
Il ruolo, poco dibattuto, molto trascurato e talvolta delegato in secondo piano, della donna nella Chiesa è affrontato con un’attenta analisi e con una puntigliosa caparbietà da Anne-Marie Pelletier nel libro “Una fede al femminile”, Edizione Qiqajon Comunità di Bose, 2018.
Teologa, già insegnante di linguistica generale e letteratura comparata presso l’Université Paris X, attualmente docente di Sacra Scrittura ed ermeneutica all’École Cathedrale di Parigi. Prima donna ad accedere al Premio Ratzinger nel 2014 e nel 2017, ha avuto il privilegio di preparare le meditazioni per le quattordici stazioni della via crucis di Papa Francesco.
Legata profondamente alla Scrittura, la Pelletier esalta e illumina la ricchezza di una vocazione al femminile.
Accompagnata dalla sua esperienza e dalla conoscenza degli essere umani e di Dio, cerca di mettere in primo piano il ruolo della donna nelle peripezie della Chiesa, puntando alla centralità del sacerdozio “battesimale”.
Una analisi lucida ed equilibrata, ispirata dal vangelo.
Chiede alla società e alla Chiesa di ripensare il ruolo e l’originalità della donna.
Gesù con il suo sguardo dà visibilità e grande importanza alle donne che incontra per le vie della Galilea.
Il punto di vista maschile, invece, è esclusivo e osserva il mondo con occhi che fraintendono e rendono infima l’esaltazione dell’universo femminile.
La stessa comunità ecclesiale, “forse esacerbata da un’emancipazione sociale delle donne che semina inquietudine”, non nasconde una lentezza eccessiva, talvolta anche troppo marginale, nell’apprezzare e nell’aprire l’accesso ad un’autentica stima di quello che esse sono.
Pelletier si chiede: «Quale visibilità per le donne? Quella del sacerdozio battesimale, un sacerdozio esistenziale che si esercita nel quotidiano a testimonianza che nella Chiesa non vi è altro ministero che il servizio».
«Vivere e credere “anche” al femminile». È «grottesco» lo spettacolo di assemblee ‘magisteriali’ esclusivamente maschili.
Donata Horak, docente di Diritto Canonico, sul n.18/2018 de “Il Regno”, afferma: «Le donne sono una periferia che chiede partecipazione, chiede di potersi mettere in gioco con passione, che chiede non una rappresentanza politica, ma chiede di essere visibile, di prendere autorevolmente la parola, perché altrimenti siamo tutti più poveri».
Enzo Bianchi, il priore di Bose, nel suo libro “Gesù e le donne”, Einaudi 2019, sottolinea:
«Come quasi tutti i cristiani della mia generazione, il mio cammino di fede è stato avviato e accompagnato soprattutto da donne credenti».
E Papa Bergoglio rassicura: «L’immagine della costola non esprime inferiorità e subordinazione, ma uomo e donna sono della stessa sostanza e sono complementari». In perfetta sintonia conciliare con il “Messaggio della Chiesa alle donne” dell’8 dicembre 1965: «L’ora è venuta in cui la donna acquista nella società una influenza, uno sviluppo, un potere finora mai raggiunti».







