
Nel 1967 il suicidio di Luigi Tenco creò uno scompiglio al Festival di Sanremo.
Aveva solo 28 anni.
Era un grande della musica.
Noi l’abbiamo vissuta come una brutta pagina di storia, che ha sconvolto e segnato la nostra esistenza, trasformando quella kermesse della musica italiana, la più importante in assoluto, in una vicenda nefasta.
L’artista decise di togliersi la vita in una camera d’albergo.
Aveva un grande amore e lo aveva dichiarato pubblicamente:
«Ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché io sia stanco della vita, ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e una commissione che segnala “La rivoluzione”. Spero che serva per chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi».
Il suicidio fu la prima chiave d’indagine. Collegata ad alcuni eventi e subito confermata dalla notizia dell’acquisto, fatto da lui un anno prima, di una pistola. Successivamente, nel 2005, la procura della Repubblica di Sanremo dispose la riesumazione della salma per nuovi accertamenti ed esami. Da questi fu riconfermato il suicidio.
La Rai riportò la notizia che l’artista quella sera si sia recato all’interno della camera n. 219 dell’Hotel Savoy, dove alloggiava. Pare che abbia effettuato inizialmente due telefonate.
La prima a Ennio Melis, suo produttore discografico, da cui non ebbe risposta.
La seconda alla sua fidanzata Valeria. La ragazza raccontò che Tenco aveva un tono irritato, ma la discussione fu poi sviata su altri progetti.
Un’ora dopo, Dalida, cantante dalla voce meravigliosa e una vita tormentata e infelice, si ritrovò di fronte a un corpo esanime.
Mai nessuno sentì lo sparo.
Era il cantautore del pessimismo.
Un fascino per noi ragazzi di quella generazione.
Tra le illusioni quotidianamente coltivavamo il desiderio di una vita futura migliore.
I versi struggenti di “Vedrai vedrai”, canzone scritta e musicata da lui stesso nel 1966, erano un sussulto di amarezza sentimentale:
“Quando la sera me ne torno a casa
Non ho neanche voglia di parlare
Tu non guardarmi con quella tenerezza
Come fossi un bambino che ritorna deluso
Sì, lo so che questa non è certo la vita
Che ho sognato un giorno per noi
Vedrai, vedrai
Vedrai che cambierà
Forse non sarà domani
Ma un bel giorno cambierà …”
Antonio Losito
Direttore Monopoli Tre Rose







