L’attenzione è sempre rivolta ai senzatetto delle stazioni e ai profughi dei corridoi umanitari.
A tutti i migranti, che scappano dall’Africa e da altre parti del mondo. Un’opera di pace e di carità, che la Comunità di Sant’Egidio costruisce grazie alla dedizione per gli altri, accompagnata dalla preghiera costante.
«La preghiera e l’ascolto», afferma il card. Gualtiero Bassetti, «sono decisivi per la vostra Comunità».
«La fede sposta le montagne».
Il “popolo di Sant’Egidio” è composto dai senza dimora, disabili, anziani soli, immigrati di qualsiasi nazionalità. Molti i giovani presenti accanto al fondatore, prof. Andrea Riccardi e al presidente Marco Impagliazzo.
Il cardinale Matteo Zuppi, neo presidente della Conferenza Episcopale Italiana, scherza: «La Comunità è una distinta signora, non anziana, ma matura».
L’arcivescovo di Bologna ha di fronte tanti poveri: «Guardando voi, ho un’immagine di universalità, non solo per motivi internazionali, ma soprattutto per criteri evangelici. La vostra universalità», dice, «è quella del Vangelo: cominciare dai piccoli e dai poveri, includerli nella fraternità e nel sostegno solidale».
«Con i corridoi umanitari avete aperto ponti laddove sono muri e fili spinati». «Essi nascono dal pensiero per i lontani, spesso ignorati nel silenzio dei campi di raccolta o nell’abbandono. Chi ascolta il loro flebile grido?».
Il Cardinale in Sant’Egidio ritrova «quel sogno che La Pira nutrì, ma anche quel senso di concretezza che ebbe utilizzando l’unica arma di noi credenti: l’amicizia che unisce e la premura concreta per gli altri».
E aggiunge: «Coraggio! Non solo la Chiesa, ma l’Italia e altri Paesi, aspettano il vostro impegno. Non abbiate paura!».
Marco Impagliazzo, presidente della Comunità, ringrazia il Cardinale: «Abbiamo capito meglio il valore dei legami messi alla prova dalle sofferenze del mondo, che per molti ha significato la perdita di molto, se non di tutto. Ci ha mostrato che da soli non c’è futuro. Le nostre società vanno ricostruite dove si sono sfaldate, bisogna stare vicino ai bisognosi e vicino agli anziani, cambiare il modo di assistenza nei loro confronti, ma occorre recuperare anche le reti per i bambini che sono in difficoltà».
«Il superamento della solitudine», e «in prospettiva, costruire legami che contrastino lo scivolamento verso la frammentazione, l’indebolimento della vita dei vulnerabili, la conflittualità. Una comunità gioiosa è un’immagine di quello che vorremmo umilmente costruire ogni giorno, sporcandoci le mani in tante situazioni anche dolorose».
Sulla rotta di pace «indicata da Papa Francesco».







