| Residenze turistiche alberghiere | 86 | 4 | 2 | |
| Marina resort | 3 | 0 | 0 | |
| Villaggi Turistici | 82 | 1 | 0 | |
| Totale strutture ricettive | 111.505 | 4.066 | 2.148 | |
| Dati al 31dicembre 2025 | ||||
| Abitanti | 3.864.000 | 315.260 | 47.800 | |
| n. strutture ricettive su totale abitanti | 28 | 13 | 45 | |
| n. abitanti per 1 struttura ricettiva | 35 | 77 | 22 | |
| Presenze turistiche 2024 – milioni | 20,7 | 2,5 | 0,77 | |
| Presenze turistiche 2025 – milioni | 23 | 2,8 | 1 | |
| Prezzi medi delle case 2025 al mq. | 1.250 | 2.200 | 2.600 | |
Questi dati ci offrono la fotografia del fenomeno che stiamo vivendo oggi:
la Puglia, Bari, Monopoli sono ubriachi di “turismo di massa”, il cosiddetto “overtourism”.
Per alcuni, proprietari e gestori delle strutture ricettive, ristoratori, costruttori edili, gestori di lidi, esercenti dei servizi turistici, è un “momento magico”: soldi a non finire.
Da un’indagine condotta dalla Guardia Finanza di Bari sui redditi dichiarati nel 2024 da operatori del settore turistico emerge una situazione di preoccupante evasione fiscale.
Per altri, cittadini comuni, residenti dei centri storici, giovani coppie, giovani e lavoratori in cerca di stabili occupazioni è un “momento nero”: aumento del costo della vita, degli alimenti, dei servizi, prezzi alle stelle delle case da acquistare, assenza di case in affitto, luoghi, strade, vicoli e lidi invasi da forestieri e stranieri, fine di mode, riti, costumi e mestieri tradizionali.
A pagarne le maggiori conseguenze i residenti, i cittadini comuni, le categorie più disagiate e sfortunate, i giovani.
A più turisti corrispondono più case e locali trasformati in strutture ricettive, meno case per giovani e famiglie bisognose a prezzi accessibili. Manca un regolamento comunale che stabilisca caratteri, distanze, localizzazioni delle strutture ricettive.
Manca una normativa comunale che preveda, nel caso di nuove licenze edilizie per strutture ricettive, la destinazione di una parte dei nuovi volumi ad edilizia sociale, con prezzi di vendita e di affitto calmierati.
Per Monopoli una struttura ricettiva ogni 22 abitanti, il massimo dei prezzi delle case, in media 2.600 euro al metro quadro, con punte anche di 3.000-4.000.
NOTA DI ANDREA PIVA
Interessante e condivisibile la lettura critica del fenomeno, in un articolo su Repubblica del dicembre 2025, che ne ha dato Andrea Piva, scrittore e sceneggiatore italiano di fama, quello del film LaCapaGira, film recitato interamente in dialetto barese e diretto dal fratello Alessandro.
La Puglia, negli ultimi quindici vent’anni, ha compiuto un’impresa che ha del miracoloso.
Da terra di passaggio è diventata un brand globale.
I numeri del turismo, i vip internazionali nelle masserie blindate, il Salento come stato d’animo. Abbiamo vinto la partita della visibilità.
Il mondo ha scoperto un Sud che non conosceva, e quel Sud ha risposto di slancio, ha aperto le case, ha imparato l’inglese, ha messo a posto il soggiorno.
Ma in economia, come nella narrazione, ogni trasformazione ha un costo ombra.
E il costo dell’essere desiderati è la tentazione letale di esistere solo in funzione dello sguardo altrui. Di diventare esattamente ciò che il cliente si aspetta. Di performare sé stessi.
C’è un vecchio adagio che invita a ballare “come se nessuno ti stesse guardando”. È un inno alla libertà, all’autenticità che precede lo spettacolo.
Io ho la sensazione che la Puglia di questi anni abbia fatto il percorso inverso. Ha imparato a ballare benissimo, con una tecnica invidiabile — ma solo quando la telecamera è accesa.
Siamo scivolati, quasi senza accorgercene, nella dimensione del parco a tema.
L’overtourism (turismo di massa) non è solo la questione degli affitti brevi che mangiano il residenziale o delle spiagge dove non trovi posto.
È il rischio che i nostri centri storici, ripuliti e illuminati a giorno, diventino scenografie di cartapesta dove il residente non è più un cittadino portatore di diritti, ma una comparsa non retribuita o un membro dello staff.
In un parco a tema, tutto è funzione dell’ospite. La pulizia, i trasporti, gli orari, il cibo: tutto è tarato sull’esperienza del visitatore pagante.
Ma quando il parco chiude i cancelli, Topolino si toglie la testa di peluche e torna a casa.
Noi, invece, quando la stagione finisce, rimaniamo a vivere dentro la scenografia spenta.
Il punto è che se una terra funziona solo quando ci sono i turisti, quella terra sta recitando.
E io sotto sotto ho paura che da molto tempo ormai la Puglia stia recitando.
Ora è gennaio. Il volume si abbassa di colpo. I traghetti per la Grecia viaggiano semivuoti, i borghi tornano a un silenzio minerale.
È in questo fuori onda che si vede la verità. Io non idealizzo quel silenzio. Conosco la noia, l’isolamento, il disagio, la rabbia della provincia. Ma la salute di una comunità si misura nei mesi in cui nessuno la guarda.
Si misura nell’efficienza di un pronto soccorso a novembre, nella frequenza di un treno locale per pendolari, nella possibilità per un giovane di restare qui a fare l’ingegnere o lo scrittore, e non solo il cameriere stagionale, la guida turistica o il gestore di B&B.
Il mio augurio per il nuovo anno non è “più turismo” o “più successo”.
È un augurio di sottrazione. Spero che la Puglia perda il copione.
Spero che smetta di recitare la parte della terra felice e accogliente a tutti i costi, e ritrovi la forza di occuparsi di sé stessa anche a riflettori spenti.
Se riusciremo a stare bene anche quando il volume è a zero, allora, forse, saremo finalmente diventati quello che fin qui stiamo solo facendo finta di essere.
E aggiungiamo per Monopoli lo stravolgimento dei caratteri storici e identitari della città, attraverso progetti inutili e costosi come quello di PORTAVECCHIA, della CATTEDRALE LAICA DEL PESCATORE, della CASA DEL MARE.
E della mancata approvazione del PIANO DELLE COSTE, con la regolamentazione dell’uso delle spiagge libere e dei liberi passaggi a mare.












Io sono confuso, a volte mi sento di concordare con considerazioni come quelle qui sopra; a volte mi viene da dire che bisogna pur campare. E di turismo (ancora) si campa, chi meglio (pochi), chi peggio (tanti). Gli altri, quelli che campano di altro, del turismo pagano più di tutti i costi più o meno occulti. Di industria, che dovrebbe essere l’alternativa, ormai non si campa quasi più, nemmeno nel resto d’Italia, figuriamoci qui. Starebbe alla politica mediare tra istanze contrastanti, ma che vogliamo, la salute dall’ospedale?