
TERESA TROPIANO
Figlia della terra e del mare, da un padre di origini contadine e una madre vissuta tra i pescherecci, Teresa Tropiano nasce a Monopoli nel 1966.
Da piccola con i suoi è costretta ad emigrare in Svizzera, ove resterà per 5 anni.
È proprio dalla sua città natale che si ispira per la composizione di liriche che raccoglie in una prima silloge il cui titolo è “Nei vicoli del cuore”, una raccolta di circa 160 poesie, pubblicata il 20 agosto 2016.
La seconda silloge è stata pubblicata dalla Placebock Publishing & Writer Agency l’11 gennaio 2021, una raccolta di 63 liriche dal titolo “Vivere di Mare”.
Gran parte delle ultime poesie le ha scritte in piena pandemia, durante la quarantena del 2020, periodo di estrema introspezione e ricerca del sé perduto.
Molte delle liriche sono riferite ai vicoli del centro storico di Monopoli, ai luoghi evocativi del mare e della collina che caratterizzano la sua terra, immersa tra il mare e le murge della macchia mediterranea, tra ulivi monumentali e secolari.
Altre liriche sono del tutto personali, estrapolate dalla sua anima o basate sui sentimenti profondi.
La Fede l’aiuta ad amare il prossimo e a dedicare alle persone più care un pensiero e una carezza sul cuore.
Inguaribile romantica, sentimentale, crede ancora nei valori della vita, nell’amore per il prossimo, nella famiglia, nella purezza della natura e della semplicità della vita vissuta.
L’amore per la poesia nasce dal profondo del suo cuore nel quale percepisce le vibrazioni e le pulsioni emotive che la travolgono e la ispirano a creare versi.
Mentre cammina con i piedi ben saldi per terra si sente contemporaneamente sollevare verso l’alto in un’ascesa spirituale verso una dimensione eterea, in un decollo verticale, in cui si sente leggera farfalla libera di volare.
Teresa vive a Monopoli, sposata con tre figli.
ALCUNE LIRICHE

Ho il mare in pugno
All’ora del crepuscolo
scende la malinconia
di un altro tramonto
che al giorno s’inchina.
Finché il sole scompare
chiudo gli occhi un istante
e mi stendo supina
sulla riva del mare
ed è subito sera
che mi scende negli occhi
quando il cielo m’abbraccia
e m’accarezza la pelle.
Poi un brivido sale
lungo tutta la schiena
quando tra l’onde odo
il canto d’una sirena
e m’inchino dinanzi
al mio mare fatato
come fosse l’immenso
nel mio pugno afferrato.
La pesca
Si confonde,
il primo raggio di sole
con la fioca luce
del lampione all’angolo,
l’ultimo
a spegnersi all’ alba
ed il primo
ad illuminarsi a sera.
Tremulo al vento
dondola un gozzo,
mentre per i vicoli
della città vecchia
ancora tutto è spento.
S’ode un vocio
che il silenzio infrange,
un sommesso chiacchiericcio
tra due marinai e un mozzo
che tirano la cima
del vecchio peschereccio.
Accogliente e disteso
come un amante in attesa
è questa mattina il mare
che invita i cavalieri del tempo
a cavalcar la scia dell’onde
nell’avventurosa via
da terra all’orizzonte.
Una folata d’aria fresca
cancella in un colpo solo
il salmastro e oleoso
acre odor del molo,
or vanno i pescatori
per la grande pesca
e che Dio li benedica
per l’immensa fatica.
La scia
Ho chiuso gli occhi
per un lungo istante
ed ho viaggiato nel tempo
su ali d’ aliante
fino a toccar l’universo
nell’etereo mio volo
come un angelo disperso.
Due linee parallele,
noi siamo, in questo cielo terso
ove infinito è lo spazio
in cui le idee si perdono
mentre una scia
ci attraversa l’anima
e si dissolve nel vento.
Non c’è forza gravitazionale
che si riesca a controllare
nell’immaginario perdersi
di un intreccio d’amore
ove il corpo non regge
l’immenso peso del cuore.

Terra mia
Bianca la calce
dipinta sui muri,
bianche le tende
alle finestre,
bianco il sapone
del fresco bucato.
E il viso di mia madre ora,
scarno e stanco,
profuma di vento e di sole.
Mi fermo qui,
tra le lenzuola
sfiorate dal vento
e lo sguardo perso nei ricordi.
E guardo lassù
sulla verde collina
mentre rievoco attimi di gioia
di quand’ero bambina,
a piedi scalzi sulla terra mia,
bruciata dal sole
e dalla nostalgia.
Nostalgia
d’un lontano passato,
d’un tempo perduto
ed or ritrovato.
Ancora sento
la fragranza del gelsomino
come allora,
il forte odor dei carrubi,
le rose di mia madre.
La schiena curva
di mio padre,
la rossa bouganville
e l’ombroso vigneto nel viale
e d’intorno i campi brulli.
E poi le bianche chianche
sul selciato e la scala,
affianco ai vecchi trulli.
Già s’ode il canto dei grilli.
Ricordi di calde serate stellate,
delle lunghe notti d’estate,
di mille pensieri
pungenti come spilli.
15 settembre 2021 Scuderie Le Torri – Polignano a Mare Presentazione del libro “Vivere di Mare”
#Scuderieletorri ospite della sig.ra Miriam Di Bari
20 agosto 2016- Cortile Chiesa Amalfitana Monopoli- Presentazione del libro “Nei Vicoli del Cuore”
Recensione di FERRUCCIO FERRETTI, scrittore monopolitano
Per chi non è potuto essere presente alla Presentazione della Silloge VIVERE DI MARE di Teresa Tropiano presso Scuderie Le Torri riporto le mie riflessioni sul mare, elemento ispiratore nella sua opera.
La prima cosa che mi è venuta in mente pensando al mare (e ne scrivo anche nella recensione a Teresa) è la libertà. La libertà è connaturata al mare, la cui forma liquida è immune da costrizioni.
Come diceva Lucio Dalla: “il mare non lo puoi recintare”. E attraverso di esso c’è chi cerca e, spesso, trova la libertà. Di pensiero, di azione, di vita.
Penso a tanti scrittori che hanno trovato nel mare libertà di espressione. Hemingway, Salgàri, Melville, Stevenson, Conrad. Noi monopolitani, riandando alla nostra storia siamo figli di Egnazia, ricca metropoli sul mare, quasi una capitale della Magna Grecia di quei tempi.
Quella città fu distrutta e i loro benestanti abitanti migrarono poco più a nord. E incontrarono i pescatori di un misero villaggio incastonato tra le grotte che si chiamava Portus Pedie. Immaginate questa povera gente coperta di umili vesti, che accoglieva con un abbraccio solidale ricchi e nobili egnatini che fuggivano dalla morte, ancora con le loro magnifiche toghe lacere e insanguinate. Fuggivano sul mare. Accanto al mare.
E nacque Monopoli. Perché le origini ce le portiamo salde addosso con tutte le nostre cicatrici. Come non pensare all’offrirsi alle nostre sponde del quadro della Madonna che venne dal mare e unisce tutti i monopolitani con la sua venerazione? E facendo un salto nel tempo. 1971.
Cinquant’anni fa accogliemmo i naufraghi dell’Heleanna. Dal mare. Le nostre barche, i nostri pescherecci accorsero e salvarono vite. Vent’anni dopo l’arrivo degli amici albanesi sulla Vlora nel porto di Bari.
Gente di mare come noi, talmente vicini che ci potremmo salutare come si potrebbe fare da un condominio di fronte. Il mare è la culla della vita, noi stessi siamo fatti soprattutto di acqua.
Tornando agli albori del nostro pianeta, ricordiamo che le terre emerse erano tutte unite e circondate da una immensa distesa d’acqua dove brulicavano le forme di vita elementari. Si chiamava Pangea. Immaginate questo enorme blocco, questo Continente Unico dove sarebbe stato possibile incontrarsi a piedi, stringersi la mano e visitare il mare a destra o a sinistra. Niente barconi, niente stragi, un unico girotondo intorno al mare.
Perché lo sappiamo il mare è giudice imparziale e inesorabile. Spazza via gusci di legno e affonda il Titanic. E noi lo riempiamo di plastica e petrolio. E a volte riusciamo ad accecare questo universo azzurro, quest’alchimia di vento e sole, questo miracolo della natura. Non possiamo non amare questo dono che ci è stato fatto: noi, gente di mare, se potessimo scegliere il nostro ultimo sguardo, lo dedicheremmo a quelle onde meravigliose, a quelle carezze di spuma, a quegli orizzonti in punta di baci, dove abbiamo accompagnato i nostri affetti, dove abbiamo rincorso i nostri amori, dove abbiamo scritto le nostre invincibili parole di libertà.
Teresa Tropiano è una figlia della sua terra bagnata dal mare. E di questa sincrasia coglie le sfumature profonde. Il rincorrersi delle stagioni in cui il mare racconta storie avvincenti, plasma incontri, accarezza o rimprovera, proprio come una madre premurosa.
Teresa veleggia con la sua barchetta intagliata nel nodoso legno del cuore, cogliendo fra schizzi di spuma e essenze salmastre i messaggi che la natura ci invia, con delicatezza e con acute introspezioni. Nel suo profondo l’animo umano assomiglia al mare con le sue bizze e le sue incantevoli e mutevoli espressioni.
È un volume che canta alla libertà: come scrisse Baudelaire “Uomo libero, sempre amerai il mare! È il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima nell’infinito muoversi della sua lama.”
Recensione di STEFANO DI SANTO, avvocato, collaboratore testata giornalistica Roma Capitale Magazine.
Teresa, stringendo una distesa d’acqua, chiede di un distacco al calare di una fonte d’energia primaria, non potendo andare oltre, stare dietro a essa.
Lei è capace d’identificarsi in ogni cosa e di fare l’esatto contrario, mentre un’invocazione straordinaria le perdura amorevolmente.
La poetessa sussurra al lettore che solo le tenebre perseverano, distante dal chiasso terreno.
In effetti con la solarità non si è in grado di considerare qualsiasi lampo di genio, cosicché questa donna si riserva una volontà costituita dal mutamento climatico purché esso sia languido, ottimale.
La durevolezza degl’intendimenti sembra che la tradisca, all’istintivo ascolto di una saggezza bestiale, che si può naturalmente impigrire.
A dimostrazione che ci vuole proprio continuità e sacrificio al fine di mettere a nudo una confessione, attenendosi al celestiale smarrimento.
“… nel desiderio d’un sospiro
d’aria rinfrescata.”
“Mani tremanti
tessono trecce
di pensieri…”
“Caldo è il tramonto
nella valle dei sogni
ove solo l’idea
si fa spazio alla vita.”
L’armoniosità delle parole della Tropiano sembra assieparsi per amore, essendo soggetta al bene immateriale.
Teresa scrive, promettendo di proseguire sfidando le tendenze, disperandosi… perché alla fine ciò le servirà ad amare il senso profondo del reale.
Alla fine del giorno, la immagini come una passione inaudita, paesaggisticamente dimorante, nel momento in cui l’ispirazione si unicizza, si libera a prova di respiro.
Sì, le amorose virtù commuovono, purché si compattino.
Leggi, ed è come se ti levi le scarpe per attraversare una superficie al naturale, che odora di luce buona.
“D’intorno
quella magia ovattata
nel religioso silenzio
di anime solitarie
che aleggiano nell’aria
come vecchi fantasmi
mentre un cane abbaia
e mi riporta all’amara realtà.”
Con l’offuscamento e l’ira che si alternano, la Tropiano avanza le proprie riflessioni in scioltezza e in espansione.
Un’alcova, al fine di alimentare della quiete e meravigliare con ali di pensiero, la si richiede in presenza di astri ogni volta pulsanti, toccabili.
L’aria e le sue correnti si convertono in vita, come a non voler perdere di vista una Luna che s’impigrisce serenamente, in un volo delicato, da spiccare.
L’emozione allora appartiene all’assoluta voglia di agire col cuore, mentre in cielo gli anni passano leggiadri, lasciando un segno a prova d’affetto.
Una passione centellinabile quella della poetessa, con l’istinto a illuminarsi, in dote alla vita.
“Accompagnerò
il tuo lento respiro
lungo la battigia
delle rive proibite
e seguirò
le tue orme segnate
nello sprofondar
dell’antico desio.
Guarderò la tua ombra
svanire,
e quando l’onda
cancellerà la traccia,
smetterò io allor
di sognare.”
La luce di un nuovo giorno, cessata la stagione calda, sembra dura da cogliere subito, vista la saggezza di Dio che serve per costituire l’immaterialità da incarnare.
Frizza in tono minuscolo un insieme d’emozioni che deve straripare comunque, anche s’è impossibile procedere sul velluto… l’importante è che la paura di non farcela non ci sovrasti!
La felicità rimbomba in amore… non avrebbe senso ridimensionarla soddisfacendo così una sete di nonsoché!
“Semmai un reato esiste
è quello di non vivere.”
“E butta in fondo al mare
i tristi tuoi pensieri.”
Tecnicamente, la poetessa appartiene a dei profili che traccia con familiarità e imprendibilità, e ne giovano le visioni, colorate e ambientate con lirismo nostalgico, essenziale.
La rappresentatività, di carattere antropologico, è di una semplicità che va dritta al punto, per una superficie eternamente riflettente.
Colpisce della Tropiano il sostenuto garbo nella ricerca cromatica… per parole che si dissetano a una fonte d’ispirazione delicata e credibile, dall’immediato, fiabesco approccio.
I suoi moti dell’anima arrecano al lettore un’atmosfera che si respira, l’attraversamento esistenziale, con passi leggeri ma pieni di emozioni, per un esercizio igienico, di resettamento mentale.
Su certezze e scelte, l’acquisizione cognitiva pare fulminea sempre e solo di conseguenza.
Lento e avvolgente si fa il movimento descrittivo, per occasioni da far scattare a un sentimentalismo di pura vertigine.
Il ron ron esistenziale Teresa lo precisa esigendo cose stabili, forti come solo le emozioni possono essere.
Il lettore affronta sguardi d’immagini costituite da parole lievi come il vento, evocative come un’opera d’arte.
Sì, priva di morbosità, la penna della poetessa sa essere una carezza nella speranza soffusa.
La sua partecipazione emotiva, densamente etica, non dimostra articolazione di pensiero, le implicazioni risultano immaginabili nella forza simbolica di una poesia spesso e volentieri sul limite del sogno, dallo sfondo che incide, che invita a un senso d’immersione.
Versi con vocaboli umili, che mostrano una forte empatia con gli elementi della natura.
Aggiornamento Novembre 2021
dalla pagina Facebook Link: Teresa Tropiano
Era il 20 agosto 2016 quando pubblicai la mia prima Silloge: “NEI VICOLI DEL CUORE”
Da allora, sono trascorsi 5 anni; esattamente l’11 gennaio 2021 pubblico la mia seconda raccolta di poesie:
“VIVERE DI MARE”.
Nel frattempo, non mi sono fermata un attimo.
Ho continuato ad esternare i miei più profondi sentimenti seguendo un’ irrefrenabile impulso, quello di scrivere.
Oggi, 14 ottobre, c’è una sorpresa per voi che amate la poesia e che mi supportate col vostro affetto.
Vi presento la mia terza silloge: “FALCE DI LUNA”

MUSICA NEL CUORE
Ogni battito nel cuore
è una nota musicale
che danza tra le righe
di uno spartito immaginario
su un’orchestra sinfonica
ove l’estro compone
una nuova canzone.
Una melodia divina,
un brivido sulla pelle,
magia di suoni, colori
e vibrazioni
tra le falde della terra,
negli abissi del mare
che si spoglia del suo abito d’argento
e si veste di cielo, di sole
e di vento.
Un tripudio di emozioni
che s’intrecciano
in una perfetta armonia
e mi scoppia dentro al cuore
questa voglia di creare
con le mani, con la testa,
con la voglia di volare
senza limiti né freni
sulle ali dell’amore.
SE NON CI FOSSE LA MUSICA
Se non ci fosse questa musica
cosa farei di quei lunghi silenzi
e delle pause
tra l’alba e il tramonto?
Se non ci fosse la musica
come potrei danzare
sulla tua pelle
a cercar tutte le sere
l’armonia del vento
per afferrarti al volo
tra una, due
o mille stelle?
Se non ci fosse la musica
come potrei
cantarti versi di poesie
nelle notti senza sonno
e come potrei
spargere petali di rose
sul cuscino del mattino?
Per fortuna
che c’è la musica
a riempirmi il cuore
e sulle note sparse
mi lascio andare
in un valzer lento
senza respirare
con la mia bocca
sul tuo petto
e le mie mani
nelle tue mani.
VIBRAZIONI
Sulle corde tese
della sua chitarra
vibrano note soavi
che nell’aria si diffondono
mentre decise ed abili
le sue mani,
si muovono delicate e morbide
come a cercar l’accordo.
Un flauto magico
segue le vibrazioni
e nasce dall’intimo respiro
una musica sublime.
Sinfonia e armonia
si fondono all’unisono
e sull’onda del suono
s’adagia una lieve brezza
come vento d’amore
che fa sussultare il cuore
e sfiora l’anima
con una segreta carezza.
TERRA MADRE
Quanto soffri, terra madre?
Quanto dolore devi sopportare, nelle viscere del tuo ventre?
Hai dato alla luce
boschi e pinete,
montagne rocciose,
verdi colline, vallate
e praterie sterminate.
Hai donato tutta te stessa
a quest’umanità ingrata
che t’ha presa, egoisticamente,
sfruttata, consumata,
stuprata, fino allo stremo
senza rispetto, né alcun freno.
Ghiacciai perenni
disgelati, si disfano
sotto gli occhi del cielo
e non bastano fiumi,
né mari, né oceani
ad arginare l’impeto
di cotanto fluire
causando lo squilibrio ambientale e disastri naturali.
Fiamme divampano
nel cuor del creato
e i tuoi figli, dal seno,
l’uomo crudele ha strappato
senza alcuna pietà,
né amor per la vita,
nel rogo acceso dalla crudeltà.
Non basterebbero
tutte le lacrime degli angeli
a piovere sul dolore,
a spegnere il fuoco
che devasta l’universo
e animali uccisi
dall’egoismo umano
non faranno più ritorno
tra le braccia del mondo.
Ascoltami, mia terra madre,
perdona chi ti ha fatto del male
perché accecato dal progresso
egli ha ferito solo se stesso.
Riportaci le vecchie stagioni
nel ciclo di vita normale
chissà che rinascano i fiori
nel nuovo giardino, domani
e forse verranno le fate
a danzare e a parlarci d’amore.
PANE E LIBERTÀ
Era il tempo del freddo al cuore,
della rossa primavera,
della fame dei poveri
e dei crampi di dolore
nella pancia di contadini
e zappatori,
sfuggiti alle retate del fascio.
Zaino in spalla
e tozzo di pane secco in tasca.
A tracolla una borraccia d’acqua
per lavare il sangue dei compagni.
Padri della verità e delle lotte,
neonati in fasce
tra le braccia coraggiose
di madri digiune
e giovani puerpere avvilite
uniti per l’amore della libertà.
Era il tempo del caldo nelle vene,
dei fuggiaschi e dei feriti,
degli spari dei fucili fascisti
contro le folle dei manifestanti.
Era il tempo della faccetta nera,
col livore sul volto emaciato
e le verghe lunghe tra le mani
per picchiare i riottosi insorti
e marciare sui corpi esangui
dei lavoratori morti.
Dal fascio littorio
della Roma gagliarda e potente
sfilarono cortei funesti
armati di ferro e bombe
e devastarono le città del sole.
AL POETA CHE SOFFRE
Poesia,
come balsamo sul cuore
a lenire ferite e dolore,
a placare il tormento interiore
fino a sedare la mente
pervasa da preoccupazioni.
Poesia,
come carezzevole vento
che sospinge la vela
della barca in avaria
che dal naufragar ti salva
con potente maestria.
Poesia
del guerriero di pace,
che ne fa terapia,
con coraggio di vivere,
non smetterà mai di scrivere,
finché c’è l’emozione
che guiderà la sua mano
su fogli azzurri di cielo
e raggi caldi di sole.
Poesia,
del poeta ribelle,
che gioca con le parole
come potente strumento
di gran persuasione.
Poeta folle e visionario
che ancora credi alle stelle,
che giammai t’arrendi
e nulla in cambio pretendi,
prendi un foglio e una penna
e scrivici versi d’amore.




























Grazie per questo articolo pregno di contenuti emozionali. Frammenti di vita vissuta tra passione per l’arte fotografica e amore per la poesia, espressa tra le onde del mare che lambisce la mia anima. Custodirò questo articolo tra i ricordi del cuore ❤️