
«Sono un ragazzo ucraino, sono arrivato in Italia ed ero triste, mi sono sentito spogliato di tutto: completamente nudo (…) Ma nel cuore mi è rimasta quella certezza di cui mi parlava la nonna quando piangevo: ‘Vedrai passerà tutto. E con l’aiuto del buon Dio tornerà la pace’».
«Io, invece, sono un ragazzo russo… mentre lo dico sento quasi un senso di colpa, ma al tempo stesso non capisco perché e mi sento male due volte. Spogliato della felicità e di sogni per il futuro».
«La guerra è una follia e una sconfitta per tutti».
«Facciamo crescere una cultura della pace».
«Con grande tristezza e tanto dolore penso alle vittime del gravissimo naufragio avvenuto nei giorni scorsi al largo delle coste della Grecia. E sembra che il mare fosse calmo. Rinnovo la mia preghiera per quanti hanno perso la vita e imploro che sempre si faccia tutto il possibile per prevenire simili tragedie».
Sono le meditazioni di Papa Francesco.
Tante guerre dimenticate nel mondo.
In America Centrale i giovani sono stretti nella morsa della violenza del narcotraffico e dello sfruttamento.
Il dramma delle migrazioni.
Testimonianza di un giovane africano, che per sei volte ha tentato la traversata per giungere in Europa. Parole toccanti e dolenti, che lasciano l’ultima parola alla speranza per evitare la morte.
La Germania ha vissuto da poco la favola di un rifugiato, che dopo otto anni dal suo arrivo è diventato sindaco.
Rayyan Alshebl nel 2009, guardando in tivù le partite di calcio del Bayern Monaco, aveva sentito per la prima volta parlare della Germania. Abitava a Sweida, in Siria al confine con la Giordania. Pochi anni dopo, nel 2015, ha chiesto asilo all’allora cancelliera Angela Merkel. In seguito decise di aprire una corsia preferenziale per i rifugiati siriani.
Oggi Alshebl è cittadino tedesco, ma anche sindaco eletto di Ostelsheim, una cittadina di circa 2.500 abitanti, vicino a Stoccarda.
Il primo dei rifugiati siriani a essere eletto a una carica pubblica.
Antonio Losito







