Le cronache regionali di oggi ci mettono di fronte a un episodio degno di nota.
Il coniuge della signora Feliciana Chimenti, deceduta qualche giorno fa a 44 anni, ha postato il seguente messaggio diretto a Matteo Salvini:
«Se mai dovessimo stilare un elenco di persone da cui non vogliamo abbracci/pietà/compassione, non te la prendere, ma il tuo nome sarebbe sicuramente sul podio».
La donna era un’artigiana di borse e creatrice a mano di accessori. Il suo negozio era nel quartiere Madonnella di Bari. In città era molto conosciuta e nel corso del tempo era diventata punto di riferimento non solo per i residenti. La sua morte aveva suscitato commozione. Compianta da tutti. Tanti i messaggi di cordoglio da parte di conoscenti e amici. Tutti concordi nel mettere in risalto il suo estro creativo, il buon cuore e l’estrema gentilezza.
A distanza di breve tempo la storia, abbastanza triste, ha avuto un proseguo ed è diventata oggetto di discussione sui social.
Il leader della Lega e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha commentato l’accaduto impadronendosi della versione messa in circolazione dopo la notizia della morte di Feliciana. Alcune testate giornalistiche hanno raccontato che la donna, per non mettere in pericolo la bimba, che aveva in seno, non si sarebbe sottoposta alle cure per la grave malattia che l’attanagliava. Il Salvini, da par suo, nel chiudere il suo messaggio, inviava anche “un abbraccio affettuoso alla figlia”. Un evidente pizzico di provocazione, che avrebbe potuto tralasciare.
Gabriele, il marito di Feliciana, a stretto giro di post, pubblicato sulla pagina facebook di una libreria barese, si è rivolto direttamente a Salvini e di fatto ha smentito la versione non corretta circolata nei giorni precedenti. Ha spiegato che sua moglie «si è sempre sottoposta a tutte le cure previste». Aveva scoperto la malattia solo «dopo aver partorito la nostra secondogenita». «L’amore di mia moglie era, ed è immenso, verso i nostri figli, verso di me e verso gli ‘ultimi’, i più sfortunati, tipo quelli che si imbarcano perché hanno 2 alternative: morire a casa propria di fame/stenti/guerra o imbarcarsi (essendo anche al corrente dei rischi del viaggio) nel tentativo di ‘svoltare’ e cambiare vita».
«Noi, io e la mia famiglia, siamo il tuo opposto, bianco/nero, nord/sud, destra/sinistra, salato/dolce. Per cui, se mai dovessimo stilare un elenco di persone da cui non vogliamo abbracci/pietà/compassione, non te la prendere, ma il tuo nome sarebbe sicuramente sul podio». Infine, Gabriele spiega la scelta del nome dato alla piccola: «Un’ultima cosa, sai la bambina da voi citata come si chiama? Carola. Nome ispirato da 3 guerriere, le due nonne (Carmelina/Laura) e Carola Rackete».
Antonio Losito